Salvini, gli immigrati, la Diciotti e le istituzioni cattoliche...


La leader di Fratelli d’Italia (Giorgia Meloni) ha avuto il coraggio di tacciare di essere «scandaloso e sovversivo indagare un ministro che cerca di fermare l’invasione di clandestini… Quando mai nessun magistrato ha pensato di indagare il precedente governo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, pur essendoci tutti i presupposti…?!» Ecco la spiegazione della crescente popolarità di Salvini anche tra la maggioranza dei cattolici non gerarchizzati... (ndr)


L’ultima settimana di questo agosto più torrido per le cattive notizie che per la calura si apre con un evento apparentemente consolatorio, la fine cioè del pasticciaccio rappresentato dalla vicenda della guardia costiera Diciotti, e con la conferma della deriva di una presunta democrazia diretta che mal sopporta il principio della legalità e della legittimità. L’evento apparentemente consolatorio è rappresentato dalla liberazione dei migranti – oltre alle 140 persone straniere, gli italianissimi componenti dell’equipaggio - trattenuti su quel pezzo di territorio italiano costituito dalla precitata nave Diciotti in forza di ordini impartiti in gran parte attraverso telefonate e messaggi Twitter/Facebook, non da strumenti amministrativi degni di questo nome e degni soprattutto della violazione della libertà di quelle persone.


LA DICIOTTI E IL PREZZO DELLA FERMEZZA DI SALVINI

Finalmente i membri dell’equipaggio possono tornare a casa e finalmente i migranti potranno trovare accoglienza in Albania, in Irlanda e soprattutto (un centinaio) in seno a Santa madre Chiesa alla quale lo Stato italiano corrisponderà un compenso non ancora ufficializzato. Ne siamo tutti confortati, ma è lecito dubitare del valore vero della soluzione trovata. Valeva infatti la pena di esporsi a una tale prova di “fermezza” quasi disumana per poi consentire alla stragrande maggioranza di tutti questi «illegali» come li aveva definiti Salvini a restare di fatto in Italia dopo aver fatto lo stesso con i minori non accompagnati e i malati? Aggiungiamo a ciò il fatto di essere riuscito, il governo, anche a entrare in una rotta di collisione con la Commissione europea, cosa che pagheremo; a farsi snobbare dai principali Paesi membri che certo non hanno brillato né in passato né adesso per spirito di solidarietà ma dai quali dipende in fondo il principio della ripartizione da noi invocato; a farsi ignorare dagli “alleati” salviniani del gruppo Visegrad, in particolare da quel conclamato illiberale che risponde al nome di Orban invitato in Italia da Salvini che nell’occasione vestirà solo i panni di segretario della Lega e non quelli di ministro dell’interno. Aggiungiamo a questo bagaglio di riscontri non esaltanti un fatto imbarazzante: il silenzio sotto il quale è stata tenuta la notizia dello sbarco in Italia in quegli stessi giorni di oltre 270 migranti («illegali» secondo il verbo del governo), poco meno del doppio dei migranti “salvati e ospitati” sulla Diciotti. Quando si dice coerenza in una fermezza messa in dubbio dal fatto che tale notizia è riportata nella statistiche del ministero dell’Intero e dunque nella piena consapevolezza del medesimo Salvini.


QUEL SILENZIO CHE AVVOLGE LA "POLITICA DEL CAMBIAMENTO"

Si tratta di un silenzio che avvolge anche la "politica del cambiamento" di questo governo nella gestione della presenza sul territorio nazionale delle centinaia di migliaia di persone sbarcate in Italia irregolarmente negli ultimi anni. Non la si sente e non la si vede ancora e vien da domandarsi se per avventura non si pensi a una maxi-sanatoria fotocopia di quella decisa 17 anni fa dall’allora ministro dell’Interno Maroni (governo Berlusconi) vista l’incognita dei tempi e dei modi per «rimandarli a casa». Ovvero che non la si affronti perché non sapendo che fare è meglio continuare nel mantra dell’invasione e sollecitare laxenofobia, quella degli stranieri diseredati, come gli emigrati italiani di un tempo, che secondo Di Maio non dovevano partire. Come conciliare altrimenti questo mantra e nello stesso tempo intestarsi la contrazione dell’85% degli sbarchi come ha fatto il presidente del Consiglio Conte che in realtà si è realizzata con governo precedente? Forse ce lo può spiegare la leader di Fratelli d’Italia che ha avuto il coraggio di tacciare di essere «scandaloso e sovversivo indagare un ministro che cerca di fermare l’invasione di clandestini… quando mai nessun magistrato ha pensato di indagare il precedente governo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, pur essendoci tutti i presupposti…..». Un bel tacer non fu mai scritto direbbe il poeta.

​Ma torniamo a noi e alle espressioni irridenti se non proprio ingiurioseche Salvini, forse incoraggiato da Giorgia Meloni, ha voluto rivolgere alla magistratura, prima e dopo l’annuncio dell’avvenuta iscrizione del medesimo e del suo capo di gabinetto nel registro degli indagati. Espressioni esaltate da un deputato leghista che le ha volute tradurre in termini minacciosamente squadristi: «…Se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa...occhio!!!» e che nessuno nella Lega, tanto meno Salvini, ha inteso redarguire. Forse a torto queste espressioni mi hanno riportato alle invettive di Di Maio e del Movimento 5 stelle contro il presidente della Repubblica Mattarella del 27 maggio scorso. E mi hanno fatto ripensare all’impasto abrasivo di una certa concezione della “democrazia diretta”, quella per cui il consenso popolare legittimerebbe la forzatura dei principi di legittimità e legalità di un qualsiasiordinamento democratico e dunque anche la distinzione dei poteri dello Stato.


SALVINI E IL DISPREZZO DELLE REGOLE DELLA CONVIVENZA CIVILE

È una sorta di spoil system delle leggi che non piacciono o che, più semplicemente, pongono ostacoli all’esercizio del proprio potere. La protervia con la quale Salvini si è appuntato pubblicamente al petto l’iscrizione nel registro degli indagati come una medaglia al valorepopolare non è tanto espressione di bullismo, quanto disprezzo delle regole della convivenza civile. Che non trova alcuna legittimazione nel fatto di essere parte strumentale di un disegno politico nazionale e/o europeo. Anzi, è solo foriero di un orizzonte inquietante. E se è innegabile rilevare quanto l’Unione europea sia stata e sia latitante, Turchia a parte, non è meno vero che senza o addirittura contro questa Unione, da rivedere nella sua capacità di rispondere alle aspettative e ai bisogni della sua popolazione ma non in nome di un nazionalismo isolazionista, saremmo condannati a un inesorabile autolesionismo e a un’irrilevanza di cui saremmo destinati a pagare un prezzo alto; forse il più alto. Ma la vicenda della Diciotti ci ammonisce anche a considerare che se è vero che il nostro ordinamento ha bisogno di aggiornamenti è fuor di dubbio che senza un ordinamento rispettato nei suoi principi costitutivi, in cui trova ossigeno la convivenza sociale, il nostro Paese rischia una deriva deleteria.



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