L’Unione europea è indebolita dalle popolazioni delle “terre di mezzo“


Dovremmo ancora riflettere sui risultati delle elezioni tedesche, ma i dati relativi alla concentrazione dei voti per Alternative für Deutschland, da un lato, sono rassicuranti, poiché la maggior parte della Germania non è toccata in realtà da questa scelta, dall’altro, fanno pensare che i guasti prodotti dal comunismo in Europa dell’est sono stati colossali e che ci vorrà molto tempo per rimediarvi.L’Unione Europea è infatti indebolita dall’Ungheria, dalla Polonia, dalla ex Germania comunista e per qualche verso dagli altri paesi del vecchio blocco sovietico.

Dopo queste elezioni Merkel avrà maggiori difficoltà per formare una coalizione e i negoziati rischiano di durare per parecchio tempo. Come si vede chiaramente anche in Germania con il sistema proporzionale gli elettori firmano un assegno in bianco e non sanno che governo uscirà dalle urne perché il governo sarà in sostanza deciso dai negoziati fra partiti e non dal voto popolare. Se gli elettori italiano non decidono contro i loro interessi alle prossime politiche si può certo restare moderatamente ottimisti quanto al destino dell’Europa. La Germania non è un ostacolo alla integrazione europea, ma solo la Francia all’origine di questo lungo processo può portarlo più avanti e per fortuna i francesi hanno scelto Emmanuel Macron alla guida del paese. Il discorso della Sorbonne è più forte del voto in Sassonia (ahimè) ed in Turingia.

Come scriveva ieri Sabatucci, non è sicurissimo che la SPD non ci ripensi. Non credo che la SPD si comporti come gli scissionisti italiani.

A me pare inoltre e da un po’ che il modello Westminster, quello della democrazia dell’alternanza, sia in Europa continentale superato, o almeno per lungo tempo sospeso. La Francia delle ultime elezioni ne è l’esemplificazione perfetta. Così i governi di große Koalition. Dove non c’è alleanza dei partiti filoeuropei al centro, non c’è governo; si veda il caso della Spagna dove Rajoy galleggia grazie al voto di sfiducia costruttivo, e pensiamo all’Italia dopo le prossime elezioni: senza un governo delle forze di destra e di sinistra pro-europee non ci sarà governo.

L’alternativa non è più quella storica destra/sinistra, ma quella fra forze politiche europeiste e forze politiche nazionaliste. Così si divide il corpo elettorale, che è il soggetto che decide. Per fortuna, ad eccezione dei 5S, gli anti-europeisti si dividono in quelli di destra e quelli di sinistra (in Germania AfD e Linke, in Francia Mélenchon e Le Pen) sicché non rappresentano una alternativa ai governi filoeuropei di centro.

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