IL LAVORO CHE VOGLIAMO



Il lavoro, e ancor di più la sua mancanza sono al centro dell’attenzione del nostro Paese, dalle preoccupazioni e sofferenze di tante persone e famiglie, al dibattito sulle politiche nazionali ed europee. L’interesse si concentra in modo particolare sull’andamento del tasso di disoccupazione generale e giovanile. In tutto ciò, il lavoro, viene più o meno consapevolmente percepito principalmente come sinonimo di occupazione e relativa remunerazione, condizione essenziale per avere un’esistenza dignitosa e progettare il proprio futuro. In questo modo però si finisce ad avere del lavoro una visione riduttiva legata esclusivamente al fattore economico, perdendo di vista il suo valore fondante che definisce il lavoro “qualsiasi attività che implichi qualche trasformazione dell’esistente”. Infatti la 48° Settimana Sociale dei Cattolici, svoltasi poche settimane fa, è stata dedicata al “lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipato e solidale” invitando ogni persona a domandarsi “a che scopo lavoriamo? a quali criteri e valori si ispira il nostro lavoro e il modo in cui lo svolgiamo?”. Purtroppo specialmente nell’ambito delle cultura occidentale il lavoro è diventato strumento di dominio e sfruttamento della natura e delle persone che porta inevitabilmente all’attuale profonda crisi socio ambientale. Ancora la mentalità storica pone il lavoro sotto il segno del dovere e della necessità (divenendo spesso luogo di sfruttamento ed oppressione) anziché luogo dove l’impegno per la trasformazione dell’esistente diventa l’occasione per sperimentare libertà, creatività e socialità.

Il pensiero di Papa Francesco è particolarmente chiaro quando afferma che: ”Senza lavoro non c’è dignità, ma non tutti i lavori sono degni. …..Il sistema economico mira ai consumi, senza preoccuparsi della dignità del lavoro e della tutela dell’ambiente, questi sono mortificati quando il lavoratore è considerato una riga di costo del bilancio, quando il grido degli scartati è ignorato. ….Il lavoro ci rende simili a Dio, che ha lavorato e lavora…..Il lavoro è uno dei modi con cui l’essere umano entra in contatto con la realtà che lo circonda, distruggendola o prendendosene cura.”. Il lavoro non può essere separato da altre dimensioni della vita umana, a partire dall’impegno per la famiglia, la cura degli altri, del mondo e dell’equilibrio tra il tempo dedicato all’attività remunerata e quello che siamo abituati a chiamare “libero”, ma che sarebbe più corretto definire “gratuito”, cioè aperto alle relazioni umane e al volontariato.

Tra i diversi interventi dei rappresentanti delle realtà politiche , economiche e sociali presenti alla Settimana vorrei segnalare quello di Marco Bentivogli segretario generale della FIM/CISL: “ Il sindacato deve sempre più assumere la consapevolezza che oltre al salario, è necessario valorizzare tutte quelle dimensioni umane e professionali che rendono il lavoro un’esperienza significativa e di senso, utile per il benessere personale e della comunità, affrontando temi come la formazione professionale, la conciliazione tra la vita lavorativa e personale e il welfare integrativo” La sfida da affrontare è quella di offrire a tutti non solo posti di lavoro e un reddito, ma un’autentica opportunità di partecipare con le proprie risorse e la propria creatività ai processi economici, sociali e culturali in cui il proprio lavoro si inserisce. Il lavoro “libero, creativo, partecipato e solidale” auspicato da questo Convegno è quello che rispetta la vita delle persone e dell’ambiente con i suoi ritmi e tempi, che vuole uno sviluppo materiale e spirituale non solo la crescita economica. Questa non è utopia è responsabilità di ognuno di noi. Lo stesso Presidente della Repubblica Sergio Mattarella presente all’apertura dei lavori ha dichiarato: “Il lavoro non riguarda soltanto la produzione, il mercato, l’economia. E’ anche condizione di piena dignità dell’uomo, di partecipazione attiva alla vita sociale, quindi sviluppo integrale della personalità

Al termine del Simposium sono emersi non solo pensieri o “lamentele”, ma cosa più importante proposte concrete che mi propongo di approfondire con voi.



Agnesi Giovanni 11/12/2017

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