Editoriale #120


La manovra del popolo corretta scansa, per ora, la procedura di infrazione della commissione europea contro l'Italia, ma riesaminerà il tutto a gennaio dopo l'approvazione della manovra in parlamento. Il collegio dei commissari riunito a Bruxelles ha dato così il suo ok alle modifiche giunte dal governo italiano che prevedono un deficit nominale al 2,04%, a fronte del 2,4% precedente. “La soluzione sul tavolo non è ideale, non dà una soluzione a lungo termine per i problemi economici italiani. Ci consente di evitare per ora di aprire una procedura per debito eccessivo, posto che le misure negoziate siano attuate pienamente”.

Per conoscere realmente i dettagli del reddito di cittadinanza e delle nuove pensioni e tanto altro occorrerà attendere la versione definitiva. Ad ora tutto può ancora succedere...


Intanto sul resto del fronte UE il 'global compact' mette in crisi il governo belga.

Il premier Charles Michel ha deciso di rassegnare le sue dimissioni al Re dopo la mozione di sfiducia avanzata da Verdi e socialisti nei confronti del suo governo, accusato appunto di voler sottoscrivere il 'global compact'.

Il 'global compact' è un documento non vincolante proposto dall'ONU indicante alcune linee guida internazionali sull’immigrazione e con una serie di obiettivi, fra cui miglior accesso alla assistenza sanitaria e all'istruzione per i rifugiati. L’alleanza nazionalista neo-fiamminga (N-VA) si è sempre detta ostile al patto avviando una campagna molto forte, come quella sposata nel resto d’Europa dalle principali forze della destra populista.

A casa nostra invece: “Il governo si impegna a rinviare la decisione in merito all’adesione dell’Italia al global compact in seguito ad un’ampia valutazione (parlamentare) con riferimento alla sua effettiva portata”.

Salvini: "Hanno provato in tutti i modi a farci firmare il global compact ma abbiamo resistito. A Marrakech si va in vacanza, non a firmare trattati..."


Nel 2019 il ciclo economico globale continuerà, ma occhi puntati sugli Stati Uniti.

Ci sono due concause che dovrebbero migliorare ma essere meno critiche nel 2019: la prima riguarda la velocità con cui la Fed ha alzato i tassi d’interesse nel 2018. Probabilmente si fermerà per osservare ciò che succederà all’economia americana. L’altro aspetto sono i rischi geopolitici, come la guerra commerciale con la Cina, l'incertezza sulla Brexit, l’Italia... Magari questi rischi non miglioreranno, ma non sono ignorati dai mercati. Se non sarà recessione economica sarà senz'altro rallentamento ed il governo giallo-verde è più impegnato a distribuire assistenzialismo che ad incoraggiare investimenti e maggiore produttività dei fattori...

Il PIL dell’Italia dovrebbe crescere nel 2019 appena dello 0,5%

A stimarlo è Prometeia che rivede al ribasso la crescita del paese. A pesare sull’Italia la mancanza dell’effetto trascinamento del 2018 e il ridimensionamento della spinta espansiva della manovra.

Lieve calo nel terzo trimestre del 2018 per l’occupazione. Le dinamiche del mercato del lavoro risultano allineate a quelle del PIL (Prodotto Interno Lordo), anch'esse contraddistinte da un lieve calo congiunturale (-0,1% dopo quattordici trimestri di espansione) e da un aumento su base annua (+0,7%) rallentato in confronto al periodo precedente. Il tasso di occupazione destagionalizzato risulta pari al 58,7%, stabile in confronto al trimestre precedente a sintesi di un lieve aumento per gli uomini e di un calo per le donne, superando di oltre tre punti il valore minimo del terzo trimestre 2013 (55,4%) e riuscendo così a tornare ai livelli pre-crisi e sfiorando il livello massimo del secondo trimestre del 2008 (58,8%).


La Francia sarà l’unico paese dell’Eurozona con un deficit di oltre il 3% l’anno prossimo ma il commissario agli affari economici Pierre Moscovici afferma che Parigi non sarà sanzionata. Le regole consentono di sforare i limiti se sono “limitati, temporanei ed eccezionali”...

L’indice IFO sulla fiducia delle imprese tedesche nell’economia è sceso a dicembre a 101 dal 102 di novembre, oltre le attese degli analisti che si aspettavano una contrazione più contenuta a 101,6-101,8.

Chi di spada ferisce di spada perisce... Bomba di Sallusti su Alessandro Di Battista: l'azienda di famiglia non pagherebbe i dipendenti... Intanto, però, il quotidiano Il Giornale gli dà il bentornato pubblicando i dati estrapolati dalla visura camerale della Di.Bi.Tec, la società di famiglia dei Di Battista, di cui il vulcanico padre Vittorio è fondatore e presidente e della quale Alessandro è socio di maggioranza con il 30% delle quote. L'azienda, dove al 30 giugno 2018 lavoravano almeno due dipendenti, in passato avrebbe raggiunto ottimi risultati in termini di fatturato, sceso invece nell'ultimo bilancio disponibile (quello del 2016) a 426.352 euro. Ha come oggetto la produzione di apparecchi igienico sanitari e tra i prodotti più commercializzati, scrive sempre Il Giornale, c'è Sanisplit, una cassetta per la triturazione ed evacuazione delle acque reflue. Ma, appunto, gli affari non andrebbero bene, e dalla visura camerale risultano debiti verso i dipendenti per 53.270 euro, debiti verso le banche per 151.578 euro, debiti verso i fornitori per 135.373 euro e debiti tributari per 60.177 euro. In tutto, si va oltre i 400mila euro di debiti.




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