A che punto è l'autonomia di Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna

Il governo ha avviato la chiusura della prima fase del dialogo tra Stato e regioni. Il 15 febbraio incontro tra Conte e i presidenti di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna. Ma la data del passaggio parlamentare ancora non c'è.

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L'autonomia potrà aspettare. Il 21 dicembre si è tenuto un Consiglio del ministri in cui all'ordine del giorno c'era la delicata delle regioni che vogliono sganciarsi da Roma. Intervenendo in conferenza stampa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che l'esecutivo ha avviato l'iter per concedere un maggiore spazio di manovra a Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. «Oggi», ha detto il premier, «abbiamo delineato un percorso cronologico e lo abbiamo scandito». «Verso metà gennaio completeremo l'istruttoria delle varie materie», intesa come una valutazione sulle materie concorrenti, ovvero quegli ambiti in cui le regioni e lo Stato hanno potere legislativo, come ad esempio istruzione e sanità. Ma una data certa su quando questo sganciamento dalla Capitale ancora non c'è.

IL 15 FEBBRAIO VERTICE TRA CONTE E I PRESIDENTI DELLE REGIONI

«Dopo queste valutazioni», ha detto ancora Conte, «ci sarà una fase finale in cui valuteremo, sia sul campo tecnico che giuridico, ma anche politico, quelle che sono le richieste». L'idea del governo è quella di arrivare al 15 febbraio per fissare un vertice tra lo stesso premier e i presidenti delle regioni per avviare il percorso dell'intesa. Resta però un nodo fondamentale. Per confermare il percorso sarà necessaria una legge, un passaggio parlamentare non semplicissimo soprattutto per la diversità di vedute tra Lega e M5s.

LA FINE DELLE MATERIE CONCORRENTI TRA STATO E REGIONI

Nello spiegare i passaggi verso l'autonomia la ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, Erika Stefani ha detto che si tratterà di un iter nuovo che ridisegnerà i rapporti tra stato ed organismi locali anche perché, ha chiarito, «le materie ora concorrenti verranno considerate di competenza esclusiva della singola regione», ha queste andranno collegate anche altre tre materie che ora sono in capo allo Stato ma che potrebbero passare definitivamente sotto il controllo dei singoli consigli regionali.

ALTRE CINQUE REGIONI PRONTE A CHIEDERE L'AUTONOMIA

In realtà le regioni in questione, alle quali si aggiungono anche Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria e Marche, hanno fatto richieste leggermente diverse. Lombardia e Veneto hanno chiesto gestione diretta delle risorse per ben 23 materie, mentre L'Emilia-Romagna si è limitata a 15 ma in aree strategiche ad esempio le politiche per il lavoro, l'internazionalizzazione delle imprese, ricerca e innovazione, l'istruzione e la sanità.

I COSTI: SI SPINGE PER LA CREAZIONE DI COSTI STANDARD

Resta la delicata questione dei costi. Stefani ha spiegato che la commissione tecnica di governo e regioni calcolerà i costi standard per ogni regione. In realtà la ministra ha chiarito anche che per i momento il trasferimento avverà per "costo storico", il costo sostenuto dello Stato in una specifica regione per una specifica funzione. «Il tutto», ha detto Stefani, «sarà determinato inseguito alle competenze che saranno riconosciute». «La grande sfida sarà quella di arrivare ai costi standard».







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