Il Pd è vivo, ma il secondo posto non basta per l’alternativa di governo




Le cose in realtà non stanno proprio così: il candidato del centrodestra a trazione salviniana Vito Bardi è oltre il 42%, a quasi dieci punti dal candidato del centrosinistra Carlo Trerotola: anche nel caso della Basilicata, così come accaduto un mese fa in Sardegna, i dati reali hanno smentito l’impressione di un testa a testa. Al terzo test elettorale nel giro di poche settimane - una volta appurato che il centrosinistra a guida Pd, che con le 4 liste direttamente ricollegabili arriva al 23,1%, è ancora vivo e anzi in leggera ripresa rispetto al risultato choc delle scorse politiche con il 18% – torna in evidenza il fatto che il Pd non è (ancora?) competitivo con il nuovo centrodestra, o meglio destra-centro, salviniano. Resta insomma il fatto che i test regionali così come i sondaggi nazionali certificano che i voti perduti in favore del M5s a cominciare dal 2013 e poi ancora di più nel 2018 non stanno tornando al Pd se non in piccola parte. Quei voti stanno andando in buona parte alla Lega di Salvini o restano a casa in attesa di offerte migliori.

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Elezioni in Basilicata, il «peso» di Berlusconi sulla vittoria di Salvini

Il compito di Zingaretti è nelle prossime settimane quello di rafforzare il Pd anche attraverso candidature della cosiddetta società civile alle prossime importanti elezioni europee del 26 maggio. Il logo della lista Pd sarà presentato nelle prossime ore e oltre al simbolo del partito avrà un riferimento a “Siamo europei” di Carlo Calenda e un riferimento al Partito socialista europeo: si tenta insomma di guardare sia a destra che a sinistra per non disperdere voti.

Eppure l’obiettivo di corto termine del sorpasso sul M5s non risolve il problema della governabilità finché il centrodestra salviniano continuerà ad attrarre i voti anche di chi un tempo votava centrosinistra. La costruzione dell’alternativa di governo è ancora tutta da compiere: e non è un problema solo del Pd, evidentemente, ma riguarda la vitalità della nostra democrazia.

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Elezioni Basilicata, la crisi conclamata del M5S

Da questo punto di vista i renziani, ormai minoranza all’interno del Pd, hanno buon gioco a sottolineare provocatoriamente il secondo posto («Friuli, Trento, Molise, Abruzzo, Sardegna e Basilicata. Alla sesta volta penso che persino il grande Toto Cutugno abbia smesso di esultare per il secondo posto», twitta Anna Ascani). Ma certo se il nuovo Pd si limita a ricompattare il mondo alla sua sinistra senza porsi il problema di recuperare i voti in uscita verso la Lega e di dare una risposta alle domande dei ceti produttivi del Nord potrà magari ottenere il sospirato sorpasso sul M5s alle europee ma non certo porsi come reale alternativa di governo quando sarà il momento di andare alle politiche.

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