FCA, le cinque tappe fondamentali dell’era Marchionne


Il manager e l’uomo

Sergio Marchionne ha guidato Fca da manager illuminato, spesso contestato ma sicuramente capace di trasformare in maniera indelebile le sorti di un'azienda vicina al fallimento e portata a competere con i grandi gruppi mondiali. Accusato di essere un finanziere portato nel mondo dell'auto, è stato invece in grado di ridare identità a marchi storici riportando i conti in ordine e garantendo un orizzonte temporale di largo respiro. Naturalmente ha dovuto fare scelte dolorose, come la progressiva cancellazione del marchio Lancia, ma in 14 anni di attività ha raggiunto obiettivi inimmaginabili al momento del suo arrivo a Torino.

2004 - Amministratore delegato Gruppo Fiat

La storia di Sergio Marchionne in Fiat inizia nel 2003 quando Umberto Agnelli lo fa sedere nel Consiglio di Amministrazione di Fiat. La svolta arriva però nel 2004, quando il primo giugno diventa amministratore delegato del Gruppo Fiat. Il suo incarico arrivò dopo l'addio dell'allora amministratore Giuseppe Morchio, che lasciò l'azienda di Torino dopo il rifiuto da parte della famiglia Agnelli di assegnargli il ruolo di presidente del gruppo. L'anno successivo Sergio Marchionne prende la guida di Fiat Auto, iniziando una fase di rinnovamento in grado di salvarla da un fallimento ormai prossimo. Fu infatti lui, insieme a Lapo Elkann e Roberto Giolito, a riportare su strada la Fiat 500 facendo rinascere un modello iconico. Secondo diversi analisti infatti la 500 è stata in grado di cambiare le sorti del marchio di Torino.

2005 - 2 miliardi di dollari da General Motors

Il 14 febbraio 2005 resterà nei libri di storia dell'industria automobilista. Il motivo? General Motors aveva stretto un accordo con Fiat per l'acquisto (obbligato) del gruppo di Torino ma il manager italo-canadese negoziò un accordo per evitare l'acquisto incassando al tempo stesso 2 miliardi di dollari. Vi riportiamo la nostra notizia dell'epoca. “Il “divorzio di San Valentino” è fatto. La Fiat incassa due miliardi di dollari che le consentono di «guardare avanti» e torna tutta italiana. Sergio Marchionne chiude la dura partita con General Motors sull'opzione put e porta a casa un accordo che Torino e il Paese giudicano positivo. Un'intesa che non risolve i problemi, ma - sottolinea il presidente, Luca Cordero di Montezemolo - permette di tornare a concentrarsi sulla questione del rilancio di Fiat Auto. La sospirata firma è arrivata alle 6,30 ora italiana di ieri, dopo l'ultima estenuante trattativa con Richard Wagoner e John Devine, nella sede di New York della General Motors. Poi, subito l'aereo per Torino, dove alle 15 è iniziato il consiglio di amministrazione straordinario che ha dato il via libera all'intesa. Il Lingotto ottiene due miliardi di dollari per risolvere il Master Agreement, l'accordo del 2000, inclusa la cancellazione della put option, il diritto di vendere tutta la Fiat Auto agli americani che la Casa torinese dal 2 febbraio avrebbe potuto esercitare: un miliardo sarà pagato subito, entro 90 giorni arriveranno gli altri 550 milioni. L'intesa scioglie tutte le joint venture e prevede la restituzione del 10% detenuto dagli americani nella Fiat Auto Holding. Gm potrà continuare a usare alcune tecnologie diesel Fiat e acquisirà una quota del 50% dello stabilimento polacco di Bielsko Biala, dove si producono motori diesel di piccola cilindrata. Condividerà la proprietà della tecnologia del motore Jtd, e continuerà ad avvalersi in Europa dei motori prodotti nello stabilimento Fiat di Pratola Serra. Non potrà però produrre al di fuori dell'Europa il propulsore multijet per destinarlo ai mercati europei. «Una separazione consensuale», ha sottolineato Marchionne nella conferenza stampa al termine del consiglio di amministrazione, che lascia «buoni rapporti di collaborazione tra le due società»: Fiat e Gm continueranno a sostenere lo sviluppo congiunto delle attuali piattaforme e la società torinese continuerà a vendere supporto ingegneristico a Detroit per lo sviluppo di tecnologie diesel. «Poco prima della conferenza stampa - ha detto Montezemolo - ho avuto un lungo colloquio telefonico con Wagoner, sereno e costruttivo. È importante che si sia concluso tutto in modo positivo»”.

Fiat entra in Chrysler, l’accordo con Obama - 2009

La data che ha cambiato per sempre la storia di Fiat? Il 30 aprile 2009, con l'ufficializzazione dell'accordo tra Fiat e Chysler. Dalla cronaca dell'epoca. L'alleanza tra Fiat e Chrysler è cosa fatta. Lo ha annunciato ufficialmente il presidente americano Barack Obama. «Questa alleanza - ha detto - salverà 30mila posti di lavoro e molti altri nell'indotto del settore automobilistico. L'obiettivo è stato raggiunto grazie al grande sacrificio dei lavoratori che, nelle trattative sindacali, hanno accettato di ridurre la loro retribuzione, e delle banche che hanno rinegozionato il proprio credito verso l'azienda. Ma se ha elogiato il sacrificio di banche e sindacati, Obama ha attaccato duramente gli hedge funds creditori della casa automobilistica che si sono opposti a ridurre il proprio credito nei confronti dell'azienda e pertanto l'hanno costretta a finire in amministrazione controllata. «Questi soggetti - ha detto Obama - speravano di avere i soldi dei contribuenti, ma così non sarà. Io non sono con loro, io sono con i lavoratori della Chrysler».

