Sri-Lanka, intelligence allertata da 4 aprile: "strage andava evitata"



L'incubo pare non aver fine in Sri-Lanka. A oltre 24 ore dalla strage di Pasqua, una nuova esplosione si è verificata nella capitale, Colombo, mentre la polizia cercava di disinnescare un ordigno posizionato su un furgone, che è detonato senza mietere ulteriori vite. Altri 87 ordigni a basso potenziale sono stati rinvenuti nel frattempo nei pressi di una stazione degli autobus, prima che potessero esplodere.

E intanto monta la polemica sull'allarme che alcune agenzie di intelligence internazionali - tra cui, secondo Reuters, ci sarebbe il dipartimento di Stato Usa - sembra avessero diffuso due settimane prima della strage. "Un colossale fallimento della nostra sicurezza - lo ha definito il ministro della Salute, Rajitha Senaratne - aggiungendo che ciò nel governo è motivo di vergogna per tutti".

"Le agenzie di Intelligence internazionali - ha dichiarato mestamente Senaratne, di fronte ai giornalisti - ci avevano informato il 4 aprile che qualcosa di simile avrebbe potuto accadere nel nostro paese. Ci avevano detto che attentatori suicidi avrebbero attaccato diversi luoghi, specificando che gli obiettivi potevano essere le chiese cristiane e cattoliche e anche le destinazioni turistiche, gli alberghi".

Lo stesso Senaratne ha puntato il dito contro il National Thowheeth Jama'ath (NTJ), un movimento islamista che secondo il governo sarebbe responsabile degli attacchi, i quali, inizialmente, si era pensato andassero addebitati alle Tigri Del Tamil, il movimento marxista-separatista che per un decennio ha combattuto una sanguinosa guerra col governo locale.

Rivelazioni che, di certo, non sono di nessun conforto per quanti, nel Paese, iniziano a seppellire i propri cari. "Al momento siamo in una situazione terribile" racconta Prasad Harshan, un sacerdote di Colombo. "Abbiamo bisogno di una generale riconciliazione: da un lato ci sono persone che soffrono davvero, dall'altro c'è chi vive nella paura per quanto potrebbe accadere dopo".

La sensazione, in effetti, ¨è che la crisi sia tutt'altro che rientrata. La polizia ha arrestato 24 sospetti in relazione alla sequenza di attentati, ma mentre il secondo coprifuoco è appena terminato, in molti temono che l'incubo non lo sia affatto


Gli attentati di domenica nello Sri Lanka sarebbero stati commessi in rappresaglia per il massacro avvenuto - ad opera di un suprematista bianco - in due moschee in Nuova Zelanda, nel quale lo scorso 15 marzo morirono 50 persone.

«Le indagini preliminari hanno rivelato che quello che è accaduto in Sri Lanka è una rappresaglia per l'attacco contro i musulmani a Christchurch», ha riferito in Parlamento il vice Ministro della Difesa, Ruwan Wijewardene, secondo il quale una nota dell'Intelligence è stata trasmessa al Governo nelle settimane precedenti all'attacco di Pasqua.

Tramite l'agenzia Amaq, intanto, l'ISIS ha rivendicato gli attentati, sinora attribuiti al NTJ, un gruppo islamista locale che, secondo le forze di sicurezza, non avrebbe però la capacità di organizzare un attacco coordinato di tale portata.

Per questo motivo gli investigatori, assistiti dall' FBI e dall'Interpol, ritengono che il gruppo fosse inserito in una rete internazionale.

Il Presidente del Paese, SIRISENA, intanto, ha visitato la chiesa di San Sebastiano a Negombo, preannunciando un cambio ai vertici delle Forze di Sicurezza del Paese.

NEGOMBO (Sri Lanka) - funerali nella chiesa di San Sebastiano,REUTERS/Athit Perawongmetha

Nel frattempo, il Paese rimane in massima allerta: è stato decretato lo stato di emergenza, mentre continuano gli arresti e le perquisizioni dei responsabili del bagno di sangue.

Intanto, nella chiesa di San Sebastiano, a Negombo, decine di bare sono state disposte per il saluto da parte dei loro cari: tra questi, c'è Sudesh Kolonne, emigrato in Australia, che nelle esplosioni ha visto morire di fronte agli occhi la moglie e la figlia di 10 anni.

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