Editoriale #104


I tre bari... (libera interpretazione dal celebre dipinto del Caravaggio, del 1594 - originale conservato al Kimbell Art Museum di Fort Worth, Dallas)

Ultimatum del Presidente della Repubblica Mattarella ai partiti: o si trova un accordo per un governo con una maggioranza parlamentare oppure in parlamento si presenterà un governo di tecnici con durata massima a dicembre per permettere il varo della finanziaria ed eventualmente il varo di una nuova legge elettorale. Sarebbe sciocco, questo il parere unanime di persone non faziose, andare subito alle urne a luglio (con gli italiani in vacanze) od a ottobre con il rischio di ritrovarsi sempre senza una maggioranza ben definita che si può raggiungere solo introducendo il ballottaggio tra i primi due partiti più votati.

Il grande gioco d'azzardo o tiro alla fune deve avere una fine. Quando la fune si spezza tutti vanno gambe all'aria. Gli impossibili e ridicoli veti incrociati adombrano da subito quale difficile sarà il cammino della prossima legislatura e del prossimo governo destinato all'inconcludenza paralizzato dai veti incrociati.

Martedì 3 maggio, si è tenuta la direzione del Partito Democratico e a dispetto delle previsioni della vigilia, alla fine l’ala renziana del partito e quella che fa riferimento al segretario reggente Maurizio Martina, hanno di fatto raggiunto una tregua. Alla fine dunque, la relazione di Martina è stata approvata all'unanimità dal Partito Democratico, con la decisone condivisa di non dare supporto a nessun tipo di governo che veda un’alleanza Politica con il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio o con la coalizione di centrodestra, guidata da Matteo Salvini.

L'ex segretario PD Matteo Renzi annuncia che non parteciperà alle primarie del PD per l'elezione del segretario. Propone Gentiloni... ancora un ex-democristiano.Possibile che il PD non trovi un candidato laico alternativo?

Il presidente Usa ha annunciato alle 20 ora italiane che gli Usa si ritirano dall’intesa “inaccettabile e ingannevole” che aveva stretto dal suo precedessore Barack Obama sul programma nucleare della Repubblica Islamica. Tuttavia, ci potrebbero volere mesi prima che le sanzioni entrino in vigore e sembra che Trump sia intenzione a concedere un periodo di grazia ai fautori dell’intesa, tra cui alcuni alleati come la Francia e la Germania, per poter permettere loro di aprire un varco negoziale. Il petrolio torna a prendere quota. La scorsa settimana il contratto aveva guadagnato il 2,4% sulla scia delle tensioni geopolitiche, e in particolare la situazione incandescente tra Usa e Iran sul programma nucleare di quest’ultimo, alimentata anche dalla linea dura di Israele.Ad infiammare i prezzi del petrolio nelle ultime sedute ha contribuito anche la situazione di profonda crisi economica in Venezuela, uno dei principali esportatori al mondo di greggio: si pensa che la crisi possa impattare sull’industria petrolifera, riducendone la forza. Dal 2000 Caracas ha dimezzato l’estrazione di greggio a 1,5 milioni di barili al giorno, non solo per il calo dei prezzi del greggio, ma anche a causa anche dei mancati investimenti nel settore.

Argentina: tassi sopra il 33% dopo due rialzi in 6 giorni, il peso crolla lo stesso...

Inflazione galoppante, deficit fiscale e commerciale in crescita e in più una siccità che pesa sulle coltivazioni di soia e mais: questi i problemi che affliggono l’Argentina a cui si aggiunge la svalutazione del peso.

I prezzi al consumo in Argentina sono aumentati del 2,3 per cento in marzo, portando l’inflazione a 12 mesi al 25,4 per cento. Il governo aveva adottato politiche volte a stimolare la crescita economica in vista della prevista rielezione delpresidente Mauricio Macri per il 2019.Ma nonostante le politiche favorevoli agli investitori del presidente, il crollo tonfo del peso ha evidenziato una mancanza di fiducia degli investitori nell’economia del terzo paese dell‘America Latina, penalizzata da uno dei tassi di inflazione più alti al mondo.

Emanuel Macron non è più popolare. Solo 2 francesi su 10 lo appoggiano apertamente. Gli altri dimostrano vari livelli di sfiducia. Scioperi all'Air France da due settimane che rischia il fallimento, scioperi nelle ferrovie per la riforma pensionistica, contestazioni nelle Università, contestazioni violente durante il primo maggio, sembrano non intaccare la determinazione del giovane presidente a proseguire nello smantellamento del vecchio stato sociale anacronistico e nel riformare l'Unione Europea minacciata dai populismi e dalla prepotenza germanica.

ISTAT: PIL italiano in crescita del 1,4% nel primo trimestre 2018. La ripresa si attenua in sintonia con il rallentamento dell'economia mondiale. Italia sempre ultima per crescita in Europa.


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