Fiat conquista il 100% di Chrysler - 2014

Altra data storica è il 2 gennaio 2014, quando Fiat diventa proprietaria del 100% di Chrysler. Ecco la notizia pubblicata all'epoca. Accordo fatto tra Fiat e Uaw per acquistare il 41,46% di Chrysler in mano al sindacato americano: a quest'ultimo, secondo l'intesa raggiunta nei giorni scorsi e annunciata ieri sera dal Lingotto, andranno subito 3,650 miliardi di dollari, più altri 700 milioni spalmati in quattro rate di qui ai prossimi tre anni. Il round negoziale avviato prima di Natale si è rivelato dunque quello decisivo per chiudere una partita che ora consente a Fiat di salire al 100% di Chrysler, evitare la disputa in Tribunale con il Veba e le lungaggini connesse a un'Ipo della sua sola quota, ma al tempo stesso di gettare le basi per la tanto auspicata fusione, che consentirà – a quel punto sì – di portare sul mercato tutto il gruppo. Dal punto di vista del Veba, il fondo gestito dall'Uaw, la somma che potrà incassare alla fine dell'operazione è di 4,350 miliardi di dollari, una cifra inferiore ma comunque vicina ai 4,5 miliardi di cui si parlava nei giorni scorsi. Tuttavia, sono interessanti le modalità individuate dalle due parti per chiudere l'intesa, con il closing fissato al 20 gennaio prossimo: il primo step sarà l'erogazione di un dividendo straordinario da 1,9 miliardi di dollari da parte di Chrysler, che sarà interamente incassato dal Veba (che si vedrà girata anche la quota spettante a Fiat); successivamente, Fiat verserà agli americani un altro assegno da 1,750 miliardi di dollari, che fissa così il prezzo della vendita a 3,650 miliardi. Successivamente, in base a un memorandum firmato da Chrysler e Uaw, al sindacato americano andranno altri 700 milioni in quattro rate paritetiche da 175 milioni di dollari, la prima delle quali sarà pagata al closing e le altre allo scadere dei tre anniversari. Una somma, questa, a fronte della quale «la Uaw assumerà alcuni impegni finalizzati a sostenere le attività industriali di Chrysler e l'ulteriore implementazione dell'alleanza Fiat-Chrysler – si legge nella nota – tra cui l'impegno ad adoperarsi e collaborare affinché prosegua l'implementazione dei programmi di world class manufacturing e a contribuire attivamente al raggiungimento del piano industriale di lungo termine del gruppo». «Aspetto questo giorno sin dal primo momento, sin da quando nel 2009 siamo stati scelti per contribuire alla ricostruzione di Chrysler», ha commentato John Elkann, Presidente di Fiat. «Il lavoro, l'impegno e i risultati raggiunti da Chrysler negli ultimi quattro anni e mezzo sono qualcosa di eccezionale e colgo questa opportunità per dare formalmente il benvenuto a tutte le persone di Chrysler nella nuova realtà frutto dell'integrazione di Fiat e Chrysler», ha aggiunto. «Nella vita di ogni grande organizzazione e delle sue persone ci sono momenti importanti, che finiscono nei libri di storia. L'accordo appena raggiunto è senza dubbio uno di questi momenti per Fiat e per Chrysler – ha commentato invece Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, ma anche presidente e ad Chrysler». «Sarò per sempre grato al team di leadership per il sostegno e per il loro incessante impegno nel realizzare il progetto di integrazione che oggi assume la sua forma definitiva – ha aggiunto –: questa struttura unitaria ci permetterà di realizzare pienamente la nostra visione di creare un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze, punti di vista e competenze unico al mondo, un gruppo solido e aperto che garantirà alle sue persone un ambiente di lavoro stimolante e gratificante».

Il debutto a Wall Street - 2014

Sembra passato un secolo dal periodo più buio della Fiat, quando nel 2005 Marchionne prese il comando del marchio. Nel 2014 Fca è una realtà e segna un'altra tappa storica, ovvero il debutto nella borsa di Wall Street. “E' un momento storico. Sono incredibilmente orgoglioso di quello che abbiamo fatto in questi dieci anni”. La quotazione di Fiat Chrysler Automobiles corona per Sergio Marchionne e John Elkann un progetto lungo cinque anni, ma iniziato già nel 2004 quando il manager italo-canadese arrivò al Lingotto. La centenaria storia di Fiat è finita ufficialmente domenica, con il perfezionamento della fusione con Fiat Investments NV; e poche ore dopo, Elkann e Marchionne hanno festeggiato il debutto a Wall Street suonando la campanella di chiusura della seduta di ieri. In occasione del cambio di nome e di sede sociale, Elkann e Marchionne hanno scritto a tutti i dipendenti. Il messaggio a quelli italiani, ha detto il manager, è che ora possono essere parte di un progetto molto più grande della realtà italiana: “L'insieme di Fiat e Chrysler è molto più grande della loro semplice somma”. L'esordio a Wall Street ha coinciso ieri con la parata del Columbus Day - la festa degli italiani d'America. Già dalla mattina una decina di auto del gruppo - dalla piccola 500 alla più costosa delle Ferrari, dal minivan Chrysler ai furgoni Ram - erano parcheggiate di fronte alla sede della Borsa americana, sotto uno striscione di Fca e tre bandiere: americana, italiana e brasiliana, a simboleggiare i tre mercati dove il gruppo è più forte.

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