Storia delle scissioni a sinistra


La storia della sinistra italiana dal 1895 - data di fondazione del PSI partito socialista italiano - come anche quella tedesca, è segnata da una 'striscia' senza fine di strappi e scissioni, spesso dolorosissime, ma caratterizzate da una differenza essenziale: alcune scissioni hanno interpretato una necessità “storica”, lasciando un segno indelebile nelle vicende politiche e sociali; altre, fatte sulla spinta di una necessità della “cronaca”, delle contingenze o anche per effetto di divisioni personalistiche, hanno finito per avere un respiro corto e alla lunga si sono trasformate in un flop, un danno secco per lo schieramento che si immaginava di rafforzare. Se è presto per capire come si concluderà la diatriba in atto all’interno della sinistra italiana attuale in seguito alle divisioni originate dal PD, ancora più prematuro è prevedere se l’eventuale scissione apparterrà agli eventi storici o ai flop: ma i precedenti possono aiutare a prevederlo, forse.


I giovani fondatori del PCI ritratti all'epoca del 1921: da sinistra Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci, Angelo Tasca, Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Onorato Damen


La prima grande separazione nella storia della sinistra italiana è quella che nel 1921, che porta la frazione comunista a lasciare il Partito Socialista durante il congresso di Livorno, che infatti da allora viene proverbialmente associato al termine scissione. Il nucleo di ispirazione comunista marxiana raccolto attorno ad Amadeo Bordiga e ai più giovani Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti, Umberto Terracini, Angelo Tasca, tutti raccolti attorno alla rivista settimanale torinese 'Ordine Nuovo', si separa dal ceppo socialista in nome del mito della “rivoluzione d’ottobre”, della violenza rivoluzionaria, dell’Internazionale Comunista, riuscendo anche a convincere altri compagni socialisti come Onorato Damen, etc.

I fatti susseguenti si incaricheranno di dimostrare che quella scelta interpretava una “necessità storica”, condivisa da milioni di persone, in Italia e fuori in tutta Europa. Sempre la storia, alla lunga, avrebbe però dato più ragione al capo e fondatore milanese dei socialisti riformisti, Filippo Turati, che a Livorno ai compagni che lasciavano il partito, indirizzò parole fraterne e profetiche: «La miseria, il terrore e la mancanza di ogni libero consenso in Russia produrrà decenni di patimenti e povertà, un paradosso per un Paese così ricco di risorse», «la forza del bolscevismo russo è nel peculiare nazionalismo che vi sta sotto» e «quando anche voi avrete impiantato il partito comunista in Italia, sarete forzati (lo farete, perché siete onesti) a ripercorrere la nostra via, la via dei cosiddetti social-traditori»...

In Russia e in Italia andò alla fine proprio come aveva profetizzato Turati, ma è altrettanto vero che la scissione del 1921 diede vita ad un partito, il PCI, che avrebbe segnato profondamente per 70 anni la vita politica e sociale italiana e che sarebbe diventato la più grande forza comunista dell’occidente europeo.


I non più giovani protagonisti della scissione del PSI di palazzo Barberini ritratti attorno al 1947: da sinistra Sandro Pertini, Giuseppe Saragat, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni. Si osservi che praticamente tutti erano già presenti al congresso di Livorno del 1921, e poi sopravvissuti in vario modo al ventennio fascista e alla guerra mondiale, a differenza di Antonio Gramsci, morto in carcere nel 1937.


Molto importante e pure interprete delle “necessità” della storia anche la scissione di palazzo Barberini, quella che nel 1947 portò i socialistiautonomisti” di Giuseppe Saragat a lasciare il Partito socialista guidato da Pietro Nenni, nella convinzione che fosse strategicamente sbagliata l’alleanza stretta con il PCI filostalinista di Togliatti. La scissione fu esiziale per il consolidamento di una forza socialista autonoma in Italia, ma i socialdemocratici, pur con un’identità sempre più sbiadita, contribuirono ai governi centristi guidati da De Gasperi, protagonisti della rinascita del Paese, la più poderosa della storia nazionale.


