Nuovo DEF: la somma dei due sogni di M5S e Lega


Mao Zedong, del quale il ministro Giovanni Tria era estimatore in gioventù, sosteneva che il nemico andasse fiaccato con mille punture di spillo. L’insegnamento del Grande Timoniere si è però rivoltato contro il titolare del Tesoro, sfinito lui stesso dal continuo pungolare della maggioranza che sostiene l’esecutivo per strappare al «Cerbero» dei conti pubblici quanto più deficit possibile per realizzare in manovra il contratto di governo. Alla fine di una estenuante giornata di trattative Tria ha ceduto alle pressioni dei colleghi: il rapporto deficit-pil sarà al 2,4%, per tre anni. Uno schiaffo anche per l’Unione europea che aveva paventato un rischio bocciatura della manovra se si fosse sforato il limite del 2%. Un successo per i parlamentari grilli accorsi a festeggiare davanti a Palazzo Chigi, al grido di non temere «né i mercati né lo spread». Ma il ministro non si dimetterà, decisione sulla quale avrebbe influito una telefonata del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

L’esito è stato frutto di una serie di continue concessioni e rialzi. Cartina tornasole delle divergenze in seno al governo è stata la notizia della mancata partecipazione del ministro alla riunione politica del pomeriggio con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e i suoi due vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio dalla quale era stato fatto trapelare ottimismo sulla possibilità di un compromesso. Il ministro era invece presente alla seconda riunione, presentando coperture per il reddito di cittadinanza, vessillo dei 5 Stelle, ma, secondo quanto filtrato, non dando sufficienti garanzie sulla riforma della legge Fornero. La coperta d’altra parte era corta. Invece in legge di Bilancio entreranno la cancellazione degli aumenti dell’Iva da 12,4 miliardi previsti per il 2019; l’introduzione del reddito di cittadinanza, con la contestuale riforma e il potenziamento dei centri per l’impiego, che interesseranno una platea di 6,5 milioni di persone; l’introduzione delle pensioni minima 780 euro.

E ancora: l’introduzione di modalità di pensionamento anticipato per favorire l’assunzione di lavoratori giovani (superamento della legge Fornero); la prima fase dell’introduzione della flat tax tramite l’innalzamento delle soglie minime per il regime semplificato di imposizione su piccole imprese, professionisti e artigiani; il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (IRES) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi. Ci sarà anche un programma di manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti italiana e lo stanziamento di 1,5 miliardi per il ristoro dei risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie.

Il punto di partenza del Tesoro, deficit all’1,6%, avrebbe garantito di disinnescare l’aumento degli aumenti dell’Iva per 12,4 miliardi di euro, ma poco altro. Alla fine, però ha dovuto capitolare.

Lega e Movimento 5 Stelle hanno ottenuto quanto volevano. Posizione che mercoledì aveva spinto il titolare del Mef a trincerarsi nuovamente sulla soglia massima dell’1,6%, utile per liberare i 12,4 miliardi per disinnescare gli aumenti dell’Iva e a garantire risorse per poco altro. Nel pomeriggio è stata addirittura avanzata l'ipotesi di spingersi fino al 2,6%. A dirlo è il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. Tra le file dei due partiti c’è comunque ottimismo sulla possibilità di arrivare a un compromesso, magari attorno al 2%.

Tra una riunione e l'altra iniziavano a circolare anche le prime bozze del Piano nazionale di riforme che accompagna la Nadef e dà una traccia delle misure che andranno a comporre la prossima legge di Bilancio. Nel testo il governo condivide “l’enfasi sulla riduzione del debito”, ma punta su un miglioramento “più graduale” rispetto all’aggiustamento di 0,6 punti percentuali di pil l’anno, che implicherebbe “un'eccessiva stretta fiscale”.

L'importanza di intervenire sul fardello che grava sui conti pubblici italiani è "a prescindere dalle regole di bilancio europee". Alla riduzione potrebbero contribuire "direttamente o indirettamente" i proventi del riordino delle concessioni. Il governo studierà ipotesi affinché "parte di quelle di competenza delle amministrazioni locali possano afferire al Fondo di Ammortamento del Debito Pubblico, unitamente ai proventi delle dismissioni immobiliari e delle alienazioni di quote di società partecipate. Ciò contribuirebbe alla realizzazione di quello 0,3 per cento medio annuo di proventi da dismissioni attualmente incorporato nelle proiezioni del debito pubblico".

In materia di banche il Pnr si ripropone di contribuire “fattivamente” alle discussioni in corso a livello europeo e “cercherà di evitare l’introduzione di elementi di rigidità nella riduzione e condivisione dei rischi, conciliando la necessita di evitare ‘azzardo morale connesso alle aspettative di bail-in con i rischi per la stabilità finanziaria”. Si valuterà inoltre l‘introduzione di una nuova Gacs, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, "verificando anche la fattibilità tecnica dell’estensione delle cartolarizzazioni dei crediti classificati come inadempienze probabili”. L`interlocuzione con la Commissione Europea inizierà nell`ultimo trimestre 2018, al fine di concordare le caratteristiche del meccanismo, per evitare la qualificazione come misura di aiuto di Stato.Previsto anche il completamento della riforma del credito cooperativo, i cui termini sono stati prorogati.

Quanto alle principali misure del contratto di governo, la bozza fa riferimento sia alla revisione della legge Fornero sia al reddito di cittadinanza sia alla riforma del Fisco. Nel testo si parla di quota 100 per uscire dal lavoro, con una nuova finestra per i pensionamenti anticipati senza il requisito anagrafico, attualmente in vigore per chi ha maturato un`anzianità contributiva di 41 anni.

A questo si aggiunge il requisito di `quota 100` come somma di età anagrafica e contributiva, con alcune restrizioni funzionali alla sostenibilità del sistema previdenziale. Un`attenzione particolare sarà rivolta alle donne, caratterizzate da una carriera discontinua. Le pensioni minime saranno invece portate a 780 euro. Una parte delle risorse destinate alla realizzazione di misure verrà dall`abolizione delle pensioni d'oro, con un taglio degli importi superiori a 4.000 euro netti mensili, non corrispondenti alle effettive contribuzioni (alla Camera è stata presentata una proposta congiunta M5S-Lega che fissa la soglia a 4.500, ma nella quale, sottolineano i tecnici di Montecitori, il ricalcolo non c'è).

Sul Fisco, la bozza prevede che nel corso della legislatura si passerà dalle attuali cinque aliquote a tre e quindi a due a partire dal 2021. Il livello delle aliquote sarà gradualmente ridotto, fino ad arrivare ad un`unica aliquota del 23% per i redditi fino a 75 mila euro e del 33% sopra a tale livello entro la fine della legislatura. Graduale sarà anche l'introduzione di una flat tax sui redditi.

Altro tema chiave è il rilancio degli investimenti pubblici. Il Mef non ha nascosto di voler spesa dall'attuale 1,9% del pil al 3%. Ma fondamentale è considerato anche intervenire sulla perdita di competenze tecniche e progettuali delle amministrazioni pubbliche, ostacolo che va oltre i vincoli di finanza pubblica. Al riguardo entro l'anno il governo istituirà una task force "per affrontare e rimuovere questi ostacoli, disegnando procedure più celeri ed efficienti, rivedendo laddove necessario la recente normativa sugli appalti e valorizzando anche la modalità del partenariato pubblico-privato".


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