Salvini e Di Maio scherzano col fuoco, senza coperture finanziarie si torna alla lira.


L’Osservatorio conti pubblici italiani (Ocp) dell’Università Cattolica di Milano guidato da Carlo Cottarelli, ex funzionario di punta del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), venerdì 18 maggio ha messo online una tabellina che rischia di far naufragare il nascente governo Salvini-Di Maio. In questa tabella sono elencate una per una le misure espansive messe nero su bianco nel ‘Contratto per il cambiamento’ che nei giorni scorsi i rappresentanti dei due partiti che hanno vinto le elezioni si sono sforzati di elencare. E ha messo a fianco di ogni misura il costo preventivato. Si va dunque dai 50 miliardi della flat tax, ai 12,5 miliardi della sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, ai 6 miliardi di eliminazione delle accise sulla benzina, 8,1 miliardi per superare la Legge Fornero, 17 miliardi necessari a introdurre il reddito di cittadinanza. In totale Cottarelli ha messo in fila maggiori spese comprese tra 108,7 e 125,7 miliardi. Una cifra imponente.



Dalla parte delle possibili maggiori entrate Cottarelli è stato invece molto parco, è arrivato a soli 550 milioni tra riduzione dei parlamentari, riduzione delle pensioni d’oro, eliminazione dei vitalizi e riduzione delle missioni internazionali. Niente è stato messo in conto delle proposte di maggiori incassi avanzate nei mesi scorsi da M5s. In particolare quanto si potrebbe raccogliere con l’implementazione di un condono fiscale sui circa 1000 miliardi di tasse che l’Agenzia delle Entrate non riesce a riscuotere (vedi il post di Business Insider Italia di venerdì 18), nè il disboscamento della giungla delle detrazioni fiscali che nel programma dei 5 Stelle valeva fino a 17 miliardi. Ma anche aggiungendo al conto queste possibili, ma non sicure, maggiori entrate, lo sbilancio tra entrate e uscite sarebbe comunque imponente.



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Il problema è che un conto è sparare delle cifre per accattivarsi i voti degli italiani, un conto è poi riuscire a mettere in pratica questi intendimenti. Gli ultimi sondaggi danno la Lega in crescita al 25% e il M5s più o meno stabile al 32%. Dunque gli italiani stanno sempre più apprezzando il modo in cui i due leader si stanno muovendo, ma per correttezza e coerenza Salvini e Di Maio dovrebbero dire chiaramente agli italiani dove si va a finire se si mettono in pratica le promesse senza aver preventivamente incassato le coperture: semplicemente si ritorna alla lira.

In un post su Facebook Di Maio ha indirettamente risposto a Cottarelli: “Quando leggo che qualcuno si chiede dove sono le entrate, rispondo che ci sono i margini in Europa che dobbiamo andarci a riprendere. E sono negli investimenti ad alto moltiplicatore: a giugno si riprogramma il bilancio europeo per 7 anni a lì ci sono i fondi che dobbiamo andarci a riprendere visto che versiamo 20 miliardi”.


In pratica Di Maio dice che investendo si crea ricchezza e che questa maggiore ricchezza prodotta può servire a finanziare le future spese. Purtroppo qua si stanno riscontrando i limiti del capo politico dei 5 Stelle che evidentemente non possiede grandi nozioni di contabilità di bilancio e continua a ripetere delle cose diverse tra loro e molto generiche. Il ritorno sugli investimenti come è noto esiste ma è spalmato nel tempo. Gli investimenti in infrastrutture, per esempio, comportano degli esborsi immediati e dei ritorni distribuiti su un arco di tempo molto lungo, tanto che vengono finanziati con dei programmi ad hoc chiamati project financing. Ma non è che posso spendermi oggi il maggior ritorno che avrò nei prossimi 30 o 40 anni.

Dunque l’unica strada che hanno davanti a loro Salvini e Di Maio è quella di dire ai loro elettori e a tutti gli italiani che le manovre espansive che hanno indicato nel ‘Contratto per il cambiamento’ si potranno realizzare piano piano, molto lentamente, solo quando si saranno trovate, in anticipo, le relative coperture finanziarie. O quando si riuscirà a ottenere dalla Ue la possibilità di far salire il deficit al 3% del Pil senza contropartite troppo penalizzanti.

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Non basta dire che a giugno andiamo in Europa a battere i pugni sul tavolo per riavere indietro dai tedeschi e dai francesi i soldi che non abbiamo speso. Non basta dire “superiamo” la Legge Fornero con un provvedimento che costa 8 miliardi e manda in pensione prima i lavoratori se non si sono già realizzati per tempo i necessari risparmi di spesa in altre parti del bilancio. Non basta dire introduciamo il reddito di cittadinanza senza aver prima “incassato” i soldi dal preventivato condono fiscale.

Con un debito pubblico al 132% del Pil non si può scherzare, questo lo sanno tutti, non solo i mercati. Già in altre occasioni su Business Insider Italia abbiamo detto che per mettere in sicurezza i conti pubblici la prima mossa da fare sarebbe quella di mettere in piedi dei provvedimenti, come la vendita di immobili pubblici o di altri asset dello Stato, in grado di dare una bella sforbiciata al debito ottenendo allo stesso tempo un rientro di capitali in Italia e un consistente risparmio sulla spesa per interessi. Solo a quel punto si può pensare di investire le maggiori risorse così ottenute in investimenti o altri provvedimenti socialmente utili.

Andare a muso duro contro i mercati, in questo momento, appare un suicidio annunciato. Gli investitori finanziari di tutto il mondo ci stanno guardando e non hanno molti problemi a togliere o ridurre gli investimenti sui titoli italiani. In molti lo stanno già facendo, a sentire alcuni gestori londinesi. Al Financial Times non sembra vero di poter scrivere che in Europa le turbolenze sono ai massimi, cercando di giustificare in questo modo la Brexit e di guadagnare potere contrattuale nelle trattative che sono in corso. Al Wall Street Journal non par vero di poter scrivere che l’euro rischia di sfasciarsi considerandolo alla stregua di un esperimento mal riuscito e ormai da mandare in soffitta.

Al summit di giugno, poi, è più probabile che Angela Merkel e Emmanuel Macron gettino le basi per un’Europa a due velocità che costringa l’Italia nel secondo cerchio con conseguente aumento dello spread piuttosto che venire incontro alle richieste strampalate di Di Maio.

Salvini e Di Maio hanno tolto dal loro programma le parole più sensibili a spaventare i mercati, ma non basta. La tabella di Cottarelli, che porta sulle spalle la credibilità del Fmi, in queste ore viene letta da tutti gli investitori del mondo che hanno a che fare con l’Italia e con l’euro. Una platea enorme che è pronta a scommettere contro l’Italia, nel momento in cui la Bce di Mario Draghi allenterà il suo quantitative easing in base al quale continua ancor oggi a comprare circa 4-4,5 miliardi di titoli di Stato italiani al mese. Senza questo ombrello il famigerato spread sarebbe già schizzato molto in alto ma la resa dei conti potrebbe essere solo spostata a ottobre quando il Qe potrebbe venir meno o ridursi ulteriormente.

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