Beppe Sala lancia l'idea Milano per il PD: "Dieci saggi, e via la modestia"

All'evento di Pierfrancesco Majorino Beppe Sala lancia la proposta: "Saggi per il Pd.

Noi non vogliamo nulla, ma Milano si levi la modestia. Cambiare tutto rispetto al 18 per cento attuale".

Gori: "Non disconosco il buon operato del governo di sinistra"

"Togliamoci un po' di modestia", dice Beppe Sala. Non vogliono proporre candidature per la segreteria ("ma togliamoci un po' di modestia"). Non vogliono rivendicare posti nella dirigenza cittadina o nazionale ("ma togliamoci un po' di modestia"). Non vogliono attestarsi come una parte del PD. Pierfrancesco Majorino riunisce i suoi all'auditorium di Radio Popolare. Nella prima fila il sindaco Beppe Sala (non l'ex sindaco Pisapia, come erroneamente riportato in precedenza), l'onorevole Mattia Mor, il capogruppo Filippo Barberis, il senatore Franco Mirabelli, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il consigliere comunale Alessandro Giungi, Daniele Nahum. Sul palco si alternano Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro di Milano, l'assessore Filippo Del Corno, la consigliera comunale Elena Buscemi, Paolo Romano dei Giovani Democratici.

Tanti gli spunti, a partire dall'apertura di Majorino. "Noi vogliamo un grande Partito Democratico all'interno di una grande alleanza di centrosinistra - spiega l'assessore al Welfare - In fretta, non c'è tempo da perdere, perché l'Italia ha bisogno della sinistra. Moderna e radicalmente desiderosa di cambiamento. Hanno scritto che vogliamo far partire candidature per Milano: sono sciocchezze. Vogliamo solo discutere. Noi vogliamo ricominciare: vogliamo la lotta alla povertà, il sostegno al reddito, le politiche del lavoro. Non bisogna difendersi nel recinto delle cose realizzate, ma dobbiamo cercare di andare in mare aperto. Se avessimo inaugurato una stagione decisiva sulla casa, se il PD avesse fatto propria l'ossessione positiva della lotta alla povertà, la lotta al populismo sarebbe stata diversa. Noi dobbiamo riappropriarci della passione".

Poi la stoccata a Matteo Renzi: "Ci vuole un candidato premier spendibile, di fronte al quale non ci sia la rivolta in metà della sinistra. Dico un'altra cosa - spiega Majorino, lanciando un amo a Lia Quartapelle e non solo - Vogliamo che dire la nostra sulla scelta delle candidature: non si può ricostruire il PD e poi decidere le candidature di quelli che vanno a Roma in una nottata oscura al Nazareno".

Piccoli spot dagli interventi. Michela Cella: "Noi non dobbiamo vantarci di aver ridotto le tasse, ma di averle spese bene". Paolo Romano: "Abbiamo iniziato ad andare in periferia con dei questionari per far parlare la gente, farla aprire, ascoltarla".

Filippo Del Corno: "Dobbiamo ricominciare da Milano, soprattutto grazie ai sindaci che abbiamo scelto: Giuliano Pisapia e Beppe Sala (Del corno aveva sostenuto Majorino alle primarie, ndr)".

Il senatore Franco Mirabelli, leader di Area Dem: "Il Pd di Milano è un Pd unito perché ha sempre rispettato le varie opinioni. Dovrebbe essere anche la regola del Pd nazionale".

Poi c'è il sindaco, Beppe Sala. E qui c'è una traiettoria. La scelta di Beppe Sala di annunciarla proprio all'evento di Majorino non può essere casuale. "I nostri riti, per esempio la direzione, sono talmente poco decisivi che dobbiamo fare una iniezione di modestia - spiega Sala - Sono modelli che non piacciono alla gente. Io penso che se si andasse a votare sarebbe una brutta figura per la politica: l'abbiamo fatta noi la legge elettorale. Abbiamo voluto andare a votare con la legge che abbiamo scelto noi, e ora non dobbiamo tornare a votare con quella legge. Io spero che non sia così".

Quindi, ribadisce l'idea di un accordo con il Movimento 5 Stelle. Poi: "Oggi vorrei certo sentire autocritica, però vorrei che in noi ci fosse la consapevolezza che a Milano è un po' diverso, che noi siamo un po' diversi, che noi possiamo dare un po' di più. Io per primo non mi voglio candidare a nulla. Vogliamo candidarci al potere delle idee e non al potere della segreteria. Però dobbiamo levarci la modestia che abbiamo addosso. Propongo qualche idea. Primo: deve essere una proposta radicalmente diversa da quella che ci ha portato al 18 per cento. Secondo: non preoccupiamoci del capo. Non preoccupiamoci di avere un candidato. E' un errore. Io sono contrario ai totem. E il totem, si sa, piace agli scout (applausi in sala, ndr).

Io propongo di prendere 10 persone di esperienza, che possono piacere per la loro coerenza e chiedere loro di sacrificarsi, non candidandole a nulla, per fare una proposta. Deve essere una proposta radicale e coraggiosa. Io non credo che non si possa essere radicali e diventare forza di governo. Io propongo che da Milano parta una proposta. Noi non vogliamo nulla, vogliamo solo essere partecipi al bene della sinistra e del nostro Paese".

L'ex candidato alle elezioni regionali Giorgio Gori, riparte dalla competizione: "Dobbiamo essere molto autocritici per riconoscere gli errori. Però non dobbiamo dimenticare quello che è andato bene - spiega Gori - La sconfitta ha avuto un vincitore molto chiaro: il centrodestra. In questa riunione di gente di sinistra manca il riconoscere che la maggior parte dei nostri cittadini non ha votato per qualcuno alla nostra sinistra, ma ha votato per i partiti della destra. Dobbiamo ripartire da qui per capire le paure e le incertezze profonde. E' stata fatta una scelta d'inerzia rispetto alla scala nazionale, nella direzione di chi proponeva cose molto semplici e non realizzabili. Ma quelle parole semplici interpretavano il desiderio di protezione. L'essere stato il partito degli ultimi ci ha fatto scordare i penultimi e i terzultimi. Io mi auguro che non si riparta da una identità nostalgica. Io non sono qui a dire che abbiamo governato male: dobbiamo essere il partito della scuola e dell'Europa".


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