Editoriale #106


Partito il nuovo governo Conte formato da M5S e Lega. Sono degli incompetenti. Si impiccheranno alle promesse che non riusciranno a mantenere. Cadranno in contraddizione continuamente. Litigheranno sin dal primo giorno. Si schianteranno da soli. Dureranno poco. Ne abbiamo selezionate sei tra le mille frasi di chi, da sinistra e da destra, si augura un fallimento del governo Lega-Cinque Stelle. O, meglio ancora, si convince che, tutto sommato, la loro luna di miele col Paese finirà presto. Spiacenti: potrebbe non essere così. E non lo diciamo perché riteniamo l’attuale governo chissà quale manna dal cielo, tutt’altro. Ma perché - e su questo Salvini e Di Maio hanno ragione da vendere - è un esecutivo figlio di schemi e di logiche nuove, totalmente post-ideologiche, contro le quali è estremamente difficile opporsi in modo efficace, anche di fronte a errori e fallimenti conclamati. Prendiamo la questione delle competenze, ad esempio. C’è chi attacca i giallo-verdi in quanto governo di principianti e parvenù come Salvini o Di Maio, il ministro del lavoro che non ha mai lavorato. E chi, buon ultimo Carlo Calenda col nuovo capo di gabinetto del ministero dello sviluppo economico Vito Cozzoli, che già lo era stato ai tempi di Federica Guidi, ritiene che il problema siano i gattopardi, o i “vecchi arnesi” del passato come Paolo Savona, o professori come Giovanni Tria e lo stesso Giuseppe Conte. Errore da matita blu: nella percezione dell’elettorato, i nuovi e giovani leader sono i rappresentanti delle istanze di cambiamento, i tecnici come Conte e Savona, o gli esperti burocrati come Cozzoli gli strumenti per realizzarle, evitando agguati e imboscate. In due parole: i pivelli non saranno mai veramente tali, e i vecchi arnesi saranno sempre a servizio delle loro idee, per tirarli fuori dai guai.

L'Europa e cavoletti di Bruxelles. E alla fine Prodi si è pentito, capisce il trappolone UE.

Romano Prodi, l’artefice dell’entrata dell’Italia nella UE (che noi di Progressisti Lombardi avevamo paragonato a Mussolini quando decise di entrare in guerra a fianco della Germania, contro il parere di tutti: il gen. Graziani, l'unico fascista che capisse qualcosa di guerra gli disse "Ma sei scemo...?!") ha finalmente criticato la Germania e la cancelliera Angela Merkel per il loro comportamento tenuto in Europa. È un punto importante se chi aveva condotto l’Italia alla moneta unica e che è stato Presidente dell’Unione europea prende così drasticamente le distanze da chi ha monopolizzato, sviato e condotto ai propri fini l’Unione stessa. Prodi è stato per anni un fautore della UE, anzi il paladino più intransigente, ma ultimamente ha compreso in che trappola si è cacciata l’Italia. Una situazione insostenibile che ha poi condotto proprio a quella vittoria dei populismi giallo-verdi in Italia, alla Brexit nel Regno unito, al successo della LePen in Francia, alla vittoria delle destre in Germania ed Austria e di Viktor Orban in Ungheria. Senza contare, naturalmente, i due grandi populismi mondiali: quello Usa di Donald Trump e quello Russo di Vladimir Putin...

ll nuovo premier spagnolo è Pedro Sànchez, leader dei socialisti che succede a Mariano Rajoy che non è passato indenne dalla mozione di sfiducia, (per una tangentopoli), votata oggi dal Parlamento iberico: 180 voti a favore della mozione, 169 contro e una astensione.

Il caso Gürtel, così è stato ribattezzato lo scandalo che ha coinvolto diversi uomini d’affari vicino all’imprenditore spagnolo Francisco Correa e molti esponenti del Partito popolare, accusati di vari reati dalla corruzione, dal riciclaggio di denaro fino all’evasione fiscale.

Dal canto suo Sànchez ha assicurato che convocherà presto elezioni anticipate anche se non ha previsto alcuna data. A commentare la situazione spagnola è intervenuto anche l’ex presidente catalano Carles Puigdemont che da Twitter scrive:

Se fossimo gente che cerca vendetta, oggi potremmo già dirci soddisfatti. Ma visto che siamo gente di giustizia, non possiamo celebrare nulla. Abbiamo davanti una grande lotta e un lungo cammino per vincere le ingiustizie, che sono molte e persistenti”.

Ad aprile il tasso di disoccupazione resta stabile all'11,2%. Lo rileva l'Istat, spiegando che per effetto degli arrotondamenti la variazione rispetto al mese precedente è corrispondente a zero. "Dopo i livelli massimi della fine del 2014, la disoccupazione è tornata sui livelli della seconda metà del 2012", su cui viaggia ormai già da tempo, spiega l'Istat. Tuttavia la stima delle persone in cerca di occupazione registra un aumento dello 0,6% (+17 mila) su marzo e dello 0,8% (+24 mila) su base annua. Il numero dei disoccupati si attesta così a 2 milioni 912 mila. Il numero degli occupati ad aprile raggiunge il record storico di 23 milioni e 200 mila. La composizione dell'occupazione è però cambiate: ora si contano più donne, più anziati ed è nettamente più alta la quota dei tempi determinati, spiega l'Istituto. Ma Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) ad aprile torna a salire, risultando pari al 33,1%.

Sono 406.942 le pensioni liquidate prima del 1980 e che sono quindi pagate da oltre 38 anni con un vantaggio significativo rispetto ai contributi versati. Il dato riferito all'inizio del 2018 arriva dagli Osservatori statistici dell'Inps che calcolano invece in oltre 1,7 milioni gli assegni che durano da oltre 30 anni (quindi liquidati dal 1988 o prima). Si includono naturalmente solo le pensioni di vecchiaia, anzianità e superstiti mentre sono escluse invalidità e assegni sociali. Le pensioni private antecedenti il 1980 sono 355.335 i trattamenti pubblici 51.607.

Londra si prepara al peggio (ma nessuno ci crede) nel caso in cui il 29 marzo prossimo il Regno Unito dovesse uscire dall'UE senza un accordo. Secondo uno "scenario da Apocalisse" messo a punto da alti funzionari del governo per il ministro per la Brexit David Davis - riporta il Sunday Times - entro due settimane da quella data nel Paese ci sarà una carenza di medicine, di carburante e di cibo. E il governo ha già cominciato a lavorare a piani di emergenza che prevedono un collasso del porto di Dover già dal "primo giorno".

Dazi USA su Acciao e alluminio da UE" Nervi saldi e attenzione a non innescare una guerra commerciale devastante per un paese esportatore come l'Italia, seconda potenza manifatturiera e secondo produttore di acciaio in Europa dopo la Germania". Questa in sintesi la linea di FederAcciai, l'organizzazione degli industriali siderurgici, alla conferma della decisione dell'amministrazione Trump di imporre dazi su acciaio e alluminio europeo (si parlerebbe del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio). Quello che le industrie siderurgiche italiane temono è una vera guerra commerciali che coinvolga settori, come l'automotive e l'agroalimentare, ben più pesanti dell'acciaio in termini di valore. In caso di rappresaglie commerciali, l'Istat ha previsto per l'Italia una perdita di Pil dello 0,3%.




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