Bergamo, Gori sindaco con il PD. Centrodestra alla resa dei conti



Molto soddisfatto del risultato di Gori l'ex segretario e deputato del Partito democratico Maurizio Martina. "La vittoria al primo turno di Giorgio Gori a Bergamo e' un'emozione fortissima. È prima di tutto il successo di una persona, appassionata e competente, diventato in questi anni uno degli amministratori piu' capaci del paese, arrivato alla politica dalla societa'". "È la vittoria - ha aggiunto - di una squadra di persone, donne e uomini, capaci di fare buona politica per la propria comunita' tenendo insieme ascolto, azione, apertura e valori. E capaci di pensare alle persone. Si e' lavorato tanto in anni difficili per tutto questo e il Partito Democratico di Bergamo e' oggi una delle esperienze piu' avanzate del centrosinistra da cui imparare. Grazie davvero di cuore a tutti quelli che ci hanno creduto e non hanno mai mollato".




L’affluenza ufficiale per queste elezioni amministrative di Bergamo è stata del 67,89%. Questi sono i risultati definitivi dopo lo scrutinio di 103 sezioni su 103.

CandidatiListePercentuale

Nicholas AnesaMovimento 5 Stelle (3,67%)3,64%

Giorgio GoriPartito Democratico (24,14%), Patto per Bergamo (2,99%), +Europa (2,42%), Giorgio Gori Sindaco (22,83%), Ambiente Partecipazione Futuro (2,56%)55,33%/

Francesco MacarioBergamo in Comune (1,70%)1,71%

Giacomo StucchiLega (21,77%), Forza Italia (5,06%), Fratelli d’Italia (4,53%), Bergamo Ideale (8,33%)39,32%

Bergamo, 29 maggio 2019 - Ha vinto la sua idea di città che vuole continuare acrescere, ad accogliere, a fare squadra. La sua abilità di cogliere gli esiti di iniziative portate avanti nel tempo dai suoi predecessori a Palazzo Frizzoni, la testardaggine dimostrata di fronte a scelte impopolari, come le rotte dell’aeroporto di Orio al Serio e il parcheggio alla Fara, in Città Alta. Ha vinto la sua voglia di svecchiare la città e di renderla più dinamica e giovanile. Giorgio Gori, sindaco uscente di Bergamo confermato con il 55,33% dei voti contro il 39,32% del suo avversario del centrodestra, il leghista Giacomo Stucchi, non ha però nessuna intenzione di cullarsi sugli allori della vittoria.

«Da dove abbiamo intenzione di ripartire? Esattamente da dove abbiamo finito - ha rivelato lunedì notte, dopo gli esiti positivi delle tornata elettorale -. Nei prossimi giorni, passata l’euforia per la vittoria, inizierò a dare un’occhiata alla Giunta e penserò a come riorganizzare gli uffici, allineando maggiormente parte tecnica e politica». Un pensiero Gori lo ha rivolto anche alla sua famiglia, alla moglie Cristina Parodi, ai figli Angelica e Alessandro, la sua grande forza. «Sono stati fondamentali, mi hanno sempre supportato e sopportato».

«I cittadini di Bergamo, che ringrazio per la fiducia - ha spiegato Gori - hanno guardato alle cose concrete che abbiamo fatto, al di là delle ideologie. Hanno, credo di interpretare così il loro pensiero, riconosciuto il buon lavoro svolto dall’amministrazione e la compattezza della proposta della coalizione. Questo è un successo di tutti, è una città che si è messa in marcia per questo risultato. Stucchi? È stato un avversario sportivo e leale. Ha scontato la poca conoscenza della città, non ha sviluppato una proposta sufficientemente credibile e articolata e si è affidato troppo alla forza politica della Lega».

«Il voto di Bergamo - è il ragionamento di Gori subito dopo la riconferma alla carica di sindaco -, insieme a quelli di Firenze, Bari, Pesaro e Reggio Emilia, dimostra che anche in un momento in cui il centrosinistra non possiede la maggioranza nel Paese viene premiato dai cittadini quando esprime buone amministrazioni. Dalle città può arrivare una lezione importante per il rilancio del Pd e del centrosinistra». Nella notte della vittoria Gori non si è sottratto alle domande di chi gli chiedeva un giudizio sul risultato nazionale del Partito democratico. «La risalita al 23% - ha detto - non è sufficiente per governare ma rappresenta una fase nuova, più positiva e meno litigiosa. Per completare questo progetto serve tradurre a livello nazionale l’esperienza delle liste civiche, come dimostrato a Bergamo, e intercettare le istanze ambientaliste che in Europa crescono in consenso e da noi non ancora».


Il centrodestra alla resa dei conti


La vittoria, si sa, ha molti padri mentre la sconfitta è orfana. Anche il tracollo elettorale di Giacomo Stucchi vaga da due giorni per Bergamo in cerca di una paternità che non può essere tutta attribuita all’ex senatore leghista di Verdello ma dev’essere cercata anche nel suo partito e nella sua coalizione. Il test può essere quindi condotto cercando qualche elemento preciso. Prima di tutto la candidatura: Stucchi era l’uomo giusto per contrastare Giorgio Gori? Un parere forse non disinteressato arriva dal forzista Gianfranco Ceci, che aveva lanciato la propria candidatura con mesi di anticipo prima di cedere alle logiche di coalizione: «Bergamo è una città molto moderata, non era pronta per un sindaco leghista. E Stucchi non ha sempre vissuto la città, aveva bisogno di tempo per farsi conoscere». Meglio Ceci? «Meglio uno più conosciuto. E scelto da Bergamo, non dalle segreterie dei partiti a Roma».

Il parto del nome giusto era stato travagliato: «Stucchi — ricorda l’ex sindaco Franco Tentorio — era il migliore della Lega dopo che i tentativi fatti con la società civile non avevano avuto esito. Anche io non vedevo alternative, ma non è bastato». In effetti di nomi non ne erano rimasti molti, ricorda il deputato leghista Daniele Belotti: «Stucchi era affidabile e con grande esperienza, e la sola alternativa era Alberto Ribolla che però è parlamentare». Chissà se Ribolla è d’accordo con la scelta: «Su questo non voglio esprimermi», risponde. E la segreteria cittadina? «Dal direttivo provinciale sono usciti dei nomi e io rispetto ciò che decide il direttivo», se la sbriga Serena Fassi. «Era l’uomo giusto», assicura invece il commissario del partito Giulio De Capitani. «Era quello con più esperienza e storia leghista, poi le gare si fanno in due e gli altri sono più bravi», per il deputato Cristian Invernizzi. «Uomo di alto profilo, il migliore che potevamo esprimere», è certo il responsabile lombardo enti locali della Lega Giovanni Malanchini.

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