GORI Presidente. Programma di Coalizione


FARE MEGLIO

Ecco la bozza del nostro programma di coalizione. E’ il frutto del contributo corale di forze politiche, espressioni del civismo, associazioni e persone – professionisti, professori, tecnici, studenti, donne e uomini – che hanno partecipato ad una fitta rete di incontri di ascolto e confronto, condotti su tutto il territorio lombardo, sui temi concreti che riguardano la nostra visione del futuro e ciò che vogliamo fare per arrivarci.

#FareMeglio si deve. Noi lo faremo, insieme, il 4 marzo

Giorgio Gori

Di seguito si rimanda all’indice del programma consultabile onlline

e si riporta l'introduzione.

Indice <www.giorgiogori2018.it/programma/>

INTRODUZIONE

Fare, meglio

Il 4 marzo i cittadini lombardi eleggeranno il nuovo Presidente della Regione e il nuovo Consiglio regionale. E’ una scelta importante, per due motivi: perché alla Regione sono attribuite competenze che hanno grande impatto sulla vita delle persone e delle imprese; e perché questo è un periodo di cambiamenti epocali, nell’economia e nella società, con le opportunità che ne derivano. Da qui discende la necessità di una guida dell’istituzione regionale che sappia ascoltare i bisogni e governare quei cambiamenti, in modo che i tutti i territori della Lombardia, i cittadini, le attività economiche, ne possano beneficiare.


Io mi sono candidato alla Presidenza della Regione. Credo che i programmi siano importanti, ma voglio spendere qualche parola su di me, per farvi capire chi sono. Perché nella scelta che andrete a compiere credo contino le idee e le proposte, ma anche le persone che chiedono la vostra fiducia per poterle realizzare.

Sono nato a Bergamo, dove vivo con la mia famiglia. E faccio politica da pochi anni. Dopo la laurea il mio mondo professionale è stato quello della televisione, come manager prima e poi come imprenditore.


Il mio percorso è stato ricco di soddisfazioni ma anche di sfide, sospinto da un costante desiderio di miglioramento: per crescere in un mondo molto competitivo, per superare i momenti di difficoltà, per tradurre i sogni in fatti concreti. E la maggiore soddisfazione, tra tutte, è stata quella di aver creato lavoro per tanti giovani, dando loro la possibilità di realizzare le loro aspirazioni.

Non l’ho fatta da solo, questa strada, ma lavorando con gli altri, cercando di imparare da quelli più bravi di me e di tirar fuori il meglio da ognuno dei miei compagni di lavoro (tra cui molte donne). Ascoltando, studiando i problemi per trovare con loro le soluzioni. Il Fare, meglio che è diventato il tormentone di questa campagna elettorale nasce da qui, da queste esperienze.


Quando ho deciso di lasciare la mia azienda per la politica l’ho fatto (oltre che per ritrovare una vecchia passione) con l’idea di rendere una specie di servizio civile a favore della mia comunità. Penso che chi è più fortunato, chi “riceve” molto dagli altri – e io certamente ho ricevuto – abbia il dovere di restituire con gli interessi. Io ho pensato di farlo dedicandomi innanzitutto alla mia città, in una dimensione concreta della politica a me certamente congegnale.


Faccio il sindaco a Bergamo da quattro anni, cercando di Fare, meglio anche nella dimensione amministrativa. La mia candidatura alla Regione nasce da questa storia e soprattutto dal lavoro di questi ultimi anni.

Con me, con l’obiettivo di scrivere una pagina nuova della vita di questa regione, c’è un’ampia coalizione di forze politiche e civiche di centrosinistra, solide e radicate in tutto il territorio lombardo. Il programma che leggerete qui di seguito si deve in gran parte al loro contributo e a quello delle tantissime persone – professionisti, esperti, rappresentanti di associazioni e di categorie, amministratori, donne e uomini – che hanno partecipato ad una fitta rete di incontri di ascolto e confronto, condotti su tutto il territorio lombardo. Li ringrazio molto per il loro impegno nel formulare idee e proposte che sono poi diventate un vero programma di governo. Confido di ricambiarli nell’unico modo che conta: il mio impegno nell’attuarlo.


Il nostro programma, l’idea concreta di cosa fare in Lombardia, copre tanti aspetti. Alcuni temi, però, sono fondamentali e reggono gli altri come pilastri.

Il primo è il lavoro.

