Editoriale #103


Dopo il successo del centrodestra nel piccolo Molise (centrodestra al 43,5% M5S 37,8% e centrosinistra al 16,9%) la destra si aspetta una valanga di voti alle elezioni regionali in Friuli in programma 29 aprile.

Come si può escludere dal governo una coalizione maggioritaria e vincente dal governo del Paese? Il presidente della Repubblica Mattarella ha affidato un mandato esplorativo a Fico per una possibile coalizione M5S-PD. La reazione delle basi dei due partiti è stata furibonda, ma i vari capicorrente del PD e M5S sognano l'impossibile - od il suicidio.

Che poi lo sconfitto Renzi organizzi una fronda nel PD è nelle migliori tradizioni democristiane, socialcomuniste italiane: Buona fortuna.


«Abbiamo detto al presidente Fico che dopo 50 giorni di questa situazione, di impossibilità, incapacità di arrivare a una proposta di governo praticabile, noi siamo ovviamente disponibili a valutare il fatto nuovo, se verrà confermato, della fine di qualsiasi tentativo di un accordo tra M5S e Lega e centrodestra». Così il segretario reggente del Pd Maurizio Martina al termine dell'incontro a Montecitorio, con il presidente della Camera Roberto Fico, ha ricevuto dal Presidente della Repubblica un mandato esplorativo per verificare le possibilità di formare un governo M5s-PD.















Salvini «Non può esistere un governo senza il centrodestra», riferendosi all'indicazione uscita dalle urne. Il leader della Lega rimane in queste ore alla finestra, almeno fino alla fine del giro di consultazioni di Fico. Non si chiama fuori dalla partita del governo, ma rimane fermo per seguire l'evolversi della situazione. E non sembra che abbia avuto contatti con Di Maio. «Oggi siamo in tribuna a vedere la partita, non temiamo niente, mal che vada ci va bene...», ha aggiunto con ironia il capogruppo della Lega alla Camera, Giancarlo Giorgetti.

E si fa avanti anche Emma Bonino, leader di Più Europa: «Se andremo anche noi ad incontrare Fico? No, non lo sappiamo. Ci stiamo interrogando sul da farsi. Non sappiamo se Fico incontrerà il PD o anche gli altri elementi della coalizione, seppur minori. Certo ci dispiacerebbe».


La Commissione europea e il governo messicano, intanto hanno raggiunto un accordo politico che prevede la rimozione del 99% dei dazi, delle tariffe e in generale delle barriere commerciali applicate ai prodotti UE (tra cui la pasta e formaggi come il gorgonzola, p.e.), nonchè il riconoscimento di 340 marchi IGP (indicazione geografica protetta) che vengono così messe al riparo da imitazioni e contraffazioni.

Il raggiungimento dell’accordo – per il ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda – oltre a essere una “importante novità” è un passo importante verso l’affermazione di un principio di relazioni commerciali internazionali basate su di una equa ripartizione dei benefici del commercio e sul rispetto di alti standard sociali ed ambientali”. Specie ora che “nuove spinte protezionistiche si affacciano all’orizzonte” ed e’ “forte il bisogno di governare la globalizzazione”.

Non la pensa allo steso modo Coldiretti, secondo la quale l’accordo è invece il frutto di una “scelta autolesionista” contro la quale promuoverà una “mobilitazione popolare per fermare il cibo falso”. Secondo Coldiretti, il Messico potrà “produrre e vendere oltre il 90% degli 817 prodotti a denominazione di origine nazionali riconosciuti in Italia e nell’UE come il Parmesan, i salamini e il vino Dolcetto ‘Made in Messico’...

Secondo l’organizzazione agricola, non compensato dalla riduzione delle barriere tariffarie per formaggio e pasta”“ e “il furto di identità delle produzioni più tipiche è un costo troppo elevato per l’Italia”.

L’interscambio di beni e servizi tra UE e Messico vale circa 77 miliardi di euro e le esportazioni dell’Unione verso il partner americano hanno raggiunto i 48 miliardi (l’Italia esporta per 4 e registra un attivo commerciale di 3,3 miliardi). Dal 2000, cioè dall’entrata in vigore della prima intesa commerciale bilaterale, l’interscambio tra UE e Messico è cresciuto del 148%.


Terminerà nel 2019 l’esperimento della Finlandia sul reddito di base universale. Elogiato come strumento all’avanguardia, il reddito di base prevede un sussidio che si aggira tra i 690 e i 2.000 dollari al mese, senza condizioni. Il reddito di base era stato concepito per sostenere i cittadini e incoraggiarli nel contempo a trovare un lavoro, ma a dicembre il Parlamento ha approvato una legge che impone alle persone in cerca di lavoro di lavorare 18 ore a settimana al minimo per tre mesi, subordinando l’indennità di disoccupazione alla ricerca di un lavoro. “In questo momento, il governo sta apportando cambiamenti che stanno allontanando il sistema da un reddito di base”, ha detto il ricercatore di Kela Miska Simanainen al quotidiano svedese Svenska Dagbladet. Se il 70% dei finlandesi è favorevole all’idea del reddito di base, il numero scende al 35% quando agli intervistati viene detto che le imposte sul reddito già elevate dovrebbero aumentare per coprire il costo del programma. Per ora quindi la Finlandia chiude il suo programma pilota di reddito di base e si concentrerà su un processo di credito universale, come ha reso noto il ministro delle finanze Petteri Orpo.



Aumento congiunturale più marcato per le esportazioni (+4,5%) rispetto alle importazioni (+2,1%) a marzo 2018 in Italia. Lo rende noto l’Istat secondo cui dal lato dell’import, l’aumento congiunturale è più ampio per l’energia (+5,0%) e i beni di consumo durevoli (+3,8%), di intensità minore per i beni di consumo non durevoli e i beni strumentali (+1,4% entrambi). Il surplus commerciale è stimato pari a +3.832 milioni, in riduzione rispetto a +4.168 milioni di marzo 2017...


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