Editoriale #116


L'Italia smette di crescere: Il PIL è fermo...

Allarme Confindustria: nel 2019 la crescita sarà ben al di sotto dell’1%. La manovra non è espansiva. L'economia mondiale rallenta è l'Italia è sempre ultima in Europa. Il ministro Luigi Di Maio scarica sul PD e sul «bugiardo seriale Renzi» le responsabilità sulla frenata del PIL, attribuendo la diminuzione della crescita (dall’1,2% allo 0,8%) alla manovra approvata a dicembre 2017, targata Partito Democratico... Per Di Maio anche l’innalzamento del deficit al 2,4% sarebbe colpa del PD: «Se abbiamo alzato il deficit al 2,4%, scontrandoci con la commissione europea, è proprio perché vogliamo dare impulso a un’economia che il PD ha condannato a una lunga stagnazione»...

«La frenata del PIL è colpa mia, del PD, di mia zia», ha detto l’ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. «In sei mesi - ha spiegato l’ex ministro - il PIL si è fermato, gli investimenti sono scesi, il decreto dignità ha fatto saltare 40.000 lavoratori a tempo determinato ad agosto, la fuga dei capitali è a livelli allarmanti, le banche sono in difficoltà perché lo spread è fuori controllo... Tutto questo in sei mesi: se si fossero seduti al tavolo pensando a come far saltare l’Italia non avrebbero potuto fare più casino»...

Nel prossimo numero pubblicheremo la periodica indagine trimestrale dell'Unione camere di commercio della Lombardia per avere una visione più dettagliata della frenata dell'economia.


TAP - SI' al gasdotto transadriatico: la base M5S pugliese si infuria. Forse non si sono pagate tangenti ai boss locali o compensazioni alle comunità locali...? Un tubo sottoterra ha un impatto ambientale pressochè nullo, ma occorre il consenso della popolazione perchè altrimenti sarebbe impossibile garantirne la sicurezza.

TAV - NO al treno alta velocità - alta capacità Torino Lione, al terzo valico appenninico, alla Brescia Venezia...

Il reazionario M5S sarà spazzato via da un referendum popolare - progressista...?

Salvini non ha amici in Europa disposti a pagare la sua riforma delle pensioni ed a ripianare il deficit di bilancio italiano...

Mentre l'Italia rischia il rigetto della sua manovra a causa di un deficit eccessivamente fuori dalle attese concordate con Bruxelles, gli “alleati” sovranisti sposano la linea della commissione UE: rispetto dei parametri di Maastricht e del patto di stabilità (tetto del 3% sul deficit e del 60% sul debito pubblico).

Vienna ha annunciato l'azzeramento del deficit entro il 2019 e non ha mai sposato i toni apertamente euroscettici che dovrebbero caratterizzare l’asse dei «patrioti» in vista del voto di maggio. Del resto, neppure i paesi dell'asse orientale (dall'Ungheria alla Polonia) hanno mai fatto cenno di voler forzare la soglia del disavanzo pubblico. Anzi, lo stesso Orbán ha esibito in più occasioni le sue credenziali di affidabilità: negli otto anni del suo mandato, dal 2010 ad oggi, il deficit si è più che dimezzato (dal 5% al 2%), mentre il debito pubblico è sceso di quasi sei punti percentuali (dall'80,5% al 73,6% del 2017).

Non c'è da sorprendersi d'altronde: a differenza dell'Italia i paesi dell'alleanza di Visegrad sono beneficiari netti di fondi europei, con un bilancio in positivo di circa 16 miliardi tra finanziamenti versati e ricevuti a Bruxelles...

Angelo Ciocca, euro-parlamentare leghista: "Ho calpestato (con una suola made in Italy!) la montagna di bugie che Moscovici ha scritto contro il NostroPaese! L'Italia merita rispetto e questi euro-imbecilli... lo devono capire, non abbassiamo più la testa! Ho fatto bene...?"

Moscovici, commissario UE: "L'episodio della scarpa made in Italy è grottesco. All'inizio si sorride e si banalizza perché è ridicolo, poi ci si abitua ad una sorda violenza simbolica e un giorno ci si risveglia con il fascismo. Restiamo vigili. La democrazia è un tesoro fragile"...

Ma perchè scagliarsi contro l'Italia per un deficit previsto del 2,4% quando il sig. Pierre Moscovici, come ministro delle finanze francesi, avvallò per anni un deficit del 4,3%...?


Forum PD. Milano 27/28 ottobre.

A quasi tre anni dalla sconfitta al referendum costituzionale, ed a 6 mesi dal fiasco elettorale del 4 marzo (con il PD crollato dal 40% delle europee 2014 al 20%...) parte delle nomenclatura PD (citiamo Veltroni, Mogherini - commissario UE che Renzi impose nonostante l'inesperienza al posto di Massimo D'alema -, Orlando, Nannicini, e altri) puntano indirettamente il dito sull'ex segretario, grande assente al Forum per l'Italia, ma impegnato nella sua Leopolda, cosa per fedelissimi. A Renzi non si chiedeva di imitare i consoli romani, che in caso di sconfitta si suicidavano, ma se avesse fatto subito un passo di lato, se non indietro, ora a tre anni di distanza sarebbe potuto rientrare sulla scena politica se non da protagonista almeno da "king maker", ovvero da grande elettore.

Intanto i suoi fedelissimi, fra cui Elena Boschi - quella che condusse le trattative sulla riforma costituzionale in maniera arrogante- , Del Rio - il cattolico in contatto perenne con gli scafisti libici -, Guerini, il proconsole di Lodi, Teresa Bellanova, una dei portavoce del pensiero del cerchio magico fiorentino... evitano il processo. Il fallimento di Renzi e del suo clan dimostra una volta di più che in democrazia non sono ammessi salti o strappi, ma occorre invece fermarsi ad prendere per mano anche i 'bradipi' del partito (e della società), pena una crisi di rigetto capace di fare retrocedere il partito (e il Paese) ancora più indietro del punto di partenza.

La mobilitazione tra i militanti per il congresso, intanto, è iniziata. Vedremo.


[Nei video seguenti le conclusioni sul #ForumPD del segretario uscente Maurizio Martina, l'intervento di Walter Veltroni, e quello solenne e insieme appassionato di Massimo Cacciari]







































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