E’ del lavoro che dobbiamo occuparci prioritariamente, perché dal lavoro passa tutto: le soddisfazioni, i rapporti sociali, la realizzazione di sé, la sicurezza per il futuro. E dalla mancanza di lavoro nascono i problemi che vediamo intorno a noi: povertà, esclusione, paura.

Da questo punto di vista, se è vero che in Lombardia la situazione è migliore che in altre parti d’Italia, il confronto con le maggiori regioni europee ci vede indietro. In particolare per numero di giovani che non studiano e non lavorano e rispetto al tasso di partecipazione delle donne al lavoro. Emergono nuove aree di fragilità nell’area delle professioni e nelle fasce sopra i 50 anni. Tutto ciò in un quadro di cambiamenti epocali, una nuova rivoluzione industriale che è già in atto e che cambia profondamente (distrugge/crea/modifica) l’occupazione. A questo mi riferivo quando parlavo delle sfide cha abbiamo di fronte. Questa rivoluzione rappresenta un’opportunità per chi sa innovare e un rischio per chi non sa adeguarsi, cancella mestieri e ne crea di nuovi. E riguarda tutti: non solo i lavoratori e le imprese, ma anche i territori.


Da qui la necessità di governare il cambiamento. Con proposte concrete e avendo in mente un obiettivo: il lavoro, la piena e buona occupazione. Piena perché, per rafforzare la condizione di fiducia nel futuro e la sostenibilità del nostro welfare serve aumentare la partecipazione al mondo del lavoro e non sprecare il nostro capitale umano (che vuol dire, con espressione meno arida, realizzare sogni e speranze). “Buona” perché vogliamo che la flessibilità che i mercati e la concorrenza oggi comportano non si traduca automaticamente in precarietà e fragilità per le persone.


Questo ci porta all’obiettivo imprescindibile dello sviluppo, che è una condizione necessaria per migliorare le condizioni di vita dei cittadini lombardi, ed è la spiegazione più forte e vera del Fare, meglio. Senza la crescita delle nostre imprese non c’è creazione di lavoro: al contrario. E nel nuovo quadro dei cambiamenti in atto, per competere con successo i territori devono essere protagonisti di un’economia delle competenze e delle conoscenze.

Questo è il modello di sviluppo che noi vogliamo perseguire: quello dell’Europa migliore, dell’Europa più forte, che compete sul valore aggiunto e non prioritariamente sul basso costo del lavoro; quello della nuova manifattura – e anche qui la vocazione lombarda è evidente -, dei nuovi modelli organizzativi dell’Industria 4.0, ma anche del nuovo artigianato, nei nuovi servizi, della nuova agricoltura, del nuovo turismo, delle nuove industrie culturali e creative – in cui la competitività delle imprese dipende dall’efficienza del sistema e dalla coesione sociale: dalla qualità delle infrastrutture fisiche e di quelle digitali, dalle politiche di inclusione e dal buon funzionamento del welfare. La sfida è quella dell’innovazione, in tutti i campi. Anche qui non siamo messi bene nel confronto con l’Europa. Anche qui dobbiamo Fare, meglio.


E un’altra rivoluzione occorre porre in atto, quella della semplificazione. Non c’è stato incontro, con imprenditori, amministratori, rappresentanti di associazioni o cittadini, che non abbia denunciato l’eccessiva burocrazia, l’inestricabile ragnatela di prescrizioni, adempimenti, rendicontazioni e controlli che la Regione impone come regola nei suoi rapporti con i più diversi soggetti. Per il sistema produttivo si tratta di un costo occulto che penalizza la nostra competitività. In quest’area la tecnologia ci può però aiutare moltissimo. Da qui il mio impegno: la semplificazione sarà, trasversalmente, uno degli assi portanti delle nostre politiche.


Lavoro, sviluppo, innovazione: un ruolo fondamentale qui spetta all’istruzione, a tutti i livelli, e alla formazione professionale. Su questi fronti vogliamo spingere molto perché, checché ne dica la giunta uscente, siamo indietro e c’è molto da fare. Lo faremo nella convinzione che l’istruzione, accompagnata da un forte investimento nel diritto allo studio, sia doppiamente importante: per sviluppare le competenze necessarie a vincere sui mercati e per far ripartire l’ascensore sociale – perché le possibilità di successo personale derivino dall’impegno e dal merito anziché dalle condizioni sociali di partenza.

Questo ci porta al secondo pilastro della visione ideale ispira il nostro programma, l’inclusione.


