Mercato dei giudici, Anm all’attacco: “Ora via dal Csm”.


Nomine pilotate durante cene tra magistrati e politici. L’ex sottosegretario: nessun reato, adesso denuncio io

Altro che pacificazione dentro la magistratura. Nonostante il monito dell’altro giorno dal Quirinale, via David Ermini. Nonostante pure l’invocazione del premier, Giuseppe Conte, che dice: «Non entro nello specifico, ma cercare la contiguità con la politica significa anche svilire la funzione della magistratura».

Eppure è un giorno di scontro tra le toghe. L’associazione nazionale magistrati trova una linea comune nel segno della severità. «Un consigliere si è già dimesso, altri quattro hanno deciso di autosospendersi. Ma non basta». Già, perchè l’Anm ha chiesto espressamente «che gli ulteriori consiglieri direttamente coinvolti nella vicenda rassegnino le loro immediate dimissioni dall’incarico istituzionale per il quale, evidentemente, non appaiono degni». Un ultimatum in piena regola in quanto gli incontri carbonari di 5 consiglieri del Csm, con ex consiglieri come Luca Palamara e uomini politici, in particolare con l’imputato Luca Lotti, sono ritenute «gravissime violazioni di natura etica e deontologica». Uno che s’è offeso è Lotti stesso. «Il mio nome - dice - è stato tirato in ballo, sempre a sproposito, nonostante io non abbia commesso nessun reato. Pare che incontrarmi o cenare con me sia diventato il peggiore dei reati: se così fosse in molti dovrebbero dimettersi, magistrati e non». Adirato e minaccioso. «Alla fine di questa storia, statene certi, chiederò a tutti (nessuno escluso) di rispondere delle accuse infondate e infamanti contro di me». Anche gli autosospesi rispondono per le rime. Nessuno intende dimettersi dal Csm. «Richiesta priva di fondamento», scrivono Corrado Cartoni Antonio Lepre e Paolo Criscuoli di Magistratura indipendente.


E questa è la storia per come la raccontano loro. Erano a cena con «l’amico magistrato onorevole» Cosimo Ferri. Il tutto nel ristorante dell’albergo di Roma dove Ferri alloggia. A fine cena, si aggiunge Lepre che alloggia nello stesso hotel. I quattro, tutti riconducibili a Magistratura indipendente, si incontrano con tre colleghi di Unicost, Luca Palamara, Luigi Spina e Gianluigi Morlini.Quest’ultimo - che è il quarto autosospeso - è forse il più importante di tutti, perché presiede la commissione che decide gli incarichi direttivi.

È chiaro che stanno lì a concordare le poltrone fuori dalle stanze istituzionali. A un certo punto, si palesa l’onorevole Luca Lotti, il renziano di ferro. «All’improvviso e all’insaputa di tutti i consiglieri presenti», dicono i tre. Anche Morlini dice di non avere saputo in anticipo di Lotti. «Ribadisco: non sapevo avrebbe partecipato. Io mi sono poi allontanato con una scusa, ben prima che l’incontro terminasse».

La riunione clandestina

È quella riunione clandestina del 9 maggio, in cui - come ascoltano gli investigatori del Gico della Finanza tramite il cellulare di Palamara, infettato da un trojan e trasformato in microspia - che si disegnano gli organigrammi futuri di Roma e di Perugia. E durante la quale, Spina viene meno ai suoi doveri di riservatezza e davanti a Ferri e Lotti, spiffera particolari riservati sull’esposto del pm Stefano Rocco Fava, giunto al Csm e utile a inguaiare il «nemico» comune, ossia il procuratore aggiunto di Roma, Paolo Ielo. Si sente la voce di Palamara che dice a Lotti: «Quel c... che m’hanno combinato lì a Perugia ancora nemmeno si sa».

Pochi giorni dopo, la commissione del Csm avrebbe iniziato a esaminare la pratica di Roma. Ma i giochi sembrano già fatti perché, come concordato al dopocena incriminato, sul candidato Marcello Viola confluiranno i voti di Unicost (almeno la parte che risponde a Palamara) con quelli di Magistratura indipendente, e a sorpresa ci sarà anche il voto di Piercamillo Davigo. Se l’inchiesta di Perugia ha ora rovesciato quel tavolo, però, è evidente che molti, anche ex magistrati, cercano di regolare i conti in sospeso.

Robledo contro Bruti Liberati

L’ex procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, per dire, storica voce di Magistratura democratica, dice in tv: «È un fatto di una straordinaria gravità. Ricorda molto la P2. Una vicenda di inquinamento gravissimo». Gli replica l’ex procuratore aggiunto, Alfredo Robledo, che un paio di anni fa ebbe scontri durissimi con lui: «Bruti Liberati, magistrato più noto per l’attività correntizia che per quella giudiziaria, rispetto alla vicenda Palamara dovrebbe avere il buon gusto di tacere». Robledo ricorda quando Bruti Liberati gli disse «che avrei dovuto seguire le sue indicazioni, perché la mia nomina era stata resa possibile dal voto di differenza di un consigliere di Md». Robledo aveva denunciato il tutto al Csm. «Di quel Consiglio faceva parte Palamara, estensore della sentenza, ritenuta molto controversa, che mi allontanò da Milano».



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