Editoriale #115


Fumata bianca per la prima legge di bilancio giallo-verde contro l'establishment: tanta beneficienza, poco lavoro...

Pensioni quota 100: ossia il meccanismo che permetterà di andare in pensione anticipata al raggiungimento dei 62 anni di età anagrafica e 38 di contributi versati. Quota 100 sarà articolata su quattro finestre annuali, una ogni tre mesi. La stima è di circa 8 miliardi di costo nel 2019 per una norma che riguarderebbe quasi mezzo milione di lavoratori italiani.

Opzione donna. Nella manovra viene prorogate anche l’opzione che consente alle lavoratrici con 58 anni di età - se dipendenti - o 59 - se autonome - e 35 anni di anzianità contributiva di andare in pensione in anticipo. La condizione da rispettare però è di accettare un sistema di calcolo esclusivamente di tipo contributivo. Il taglio dell’assegno di pensione, secondo alcune stime, si aggira attorno al 20-25% rispetto a quello normale che si sarebbe ottenuto con il sistema misto di calcolo.

Pensioni d’oro: Nella manovra di bilancio 2019 trova spazio anche l’intervento sulle pensioni d’oro che subirebbero un taglio se superiori a 4500 euro mensili. Il Governo punta a ottenere un miliardo di risparmi in tre anni ma l’obiettivo appare difficile da raggiungere dato che l’Inps per i tagli sui redditi da pensione oltre i 4.500 euro netti al mese ha ipotizzato risparmi di 150 milioni l’anno.

Reddito di cittadinanza: 780 euro mensili per tutti i residenti in Italia (da almeno 5 anni).

Stretta sulla banche(deducibilità delle svalutazioni) ed assicurazioni: previste entrate per 4 miliardi nei prossimi tre anni.


Pace fiscale. La sanatoria però riguarderà solo chi ha presentato la dichiarazione dei redditi che potrà presentare una dichiarazione integrativa che consentirà di far emergere fino a un terzo in più delle somme dichiarate l’anno precedente entro un limite di 100mila euro. Sui maggiori imponibili dichiarati si applicherà un’imposta unica (flat tax) del 20 per cento. Oltre all’integrativa però ci saranno anche norme che consentiranno di definire i processi verbali di constatazione, gli accertamenti e anche le liti fiscali. Per le cartelle esattoriali inoltre ci sarà la rottamazione-ter e anche la cancellazione automatica dei carichi (comprese multe e bolli auto), già affidati alla riscossione dal 2000 al 2010, ma solo per un importo massimo fino a mille euro...


La lettera è già pronta e sta per partire. Il governo non aveva ancora inviato il documento programmatico di bilancio a Bruxelles, ma alla Commissione UE avevano già in mente quali erano i punti da mettere nero su bianco. Quando arriverà (forse già oggi, secondo indiscrezioni stampa) al governo italiano sarà chiesto di aiutare Bruxelles a capire un paio di punti della manovra. Primo fra tutti, il tetto del rapporto tra deficit e Pil al 2,4%, che non sarebbe compatibile con le regole UE del famoso fiscal compact. Tra le cifre messe in discussion potrebbe inoltre esserci anche quella che riguarda la crescita del PIL. “Mi sembra difficile che la manovra possa essere giudicata positivamente dall’Europa. Le percentuali di crescita dell’ 1,5 o addirittura del 2 per cento sono irrealistiche. Non mi pare che la manovra faccia il bene degli italiani...”, ha commentato il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Questo sarebbe solo il primo passo verso la messa in mora dell’Italia e arrivare – in tempi più lunghi – alla procedura per infrazione. Per avere un responso definitivo, bisognerà aspettare almeno la fine di ottobre. È allora che Bruxelles si esprimerà sulla legge di bilancio. Coincidenza di tempi infelice - forse - con le revisioni dei rating delle famose agenzie Standard&Poor’s e Moody’s, che probabilmente saranno influenzate dall’orientamento di Bruxelles... (o non piuttosto da quello di Trump/FMI...?)

“Se accettassimo tutto quello che il governo italiano ci propone, avremo delle controreazioni violente da parte altri paesi della zona euro”. Ma allo stesso tempo, “l’Europa NON può sopravvivere senza l’Italia”...

La sensazione che la Commissione europea si trovi schiacciata fra l’esigenza di non rafforzare l’antieuropeismo rigettando in blocco la cosiddetta manovra del popolo e quella, opposta, di mantenere la sua credibilità mantenendo la barra diritta sul rispetto delle regole, è stata rafforzata da un intervento del presidente Jean-Claude Juncker, rilasciato ai media audiovisivi italiani.


Svolta storica nelle elezioni in Baviera. Secondo le prime proiezioni ufficiali per le elezioni del rinnovo del Landtag, che hanno chiamato alle urne oltre 9 milioni e mezzo di elettori, la CSU resta primo partito ma ha segnato un vero e proprio crollo. Il partito che nel Land governava ininterrottamente dal 1962, si è fermato "solo" al 37,3% delle preferenze rispetto al 47,7% del 2013 quando si era assicurata la maggioranza assoluta.Anche l’Spd precipita, attestandosi sotto al 9,5 per cento, e dimezza la propria presenza nel parlamento regionale.Trionfano i Verdi con il 18,5% (8,6% nel 2013), che diventano così il secondo partito. Ottimo risultato anche per il partito di protesta Freie Waehler (Liberi Elettori) con l’11,7%, che riesce così anche lui ad entrare per la prima volta.L’ultra destra Alternative fuer Deutschland (Afd), che non era ancora rappresentata nel parlamento regionale conquista il 10,7%. I liberali raggiungono il 5% (3,3) la sinistra Linke è fuori con il 3.5 (2,1).



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