E’ la strada dell’equità, del contrasto delle molte disuguaglianze che gli anni della crisi economica hanno rafforzato. E’ la via dell’attenzione verso i soggetti più fragili: le persone, i gruppi sociali e persino i territori che in questi anni di grandi cambiamenti sono rimasti indietro. Ci aspetta un grande lavoro di ricucitura della società lombarda.

In questa area di valori si situano alcuni princìpi per noi fondamentali: l’affermazione dei diritti, nel quadro della nostra Costituzione, e la parità di genere, su cui dobbiamo ancora fare moltissimo.


Dobbiamo impegnarci a fondo per la rimozione di tutti i fattori che ostacolano l’accesso delle donne al mondo del lavoro. Anche sotto questo profilo l’eredità che ci consegna la giunta uscente è deludente. Il rapporto tra la popolazione attiva femminile e quella maschile è in Lombardia dell’80% (e questo nonostante Milano vanti numeri decisamente migliori). Se la Lombardia fosse uno Stato, sarebbe in coda a tutti gli altri Paesi UE21 insieme ad Italia e Grecia. Molte donne si trovano ad abbandonare il lavoro per necessità, ed è più difficile trovare un lavoro, se si è donne; da ultimo, a parità di funzioni le donne sono spesso pagate meno dei loro colleghi uomini: tre ingiustizie.


Abbattere le barriere che allontanano le donne dal lavoro e riconoscere loro il concreto diritto ad una migliore armonizzazione tra vita familiare e vita lavorativa significa non solo aumentare il tasso di attività femminile, ma aumentare il tasso di natalità. E anche questa è una necessità – tra le maggiori che abbiamo – per la sostenibilità futura del nostro sistema sociale e del nostro welfare. Servono politiche di armonizzazione tra lavoro e genitorialità, per entrambi i generi: asili nido, assistenza alle famiglie con anziani non autosufficienti, incoraggiamento al welfare familiare aziendale, sviluppo di politiche specifiche sui congedi di maternità e paternità, contrasto alla discriminazione di genere sul posto di lavoro.


Nell’ambito delle competenze regionali noi queste politiche le attueremo. E favoriremo anche una maggiore condivisione della cura dei figli, che è fondamentale per sbloccare la rigida divisione dei ruoli tra uomini e donne esistente nel nostro Paese.

Inclusione vuol dire anche non dimenticare il futuro. I figli dei nostri figli non votano, ma abbiamo la responsabilità di consegnare loro un mondo migliore, più salubre e meno inquinato. Per questo scommettiamo sulla sostenibilità ambientale. Concretamente, nei territori. Crediamo ad un modello capace di tenere insieme sviluppo e sostenibilità, sviluppo e ambiente. Anzi, come accade in tanti Paesi europei, che faccia della sostenibilità ambientale un fondamentale fattore di crescita, di produzione di ricchezza. Lo diciamo forte: il nostro impegno è fare della Lombardia la regione più “verde” d’Europa.

In questa prospettiva di sviluppo e di ricucitura dei territori lombardi Milanoha un ruolo essenziale. Il capoluogo vive una stagione di straordinario dinamismo, che dobbiamo poter porre a traino e a servizio dell’intera Lombardia, che nel suo insieme leggiamo come un’unica grande regione metropolitana. Per riuscirci è necessario che l’istituzione regionale recuperi la capacità di visione e di regia che è mancata in questi anni.


Fare, meglio è anche il giusto approccio per affrontare i temi della sanità lombarda, una delle maggiori competenze regionali, nella quale vengono impiegate la gran parte delle risorse. In Lombardia possiamo contare su buoni ospedali, pubblici e privati, e di questo dobbiamo andare orgogliosi. Lo stesso modello che vede la compresenza di strutture pubbliche e private è un modello che funziona e che sarebbe a mio avviso sbagliato mettere in discussione. Alla condizione, preciso, che sia garantito l’equilibrio tra le due componenti e che la sanità pubblica non sia penalizzata.


Vuol dire che va tutto bene? Per nulla. A fianco dei grandi ospedali, destinati soprattutto alla cura delle fasi più acute delle malattie, in Lombardia manca una rete di medicina territoriale, fatta di presìdi ospedalieri e di ambulatori socio-sanitari vicini al cittadino, dedicati alla cura delle patologie più semplici e di quelle croniche, in stretto raccordo con la Medicina generale. A ben vedere è ciò che si proponeva di fare anche la riforma varata nel 2015 dal centrodestra. Peccato che in questi tre anni non si sia fatto nulla, anzi. Con il modello di cura dei pazienti cronici – che cambieremo – si è andati nella direzione opposta, verso un’impropria “ospedalizzazione” della cronicità.

