Editoriale #108


Bersani, D'Alema, Grasso, Boldrini in sala d'attesa da Martina, nuovo segretario PD...



PD, un morto che cammina: Cacciari e Prodi chiedono lo scioglimento.

Un PD nato dall'unione ma non la fusione di due anime diverse, i DS (laici) e Margherita (cattolica). Ma arriva Martina: sarà segretario effettivo non più reggente, ma il congresso è rinviato a...? Prima o dopo le Europee della prossima primavera? Dipende dai Renziani ritenuti responsabili del fiasco elettorale? Occorre trovare un capro espiatorio, non importa che Bersani, D'Alema, Boldrini, Grasso, i fuoriusciti dal Pd abbiano subito una sconfitta ancora peggiore. Troppo difficile ammettere che per la sinistra è anno zero. Meglio la scorciatoia. la colpa è di Renzie del suo cerchio magico. Via Lui il sole dell'avvenire continuerà a splendere.

Trade war Usa Vs Cina: scattano i dazi del 25% su 35 miliardi di prodotti cinesi.

Pechino promette rappresaglie e nel frattempo denuncia che Washington ha dichiarato la più grande guerra commerciale della storia.

Trade war Usa vs Ue: una sconfitta per tutti, per questo si tratta (export tedesco automobili troppo elevato). L’esenzione temporanea concessa all’Unione Europea dall’amministrazione americana adesso non c’è più: entrano così in vigore le imposte del 25% sull'acciaio e del 10% sull'alluminio. L’interscambio tra Europa e Stati Uniti ammonta a 700 miliardi di euro ed è il principale flusso bilaterale negli scambi mondiali: la probabile escalation nella guerra dei dazi, scatenata da Trump, si gioca in questa cornice. Nel 2017 per gli Usa l’import di acciaio e alluminio valeva 43 miliardi, più del doppio di quanto esportato. Ma quale può essere l’effetto per l’Italia? Per ora limitato: per i 71 “codici prodotto” convolti dalle tariffe di Trump si parla di 500 milioni: l’1,2% dell’export italiano verso gli Stati Uniti. Tenendo conto che il nostro paese esporta anche nicchie di prodotto difficilmente sostituibili, la perdita si ridurrebbe in realtà a 200 milioni. Nel primo anno a guida Trump, sono stati chiusi affari negli States per 40,5 miliardi di euro.Un primato che ha permesso all’Italia piazzarsi all’ottavo posto nella classifica dei paesi importatori negli Stati Uniti, scavalcando la Francia.

La bilancia commerciale, ovvero il saldo aritmetico import-export, è insomma in positivo per l’Italia 40 miliardi contro 15. Ma se nel 2009 la differenza recitava +7,6 miliardi e nel 2014 +17,2 miliardi, nel 2017 è stata sfondata per la prima volta la quota dei 25 miliardi di incasso netto. Tutto grazie alle relazioni di fatto open con gli Stati Uniti d’America.


Banche italiane ok, Banche tedesche in difficoltà: il recente caso di Deutsche Bank, la cui controllata americana che gestisce assets per 133 miliardi di dollari, non ha passato la seconda parte degli stress test annuali della Federal Reserve per carenze ampie e critiche. Questo è sola la punta di un iceberg, visto che le banche tedesche oltre ad avere in pancia ancora moltissimi derivati, hanno mantenuto un modello di business poco efficiente (…) Da sempre infatti sono afflitte da una bassa redditività di base e da un livello di costi operativi fra i più alti dell’Eurozona. Per ciò che riguarda i derivati attivi in portafoglio delle banche tedesche, il fenomeno è ancora più grave di quello che emerge, considerato che sono circa un terzo del totale europeo e che i titoli più opachi e rischiosi, quelli definiti di livello tre, sono circa il 40% del capitale netto tangibile, contro circa il 9% delle banche italiane”.

Approvato dal Governo su proposta di Di Maio decreto legge detto "Dignità" in cui si rivedono i contratti di lavoro a tempo indeterminato, determinato, precario e licenziamenti selvaggi, normalizzati con la legge chiamata Job Acts. Due passi in avanti ed uno indietro. Così va l'Italia, ma fu così anche in Germania (non in Gran Bretagna).

L'insieme delle leggi chiamate Job Acts (volte a introdurre flessibilità nel mercato del lavoro) erano state approvate due anni fa dopo una opposizione durissima che durava da decenni da parte della CGIL. Che vi siano stati degli abusi in questi due anni è evidente, ma è anche vero che l'occupazione è aumentata. Invece di allargare la base produttiva, perseguire la piena occupazione, e migliorare la produttività (aumento del valore aggiunto) che permetterebbe una crescita salariale, per proteggere alcune fasce di lavoratori generici si rischia di penalizzare ancora l'efficienza delle aziende manifatturiere.


Intanto, per chiudere con la crisi UE sui migranti, al Parlamento Europeo a Strasburgo il deputato Guy Verhofstadt chiama in causa Salvini e Orban...



















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