Il Pil va però la crisi ci è costata 280 miliardi (e non passerà tanto in fretta)

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  • ............Nei grafici allegati si illustrano gli andamenti delle tre maggiori economie dell’area euro mettendo in luce quale sarebbe stato il livello del Pil senza la crisi, ovvero se la crescita fosse proseguita lungo il trend degli anni precedenti il 2008.Va osservato che il trend pre-crisi è solo un valore di riferimento, non ha cioè un significato economico specifico (non rappresenta cioè il potenziale), ma può essere utile per avere una misura della dinamica del reddito in base alla quale si erano formate le aspettative che avevano ispirato i comportamenti del periodo pre-crisi (in termini di decisioni di consumo, investimenti, indebitamento pubblico e privato…).

Si può notare come i percorsi seguiti da ciascuno dei tre paesi siano diversi.

Il caso della Germania si distingue dagli altri in quanto il Pil tedesco si è di fatto riportato rapidamente sul trend pre-crisi grazie al rapido recupero delle perdite della recessione 2008-09 e alla tenuta dell’economia tedesca nel 2012-13. Nel complesso la crescita tedesca si mantiene negli ultimi anni su ritmi vicini al 2 per cento, poco superiori al tasso di crescita pre-crisi.


Francia e Italia hanno invece subito contrazioni dei livelli produttivi di tipo permanente e stanno adesso registrando tassi di crescita del Pil ancora inferiori a quelli osservati prima del 2008. La tendenza degli ultimi anni vede difatti tassi di crescita bassi, vicini all’1 per cento, dai quali ci si sta distanziando soltanto da alcuni trimestri.


Confrontando il livello attuale del Pil con quello che registreremmo oggi se la crescita si fosse protratta agli stessi ritmi del periodo pre-2008 si quantifica una perdita di circa il 10 per cento per la Francia, del 15 per cento per l’Italia.

In altre parole, da noi mancano all’appello qualcosa come 280 miliardi su base annua: per rendere l’idea a una somma di questo tipo corrispondono 29 volte gli 80 euro di Renzi, o settantasette volte l’esenzione della tassazione sulla prima casa.

Sempre per rendere l’idea, se non mancassero all’appello 280 miliardi saremmo in piena occupazione, e i nostri giovani non sarebbero costretti a fuggire all’estero. A parità di spesa pubblica il nostro saldo di bilancio potrebbe avere un avanzo di oltre il 5 per cento del Pil, o più probabilmente sarebbe in pareggio con una ottantina di miliardi distribuiti fra maggiori spese e minori tasse.

Ecco perché il mondo in cui viviamo è molto diverso da quello in cui avremmo vissuto se avessimo continuato a crescere ai ritmi (peraltro molto modesti in una prospettiva storica) degli anni duemila.

In conclusione, la ripresa attuale, benvenuta, è ancora poca cosa rispetto a quello che abbiamo perso nel decennio passato. La fase congiunturale favorevole dovrà durare ancora almeno per qualche anno prima che di considerare archiviata la crisi.

Twitter @fdenovellis1




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