Quindi Fare, meglio. Riconoscendo ciò che di buono esiste ma cambiando profondamente ciò che non funziona: le liste di attesa per gli esami, le code ai pronto soccorso, una gestione della cronicità fatta di letterine elettorali. Investiremo sulla prevenzione, l’unico modo per rendere sostenibili sul lungo periodo i costi della sanità. E saremo vicini alle famiglie con anziani non autosufficienti, la maggior parte delle quali è oggi lasciata sola.

Intorno a questi temi e a questi obiettivi si sviluppa il nostro programma, la nostra sfida, la voglia di cambiare una regione di dieci milioni di abitanti che oggi è una nave che va – grazie all’operosità dei suoi cittadini e dei suoi imprenditori – ma che ha bisogno di una nuova rotta e di una guida autorevole. Fare, meglio: non è un esercizio di stile, è una necessità.


Con due princìpi ad accompagnare ogni nostra azione. Il primo è la laicità.

Le istituzioni devono essere laiche e aperte alle istanze di tutti i cittadini. Non possono essere di parte e non possono essere piegate ad interessi di parte. Niente slogan a caratteri cubitali sulle pareti del Pirellone, per capirci. E nessuna possibilità di vedere i diritti sanciti dalla Costituzione negati nella legislazione e nei servizi regionali. Laicità è trattare tutti i cittadini in modo uguale, rispettando i diversi orientamenti religiosi o culturali.


Il secondo è la legalità.

Inutile promettere enti, commissioni, ispettori – come è stato fatto in questi anni – per poi non farli lavorare e rendere loro la vita impossibile. Per noi la legalità sarà un metodo: un faro, una regola nei comportamenti, un modo trasversale di approcciare ogni questione. L’onestà non è di per sé garanzia di buona amministrazione, ma ne è certamente il necessario presupposto.


Care elettrici, cari elettori, il 4 marzo potrete scegliere. Nella mia vita professionale, prima di dedicarmi alla politica, ho costruito. Con lo stesso spirito mi impegno a Fare, meglio per la nostra regione, ed è per questo che chiedo il vostro voto.

Giorgio Gori

SCARICA LA SINTESI

SCARICA LA BOZZA

Bozza per Consultazione

ALCUNE COSE SU GIORGIO GORI


Sono nato il 24 marzo 1960 a Bergamo, dove vivo. Dal ’92 sono felicemente sposato con Cristina Parodi. Abbiamo tre figli: Benedetta e Alessandro, i più grandi, studiano lontano da casa, mentre Angelica frequenta il terzo anno del liceo classico.

Di me posso anzitutto dire che faccio politica da pochi anni. Ne ho fatta ai tempi del liceo – pure troppa, al posto di studiare latino e greco – poi la vita ha preso un altro corso.

Mi sono laureato in architettura; mentre studiavo ho fatto per alcuni anni il giornalista – convinto che quello sarebbe stato il mio mestiere – ma, come succede a tante persone, i casi della vita mi hanno condotto altrove. A 24 anni sono approdato al magico mondo della tv, prima a Retequattro e poi a Canale 5. Lì ho lavorato per 17 anni, cominciando dai ruoli più semplici per arrivare a responsabilità di rilievo. A 29 anni sono diventato il responsabile dei palinsesti delle tre reti Mediaset, poi il Direttore di Canale 5, poi di Italia 1, poi di nuovo di Canale 5.

Una bella carriera, ma io non mi sentivo “arrivato”.

Ad un certo punto ho sentito la necessità di voltare pagina...

Attualità...
Cerca per etichetta...
Seguici su...
  • Facebook Basic Black
  • Twitter Basic Black
Archivio

Altri link dell'arcipelago progressista lombardo...

Ti è piaciuto quello che hai letto...? Con questo blog istituzionale dei Progressisti Lombardi, CONTIAMO ANCHE SU DI TE per darci una mano per migliorare il nostro, che è anche il Tuo mondo progressista! Con un click puoi fare una donazione libera e aiutarci a condividere sul blog informazioni, studi, ricerche che ci aiutino a far crescere insieme l'ecosistema progressista lombardo!

© 2015 "Progressisti Lombardi" di Silvano Zanetti, Milano