Lelio Basso (a destra) con Pietro Nenni attorno agli anni '60

Sempre ai danni del PSI la scissione che nel 1963 portò alla nascita del PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), in dissenso dalla scelta di Nenni di dar vita a governi di centro-sinistra con la DC. Ispirati dai “carristi” - comunisti ungheresi che avevano preso posizione favorevole all’URSS in occasione della repressione della rivolta in Ungheria, con tanto di carri-armati -, i psiuppini si fecero il loro partito, costituirono una piccola nomenclatura ma senza mai distinguersi dal PCI, e chiusero i battenti dopo 8 anni. Più tardi il più carismatico di loro, Lelio Basso, confessò che quella scissione era stato un errore...


Il Congresso del Manifesto del 1974 al Palazzo dei Congressi di Firenze che darà vita al nuovo PDUP: si riconoscono da sinistra Rossana Rossanda e Luciana Castellina...


Nel 1974 nasce il PDUP (Par­tito di unità pro­le­ta­ria per il comu­ni­smo) in cui confluisce il gruppo del Manifesto, radiato dal PCI, ed altre sigle dell'estrema sinistra. Cambierà nome in seguito con Democrazia proletaria.


Gennaio 1991: a Rimini si apre (l'ultimo) congresso del PCI che sancirà la svolta. Achille Occhetto annuncia la nascita del PDS

Nel 1991 il PCI cambia nome in PDS (Partito Democratico della Sinistra) e si riconosce nell'ideologia social-democratica di matrice europea occidentale.


'I compagni della Rifondazione Comunista': da sinistra Armando Cossutta, Fausto Bertinotti e Oliviero Diliberto

sempre in quel 1991 ormai 'storico': alcuni ex-dirigenti dell'ormai ex-PCI contestano lo scioglimento (prematuro?) del partito, e fondano il partito della Rifondazione Comunista che per qualche anno intercetta, con risultati significativi, gli elettori che credono (ancora) in una rinascita del comunismo; ma anche in questo caso a far la differenza è la “necessità” storica: nel 1921 il comunismo era un mito per milioni e milioni di persone, nel ventunesimo secolo per altrettanti è un incubo, mentre per altri ancora non evoca più qualcosa di trascinante.


Nel 1998 una parte di Rifondazione Comunista, favorevole al governo Prodi a dispetto del gruppo dirigente che lascia il sostegno al governo, rompe con il resto del partito e fonda i Comunisti Italiani.


Nel'ottobre del 2007 dalla fusione dei DS (Democratici di Sinistra, eredi del PDS) col gruppo parlamentare della Margherita (che riunisce varie correnti della sinistra democristiana) nasce quello che è il PD attuale: il Partito Democratico


Nel 2009 l'unione della sinistra democratica, ex DS contrari alla nascita del PD, con alcuni fuoriusciti da Rifondazione Comunista dà vita a SEL: Sinistra Ecologia e Libertà.


Nel 2017, é ormai cronaca quotidiana, per disaccordi con la gestione del segretario PDessino (attuale) Matteo Renzi alcuni notevoli fuoriusciti, tra cui due precedenti segretari (PierLuigi Bersani e Massimo D'Alema) formano con altri gruppi parlamentari di estrema sinistra un nuovo partito, o movimento: MDP ovvero MOVIMENTO dei DEMOCRATICI PROGRESSISTI...





Attualità...
Cerca per etichetta...
Seguici su...
  • Facebook Basic Black
  • Twitter Basic Black
Archivio

Altri link dell'arcipelago progressista lombardo...

Ti è piaciuto quello che hai letto...? Con questo blog istituzionale dei Progressisti Lombardi, CONTIAMO ANCHE SU DI TE per darci una mano per migliorare il nostro, che è anche il Tuo mondo progressista! Con un click puoi fare una donazione libera e aiutarci a condividere sul blog informazioni, studi, ricerche che ci aiutino a far crescere insieme l'ecosistema progressista lombardo!

© 2015 "Progressisti Lombardi" di Silvano Zanetti, Milano