Editoriale #94

Boldrini: la 'mamma mancata' di MDP...?



Compagni retromarcia: addio ai "proletari di tutti il mondo" di Karl Marx del 1848 si ritorna indietro alla rivoluzione francese del 1790. Dicono che 1500 persone si sono accalcate all'Atlantico di Roma per partecipare domenica 4 dicembre alla nascita della nuova formazione di estrema sinistra MDP (Movimento Democratici e Progressisti - in realtà un'ammucchiata di cespugli ed arbusti della sinistra decisi a contendere voti al PD).

In tutte le precedenti secessioni a sinistra erano sempre presenti operai e sindacalisti, cassaintegrati a vita, disoccupati, esodati dorati, ecc. Scarse tracce di costoro a Roma. Niente falce e martello, niente chiavi inglesi, niente cacciaviti da elettricisti: i partecipanti erano la quintessenza della piccola borghesia intellettuale e statalista, pensionati, sindacalisti che non hanno mai posto piede in fabbrica. Vestiti casual ma firmati, conversazione a modo, profilo slim... Un gruppo sociologico cresciuto sotto il rassicurante ombrello dello statalismo e dell'assistenzialismo di stato. Il bilancio dello stato italiano rappresenta il 50% del PIL e di questo oltre il 30% è spesa sociale: welfare assistenziale. Perchè mai siamo arrivati al punto che la classe operaia al Nord vota Lega ed al Sud vota a destra? Di sicuro, non voterà MDP...


Manovre a tutto campo di M5S per le alleanze dopo le prossime elezioni

“Guardiamo con attenzione a Pietro Grasso. Se i sondaggi si dimostreranno più generosi con lui, si potrebbe aprire un bel ragionamento”: così sembra aver detto, secondo La Stampa, il candidato premier del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, aprendo dunque a una possibile alleanza tra le due forze politiche. Le proiezioni danno per i pentastellati 170 deputati. Ma Di Maio e soci pensano di poter arrivare a 200 seggi e nella più ottimistica delle ipotesi al 35% dei consensi. In quest’ultimo caso la strada verso il giuramento da premier sarebbe più in discesa. Il M5S sta al centro ed è pronto a spostarsi a destra se la Lega si slegherà da Berlusconi. O ancora più facilmente a sinistra”, nel caso in cui Grasso riuscirà a fare un exploit e, dicono, svuoterà il Pd di Renzi.


Volano gli stracci tra Banca d'Italia e Consob sulle banche fallite.

Federico Ghizzoni, ex amministratore delegato di UniCredit, lancia un atto di accusa nei confronti del sistema bancario italiano nel libro dell’ex direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Napoletano: “Il cigno nero e il cavaliere bianco”.

Le banche hanno venduto prodotti rischiosi pur consapevoli dei pericoli che correvano i risparmiatori”. Sul favore che - secondo de Bortoli - Maria Elena Boschi avrebbe chiesto a Ghizzoni in merito al crack di Banca Etruria non si parlerà in commissione. Il nome di Pierluigi Boschi, padre della rappresentante politica dell’ala renziana, però, continua a circolare, specie nelle ultime ore. Secondo BankItalia e il procuratore Roberto Rossi, infatti, una parte dei 13 milioni spesi in consulenze tra il 2008 e il 2013 non era dovuta, perché affidata dal direttore generale Luca Bronchi senza mandato del board, oppure con un esborso superiore al limite previsto.

Tra i nomi dei beneficiari che spuntano tra le informative della Guardia di Finanza ci sono alcuni big: “Gli advisor Kpmg, Lazard e Rothschild, lo Studio legale Grande Stevens di Torino, la società Bain. Affinché possa essere contestata la distrazione patrimoniale a Boschi e agli altri ex amministratori, i pm devono dimostrare che quelle consulenze erano false o gonfiate. E non è escluso che i primi nomi saranno iscritti sul registro degli indagati nei prossimi giorni”.


L’Italia industriale è stata letteralmente svenduta e una parte importante dell’industria del nostro paese sta andando all’estero. Perchè meravigliarsi? La classe dirigente attuale proviene dalla piccola borghesia intellettuale burocratica, ostile all'industria, ed europeista nel senso che è convinta che l'Europa possa risolvere tutti i problemi politici ed economici dell'Italia (al posto degli italiani).

Se si guarda alla Telecom, la più grande azienda di telecomunicazioni nazionale (che versava fino a qualche anno fa sotto forma di divendendi allo Stato fino a 1,7 miliardi di euro all'anno), che passa ora in mano ai francesi di Vivendi che - con appena il 23,9% - arriverà a controllare la società italiana. All’estero è stata trasferita parte della memoria industriale italiana come Fiat, Lamborghini Ducati, Pirelli e ancora Alitalia, fino alle sorgenti d'acqua come Panna, Levissima, SanPellegrino, le eccellenze alimentari di Locatelli, Invernizzi, Parmalat, Galbani, lo spumante e il cioccolato, e nel lusso brand come Krizia, Valentino, Richard Ginori, fino alle nostre bellezze paesaggistiche con la Costa Smeralda in mano agli arabi del Qatar... In trattativa è ancora la cessione dell’Ilva di Taranto, dopo anni di querelle e un’infinità di decreti in deroga alle autorizzazioni ambientali, agli indiani di Mittal.

E che dire di Fincantieri, azienda pubblica, che quando cerca di ingrandirsi e firma un contratto per assorbire i cantieri navali francesi, di Saint Nazarie, la politica d’oltralpe blocca tutto.

In questi anni proprio i francesi hanno preso il controllo di alcune banche. Bnl è della francese Bnp Paribas, Cariparma di Credit Agricole e ora hanno messo le mani pure sul Creval. L’ad di Unicredit è il francese Mustier, multato dalla Consob d’oltralpe per insider trading, e insieme a Vincent Bollorè, patron di Vivendi ha il 16% di un patto di sindacato che possiede a sua volta il 28% di Mediobanca e quindi ne controlla la Governance. E Mediobanca a sua volta col 13% controlla il nostro più grande gruppo assicurativo, Generali, il cui top manager è il francese Donnet.

“Ne discende che 3 francesi, Mustier, Bollorè e Bonnet, hanno in mano parti strategiche del sistema finanziario italiano (…) Possono conoscere la solidità e le criticità delle nostre aziende, e se c’è qualcuna da scalare. Chi appoggiano? Gli viene meglio se parla la stessa lingua”.

Si consolida la crescita dell‘economia italiana grazia alla ripresa del processo di accumulazione del capitale. A segnalarlo l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana.L’attività produttiva mantiene una intonazione complessivamente positiva in presenza di un rallentamento della crescita nei servizi. Il mercato del lavoro si attesta sui livelli raggiunti nel mese precedente, mentre la flessione congiunturale della produttività del lavoro riflette l’elevato contenuto di occupazione che caratterizza la fase di ripresa economica. L’indicatore anticipatore continua ad aumentare rafforzando le prospettive di crescita a breve termine.


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