Pensioni, Damiano contro Boeri: Stop al rialzo dell'età pensionabile


Boeri: “In pensione a 70 anni o saltano i conti dell’Inps”

Il presidente dell'Inps: "Senza l'aumento boom di pensionati e costi per 141 miliardi"

Assiomi:

Lavoro, lavoro, e la pensione è assicurata.

Alto valore aggiunto nel lavoro per assicurare una pensione dignitosa.

I giovani versano i contributi adesso per pagare i pensionati di adesso.

Chi verserà i contributi per loro quando saranno anziani ?

E se i giovani versassero solo metà contributi per la pensione ed il resto per un mutuo casa?

19 Settembre 2017 - Lo stop a 67 anni dal 2021 dell’età pensionabile comporterebbe “141 miliardi di spesa in più da qui al 2035, quasi interamente destinati a tradursi in aumento del debito pensionistico implicito dato che l’uscita prima del previsto non verrebbe compensata, se non in minima parte, da riduzioni dell’importo delle pensioni”. È la risposta secca del presidente dell’Inps Tito Boeri al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan: evitare la pensione a 70 anni è impossibile se non a costo di ridurre l’assegno mensile.

PENSIONI PIU’ BASSE – Boeri ha definito pericoloso bloccare l’aumento dell’età pensionabile “senza toccare i coefficienti di trasformazione” (i parametri di conversione tra salario e assegno pensionistico). Se proprio si vuole ritoccare il sistema, lascia intendere senza troppi giri di parole Boeri, bisognerà considerare assegni per i quali la parte contributiva abbia un peso maggiore rispetto a quello attuale. Tradotto: pensioni future, ma anche attuali, più basse.

Da vedere poi come i mercati accoglierebbero lo smantellamento della riforma del 1996, che abbiamo venduto in tutto il mondo come sostenibile perché basata su adeguamenti automatici alla longevità – prosegue il Presidente Inps – e il blocco sull’età senza toccare i coefficienti di trasformazione mette in squilibrio il sistema. Visto che il flusso attuale vede in uscita pensioni miste, con una quota prevalente di calcolo ancora retributivo, i coefficienti di trasformazione hanno un ruolo marginale nel determinare il livello delle pensioni”.

In prospettiva – conclude Boeri – avremo invece un problema di pensioni troppo basse, soprattutto per le donne. Con lo stop sulla speranza di vita, tra l’altro, si bloccherebbe non solo il requisito di vecchiaia, ma anche quello che fa salire gli anni contributivi per l’anticipo. Penso che se accadesse si potrebbero avere circa 200 mila pensioni in più all’anno”.

Riflessioni, quelle di Boeri, che non sono piaciute ai presidenti delle commissioni Lavoro di Camera e Senato e neppure agli ex ministri, Cesare Damiano e Maurizio Sacconi, secondo i quali le teorie di Boeri si basano su “un presupposto inesistente: non abbiamo proposto la cancellazione del collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita ma solo la sua rimodulazione temporale per alleggerire l’allungamento dell’età lavorativa, di circa sei anni”.


Non concordo con la valutazione di Tito Boeri sulla bontà degli automatismi pensionistici. Quando furono introdotti dal centrodestra l’età legale della pensione era intorno ai 60-61 anni. Oggi supera i 66 e, se il meccanismo viene mantenuto arriveremo, per i giovani che andranno in pensione alla metà di questo secolo, ai 70 anni di età. Il problema non è bloccare il meccanismo per tutti e per sempre, ma fare i conti con due fatti nuovi: il primo è l’introduzione dell’anticipo pensionistico (APE) che fissa l’età della pensione a partire dai 63 anni: non si può, da un lato, anticipare la pensione di 3 anni e 7 mesi e, dall’altro, posticiparlo di 5 mesi dal 2019, come se niente fosse. Forse qualche domanda ce la dobbiamo porre”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.


"Questo meccanismo, introdotto dal Governo Berlusconi e inasprito da quello di Monti, si è fin qui basato su un freddo calcolo demografico che dava per scontato che gli italiani sarebbero, insieme ai giapponesi, i più longevi della terra. Da qui l’idea, perversa, di far salire l’età della pensione indefinitamente, fino a superare la soglia dei 70 anni alla metà del secolo. Ma il meccanismo statistico si è inceppato e tornano a fare capolino alcune considerazioni sociali”.

“Il secondo fatto – prosegue Damiano – è che l’aspettativa di vita non aumenta più in modo continuo e lineare: per la prima volta, nel 2015, è diminuita e, secondo i calcoli dei demografi, questo avverrà anche nel 2017. Di fronte all’ottusa applicazione di una norma inventata, a spese dei pensionati, per risanare i conti dello Stato, sarebbe meglio fermarsi a ragionare rimandando ogni decisione di aumento dell’età pensionabile al 2018”. “Infine, va notato che già nella legge di Bilancio dello scorso anno l’età pensionabile è stata bloccata per i lavori usuranti: quindi una correzione si può fare senza dover necessariamente fare del terrorismo contabile. Il Governo dovrà dare una risposta su questo problema”.

La manovra Fornero, ricorda Damiano, non ha di fatto previsto una vera transizione per cui persone già prossime all’età di pensione all’atto della sua approvazione hanno subito l’allungamento dell’età lavorativa fino a sei anni. Al di là delle possibilità di trattamenti anticipati “sociali” o onerosi, il sistema italiano si caratterizza già ora per il primato globale dell’età di pensione. Fermi restando gli obiettivi di sostenibilità nel lungo periodo, un po’ di buon senso aiuterebbe la società a ritrovare fiducia nel sistema previdenziale, a partire dai giovani.

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