Editoriale #90


Le piccole patrie d'Europa alla riscossa, con la fine dei nazionalismi e l'affermarsi di un'Europa federale guidata da Francia e Germania.

Valanga di sí al referendum per l’indipendenza della Catalogna

Il governo catalano ha annunciato che il 90% di quanti hanno partecipato ieri alla consultazione non autorizzato da Madrid ha scelto “sì” all’indipendenza della Catalogna.

Stando a quanto riferito dal portavoce dell’esecutivo regionale, Jordi Turull, sono state 2,26 milioni le persone – su oltre 5,3 milioni di elettori – che hanno partecipato alla consultazione referendaria e 2,02 milioni quelle che hanno risposto sì alla domanda: “Vuoi che la Catalogna diventi uno Stato indipendente sotto forma di repubblica?”.

Secondo Turull, 176.000 persone hanno votato “no”...

Il presidente catalano ha invitato la UE ha smettere di “voltare la testa” di fronte alle violenze della polizia spagnola sugli elettori, in seguito alle quali oltre 800 persone sono rimaste ferite.

Da parte sua il premier spagnolo Mariano Rajoy, commentando i risultati di ieri, ha detto:

Non chiuderò alcuna porta, ho sempre offerto dialogo, ma sempre nel quadro della legge e nel rispetto della democrazia”.

Il Re Felipe ha rotto il silenzio e inviato un messaggio alla Nazione: secondo il sovrano, in Catalogna "c'è stata una slealtà inaccettabile verso lo Stato" e, rivolto direttamente alle autorità indipendentiste, ha scandito: "C'è l'impegno della corona nei confronti della Costituzione e della democrazia, e il mio impegno per l'unità della Spagna".


Fine legislatura sull'otto volante

Sembra allontanarsi il rischio di una crisi di governo anticipata. Il dissenso di MdP, che fa della sessione di bilancio il suo atto fondativo e costitutivo in rottura con il passato e il PD, dovrebbe essere al momento appagato grazie alla mediazione del premier Gentiloni. Non ci dovrebbero essere problemi quindi domani quando Camera e Senato voteranno prima la Nota di aggiornamento al DEF (NaDef), uno degli atti chiave del nostro bilancio, e poi la “Relazione di scostamento al deficit” (da 1,2 previsto a maggio dovrebbe passare a 1,6) per cui serve invece la maggioranza assoluta di 161 voti (al Senato). “Troveremo il modo di non far arrivare la troika” ha detto Bersani lasciando capire che non sarà MdP a mandare sotto il governo.

Ma la distensione sul fronte bilancio, diventa subito tensione sul fronte legge elettorale: il cosiddetto Rosatellum 2.0 (proporzionale con correzione maggioritaria) compatta PD, FI, Lega e AP, e lascia sempre più furenti 5 Stelle, MdP, SI e Fratelli d’Italia.

Meno male che arriva l’Istat a dare numeri molto buoni

375 mila occupati in più nell’ultimo anno; 978 mila in più da febbraio 2014 di cui 565 mila permanenti; 368 mila disoccupati in meno da febbraio 2014.

Mdp non voterà la relazione al Def, approvando però lo scostamento di bilancio. Non solo: esce dall'esecutivo e apre la stagione dell'appoggio esterno al governo. Giuliano Pisapia nega oggi di essere deluso dallo strappo, ma punta il dito contro D'Alema: "Deve fare un passo di lato" perché "anche lui è divisivo", dice a Radio Capital, rispondendo così alla richiesta che D'Alema gli ha rivolto di fare un passo in avanti, candidandosi alle elezioni...


Vietato fare marcia indietro sulla riforme delle pensioni realizzata in questi anni

L’avvertimento viene da Luigi Federico Signorini, vice direttore generare della Banca d’Italia, intervenuto oggi di fronte alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sulla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017.

L’insieme delle riforme previdenziali realizzate in più di vent’anni ha migliorato in modo sostanziale sia la sostenibilità sia l’equità intergenerazionale del sistema – spiega Signorini -. Tuttavia le prospettive demografiche e di crescita potenziale sono state aggiornate e risultano meno favorevoli. Le più recenti proiezioni dell’incidenza della spesa sul prodotto, da poco rese note dalla Ragioneria Generale dello Stato, sono, conseguentemente, più alte di quanto precedentemente prospettato”.

Lotta alla povertà e competitività e innovazione in particolare incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato dei giovani sono i due pilastri su cui poggerà la crescita economica del paese e per cui la manovra per il 2018 stanzierà rispettivamente 600 e 338 milioni di euro.

Sono i numeri contenuti nella tabella consegnata dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, prima dell’audizione sulla Nota di aggiornamento al Def. La manovra per il 2018 parte da un valore minimo di 19,6 miliardi: di cui 8,6 miliardi sono le coperture (5,1 miliardi le entrate aggiuntive e 3,5 miliardi tagli alla spesa) e 3,8 miliardi gli impieghi.

Nel dettaglio degli impieghi quantificati nella tabella si prevedono: 300 milioni per lo sviluppo, 338 per la competitività e l’innovazione, 600 per la coesione sociale, 2,6 miliardi per gli oneri a politiche invariate tra cui il pubblico impiego. Tutte risorse destinate poi a salire negli anni successivi. Nel 2019 le risorse per i giovani aumenteranno infatti a 2,162 miliardi e a 3,999 miliardi nel 2020, mentre per la coesione sociale i fondi salgono a 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020.Per lo sviluppo, invece, saranno stanziati 300 milioni l’anno prossimo, 1,3 miliardi nel 2019 e 1,9 miliardi nel 2020.Pe le politiche invariate arriveranno 2,6 miliardi nel 2018, 3 miliardi nel 2019 e 3 miliardi nel 2020.

Il destino di Tim-Telecom - oltre che dall’eventuale esercizio della golden power (finalmente una dimostrazione di fermezza e svolta nella politica industriale, voluta dal ministro Calenda, ma non dall'accomodante ed arrendevole ( vedi STX-Fincantieri) Gentiloni) - si deciderà col nuovo piano industriale triennale, che dovrebbe arrivare a febbraio. A scriverlo IlSole24Ore secondo cui, per la compagnia di bandiera, l’arrivo del nuovo amministratore delegato Amos Genish non avrebbe sciolto tutte le incertezze...



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