Editoriale #99


EMA (Agenzia del Farmaco Europea): nessun riesame del caso da parte della commissione Europea. La relatrice Bresso (ingenua fino quasi al ridicolo) afferma: il PPE (partito popolare europeo) ha tradito. Per i nordeuropei vale il principio: prima di tutto il proprio Paese, solo poi i partiti (o fazioni). Esattamente l'opposto degli italiani, politicamente faziosi. Venderebbero il loro Bel Paese allo straniero pur di battere il loro avversario politico. Macchiavelli - d'altronde - l'aveva già ben notato: i piccoli stati e staterelli italiani si compiacevano della disfatta dei loro vicini contro lo straniero come ignorando che entro poco tempo la stessa sorte sarebbe toccata a loro, e senza i vicini a difenderli...

Germania: il 4 marzo 470.000 iscritti alla SPD (partito socialdemocratico) voteranno per approvare o negare il consenso alla formazione di un governo con la Merkel ed il partito CDU-CSU. Ancora una volta la cosidetta GROsse-KOalition (Gro-Ko).

È impossibile per i socialdemocratici rigenerarsi mentre si trovano in una coalizione con gli oppositori. Questa è una delle ragioni per cui i giovani socialisti stanno cercando di persuadere i compagni più anziani a votare No alla Gro-Ko. Più che un matrimonio sembra un funerale per i militanti della SPD (i sondaggi la danno sotto il 20% mentre la destra nazionalista AFD sale al 16%) che ha un nuovo leader giovane, al posto del veterano Shultz.

Una parte cruciale della risposta all'ondata di populismo anti-liberale che si riversa in Europa deve passare per una rigenerazione fondamentale del centrosinistra. I socialisti francesi sono praticamente scomparsi alla vista e nella campagna elettorale italiana il partito democratico di Matteo Renzi rischia di emulare l'SPD tedesca. Il peggior argomento di tutti per una grande coalizione è che non ci sia alternativa. Se si immagina di essere un elettore tedesco infelice: si è votato lo scorso settembre per cambiare qualcosa ma non cambia assolutamente nulla: stesso cancelliere, stessa coalizione, stessa retorica tediosa, politiche molto simili. Quale migliore regalo per i populisti? lo stesso può valere per gli italiani. Ma c'è un'alternativa migliore: che il cancelliere e il presidente federale potrebbero accettare di provare se il partito socialdemocratico votasse NO alla GRO-KO: un governo di minoranza cristiano-democratico guidato dalla Merkel, con eventuale appoggio saltuario dei verdi e liberali.


Elezioni: le promesse del centro destra ammontano a 171 – 310 miliardi a seconda di quale programma si prenda a riferimento, se quello di Forza Italia o della Lega.

Nelle loro promesse elettorali si possono trovare: una flat-tax del 23% per Forza Italia e addirittura del 13% per la Lega, che costerebbe tra i 50 e i 72 miliardi, il reddito di dignità (45 miliardi), l’innalzamento dell’età pensionabile (altri 15 miliardi, sempre che si riescano a convincere le autorità di Bruxelles); l’abolizione dei diritti di successione (tra 14 e 100 miliardi); l’abolizione della tassa immobiliare sulla prima abitazione e del bollo auto; un reddito per le donne casalinghe, e diverse altre misure.

Sul tema della controversa flat-tax, (aliquota Iva al 25%) che secondo i critici finirebbe per premiare i ricchi (ovvero il 15% della popolazione) e costerebbe “almeno 45 miliardi di euro”, Nicola Rossi, ex PD, economista e presidente dell’Istituto Bruno Leoni che la promuove, afferma che “premia i redditi da lavoro e non le rendite”. E i ricchi, spiega l’economista ex parlamentare del PD, di solito hanno rendite da capitale più che da lavoro...

Il Partito Democratico di Matteo Renzi (PD) prevede: l’emissione di 18 miliardi di euro-bond per finanziare la ricerca, un reddito minimo che costerebbe sui 2,7 miliardi, l’abbassamento dei prelievi fiscali obbligatori per 12 miliardi e un piano per il rilancio della scuola da 2 miliardi. Sul versante economico, il professor Taddei, economista del PD, assicura che il partito di centro sinistra di cui è consulente di economia lavorerà alla riduzione del cuneo fiscale di un punto ogni anno per 4 anni (costo stimato di 2,5 miliardi di euro annui) e agli investimenti in formazione, istruzione e politiche attive, assegno di ricollocazione in testa.

Infine si prevede un piano di aiuto alle famiglie da 9 miliardi, che passa dal riordino e dall’universalizzazione del sostegno alla famiglia unificando le detrazioni e l’assegno familiare creando uno strumento unico, appunto, più semplice ed universale per dipendenti e autonomi, che sia graduale sulla base del reddito, ovviamente. Con tutte le altre misure allo studio citate nel programma, si arriverebbe a 56 miliardi di euro.

Elezioni: le promesse del M5S

Il Movimento 5 Stelle, da parte sua, promette tra le altre cose: il lancio di un reddito di cittadinanza il cui costo si stima sia intorno ai 29 miliardi di euro, investimenti strategici mirati da 10 miliardi, investimenti nella sanità per 2,5 miliardi; aiuti familiari da 14,5 miliardi; la riduzione di 12 miliardi dei prelievi fiscali obbligatori, una riforma dell’età pensionabile generosa da 15 miliardi e altre manovre per una cifra complessiva pari a 63 miliardi.

Il M5S ha allo studio inoltre una spending review simile a quella preparata da Carlo Cottarelli, ma senza i tagli alla scuola”, come ha precisato il candidato premier Luigi Di Maio. L’ex commissario alla spending review Cottarelli ha precisato che il suo piano di tagli alla spesa pubblica non prevedeva una riduzione di risorse che andasse a colpire il settore dell’istruzione.

“Votate per il candidato che vi promette di meno; è quello che vi deluderà di meno”, diceva Bernard Baruch, uomo d’affari e politico americano che ha lavorato come consulente economico di due presidenti Usa, Woodrow Wilson e Franklin D. Roosevelt.

Immigrazione: la carta vincente o perdente alle prossime elezioni Italiane.

Gli inglesi con la Brexit hanno di fatto detto 'no' all'immigrazione incontrollata. In Francia Macron ha vinto di un soffio contro Marine le Pen promettendo no agli immigrati economici (in cerca di lavoro). In Germania, con più di un milione di immigrati accolti per fare girare le industrie che minacciavano di espatriare e nonostante la piena occupazione, il partito di estrema destra AFP ha un consenso nei sondaggi del 16%.

Perché l'Europa ha paura del diverso? O forse è solo paura del 'troppo' diverso?




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