Maurizio Landini neo segretario CGIL è un nemico di Di Maio e del governo? Plebeismo e populismo in



Landini è esponente della fazione plebea-mediatica della CGIL venuta al comando del sindacato con la fine del mito marxista-comunista : con la presa del potere la classe operaia avrebbe potuto modificare la società. Ha 57 anni, di cui trenta trascorsi all’interno del sindacato.

Ha fatto carriera iniziando come apprendista saldatore quando aveva appena 15 anni, e diventando delegato sindacale a 25.

Fino al 2017 il suo sindacato è stato quello dei metalmeccanici, la FIOM, la più radicale e battagliera tra le federazioni della CGIL, di cui divenne segretario nazionale nel 2010. Nel 2017 Landini lasciò la guida della FIOM e fu chiamato da Camusso a far parte della sua segreteria federale.

Da segretario della FIOM, Landini aveva gestito gli scontri con l’allora amministratore delegato di FIAT Sergio Marchionne. In quegli anni aveva dato decine di interviste a giornali e televisioni, diventando presto uno dei sindacalisti più presenti nel dibattito pubblico italiano.

Le sue posizioni politiche sono tra le più di sinistra e radicali che si possano trovare nei tre grandi sindacati confederali (CGIL, CISL e UIL), e questo lo ha spesso portato a scontrarsi con i governi sostenuti dal centrosinistra. Landini contestò in particolare la riforma delle pensioni Fornero, i voucher e il Jobs Act, e sviluppò una particolare ostilità – ricambiata – con l’ex segretario del PD Matteo Renzi.

Maurizio Landini, fresco di elezione (ufficialmente) bulgara 92% alla guida della Cgil, ha subito chiamato Giuseppe Conte per chiedergli un incontro. Ma la risposta ricevuta dal premier l'ha spiazzato: «Ho già visto i sindacati una settimana fa». E il presidente del Consiglio non si è smosso neppure quando il neosegretario di corso d'Italia gli ha ricordato che a quel vertice c'era la sua predecessora, Susanna Camusso, e che con lui stava per iniziare una nuova era. Zero, Conte è stato irremovibile. Se non bastasse, nei giorni del congresso della Cgil a Bari (dove, nonostante l'invito, nessun rappresentante del governo si è fatto vedere) il premier si è palesato a quello del Movimento cristiano dei lavoratori. Non contento, ha anche sottolineato allo storico segretario Carlo Costalli che «lui non va da tutte le parti dove è invitato»... Ma per capire il benvenuto della maggioranza gialloverde a Landini è utile fare un giro sui siti e social targati Cinquestelle: da giorni campeggiano post dove si annuncia l'introduzione del reddito minimo orario - che toglierebbe peso ai contratti nazionali e di riflesso alle sigle che li firmano - e il ricalcolo della pensione dei sindacalisti oppure viene riprodotto quasi a loop un video dell'intervista di Massimo Giletti a Luigi Di Maio, nel quale dà per imminenti questi due provvedimenti.

IL M5S VEDE LA CGIL COME UN AVVERSARIO (?)

Sempre nella stessa trasmissione un servizio denunciava che a un Caf dellaCgil di Palermo (in realtà gestito dalla Camera del lavoro) un addetto spiegava come aggirare i paletti del reddito di cittadinanza e il vicepremier ha subito annunciato in un video di Facebook un esposto alla Guardia di Finanza e richiamato l'organizzazione dei lavoratori: «Faccia degli accertamenti sul dipendente dal caf di Palermo che è stato scoperto a fare il furbetto». Per la cronaca le fiamme gialle si sono subito presentate sul posto. Racconta Michele De Palma, membro della segreteria della Fiom e molto vicino a Landini: «Viviamo una strana contraddizione: io come altri compagni della Cgil abbiamo spesso incontri con esponenti del Movimento o con le loro rappresentanza parlamentari. Molte volte ci troviamo anche d'accordo su molte tematiche. Poi quando chiediamo al ministro dello Sviluppo Di Maio un tavolo per parlare del futuro degli stabilimenti di Fiat-Chrysler in Italia, neanche ci rispondono». Dal fronte pentastellato fanno capire di vedere in questa fase la Cgil come un avversario, a maggior ragione dopo l'elezione di Landini, che dal punto di vista mediatico non è meno populista di Di Maio & Co. Senza contare che il M5s aspetta di capire se davvero il neosegretario sarà in grado di imprimere una vera sterzata in Corso d'Italia. I grillini temono che, almeno per i prossimi mesi, possa essere stritolato da una segreteria a immagine e somiglianza di Susanna Camusso, che proprio la sua predecessora gli ha imposto per ricucire unaCgil spaccata. Dall'altro, danno per scontato che la stessa Camusso, visti i buoni rapporti con il mondo ex Leu, possa schierare la prima confederazione italiana sul progetto di un listone unico a sinistra per recuperare consensi proprio nel fronte del Movimento.

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