Giorgetti prepara l'attacco alle europee 2019...

Opportunità o problema per il governo Salvimaio...?

Giorgetti volto rassicurante della Lega e uomo del giorno dopo l'attacco all'M5S. Potrebbe sferrare l'attacco decisivo alle Europee del 2019


Ma chi è veramente Giancarlo Giorgetti, secondo molti la mente della Lega da quando Salvini ne è diventato leader, che sta creando un po' di trambusto in queste ore per le sue dichiarazioni non certo concilianti con gli alleati di governo...? Nato a Cazzago Brabbia, un paese di 700 anime in provincia di Varese, il 16 dicembre del 1966, è stato eletto deputato per la prima volta alle elezioni del 1996, ricoprendo anche il ruolo di presidente della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e quello di vicepresidente della commissione Affari Esteri. Nel 2013 poi l’allora Presidente Napolitano lo volle nel “gruppo dei saggi” incaricati di scrivere alcune importanti riforme. Insomma da molto tempo il nostro è abituato a frequentare I salotti buoni della politica, al contrario del suo leader più sanguigno e poco incline al compromesso per compiacere le alte sfere. Cosi diversi ma così compelmentari che l'uno non potrebbe fare a meno dell'altro. Se il segretario della Lega, infatti, è l’uomo capace di infiammare le piazze, i social e di impazzare nei salotti televisivi, Giorgetti al contrario è colui che è incaricato di tessere i rapporti diplomatici all’interno e fuori il Parlamento.


Non è un caso che venga soprannominato “il Gianni Letta della Lega” visto questo suo ruolo di mediatore. Come Salvini è focoso e impegnatissimo sui social, cosi Giorgetti lavora nell'ombra e odia internet e i social. Per lui la politica è ancora un arte che va consumata nel chiuso delle stanze di potere (alla faccia dei “caminetti” di renziana memoria), tessendo amicizie (è molto amico di Draghi) e rapporti con vertici istituzionali nazionali ed internazionali.

Non è un caso che sia una delle persone più accreditata a livello diplomatico. Il primo a notarlo fu Umberto Bossi: «Il futuro è dei giovani come Giorgetti, ma non diciamolo troppo forte perché sennò si monta la testa». Ed è proprio dall'Umberto nazionale che il giovane Giorgetti impara che «la politica è una partita a scacchi, bisogna calcolare fino alla 30esima mossa”. Se Matteo è il leader, lui ne è l’antitesi. Se il primo twitta compulsivamente, il secondo non ha neanche un profilo Facebook. Se quello si mostra ora a petto nudo e ora in felpa, Giorgetti lascia nell’armadio il suo onnipresente abito blu solo una volta l’anno, in occasione del raduno di Pontida. Poco carismatico nelle occasioni pubbliche, evita pure le interviste. «Non mi piace apparire. Quando la politica diventa schiava della comunicazione, non si va in profondità. Oggi si preferisce un tweet a ragionamenti e riflessioni, e questo penalizza l’approfondimento. Tutto diventa uno slogan». Queste le sue affermazioni, ma chiaramente non c'è nessun intento polemico verso il leader, ma solo un diverso atteggiamento, che proprio per le loro differenze si completano a vicenda.

E proprio grazie a Giorgetti che Salvini è riuscito a farsi accreditare nelle ambasciate che contano, prima fra tutte quella americana. Non è un caso che molti ( primo fra tutti lo stesso Salvini) avrebbero visto di buon occhio proprio lui come ministro dell'Economia al posto di Savona. Secondo molti l'incontro fra Salvini e i vertici di confindustria, dopo lo strappo di Torino, è tutta la farina del suo sacco. Quello che è certo è che Salvini si fida ciecamente del suo braccio destro e che quindi dietro alle affermazioni dure verso i 5 stelle ci potrebbe essere anche una precisa strategia del leader leghista. Giorgetti fungerebbe da testuggine per scalfire le proposte del movimento che sono difficili da digerire per l'elettore leghista, per poi tornare nell'ombra e lasciare il bandolo della matassa al suo leader. Giorgetti dal canto suo si presta volentieri al gioco, essendo molto lontano da alcuni dei cavalli di battaglia dello “scomodo” alleato di governo, come il reddito di cittadinanza.

Una sorte di coscienza critica all'interno della Lega, che rassicura il mondo imprenditoriale, che considera lui come il più affidabile interlocutore all'interno della maggioranza. Non è un caso che proprio lui è stato il primo, in tempi non sospetti, a balenare l'ipotesi di un cambio della manovra, e per fare questo ha mandato in avanscoperta un altro “suo” uomo all'interno del governo, il ministro Savona, che adesso è tornato nell'ombra. Secondo alcuni Mattarella stesso avrebbe un dialogo costante proprio con lui, che considera la persona più equilibrata all'interno dell'esecutivo. Giorgetti ha le spalle larghe, incassa, sopporta ma lavora alacremente nell'ombra e alla fine al di là delle dichiarazioni di facciata, tutto si ricompone, proprio come da lui indicato. D'altrra parte dietro ogni leader, esiste sempre una eminenza grigia, che tesse le fila dietro le quinte. A lui le luci della ribalta non interessano affatto. E' un uomo del fare ed è per questo che mal digerisce le continue polemiche contro di lui di Di Maio e dei suoi sodali. Paradossalmente però, malgrado molti la pensino diversamente, il governo forse ha superato le tormente di questi mesi, proprio grazie a lui e al suo fine lavorio diplomatico, sia all'interno dell'esecutico, sia sopratutto all'esterno. Molti nella Lega lo reputano un vero e proprio genio della politica. “Troppo furbo e stratega per permettere che dei novellini della politca possano rovinare il suo piano di cambiare questo paese”.

Giorgetti perciò starebbe aspettando solo il momento opportuno per sferrare l'attacco decisivo e poter sparigliare il campo con l'avvallo del leader. Il momento potrebbe essere proprio quelle delle europee del prossimo maggio, come si vocifera da settimane. Gli scenari che si potrebbero profilare sono ancora molto nebulosi e dipendenti da troppe variabili esogene. Ma di una cosa si può stare certi, dietro la strategia della Lega, dopo il possibile trionfo alle urne, ci sarà sicuramente la mano del “ Richelieu” in salsa lombarda.



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