Istituto Ifo lancia l'allarme: caos finanziario in Germania ed economia in caduta libera




Mala tempora currunt per la Germania. Su Berlino sta per abbattersi una una vera e propria recessione. Un eminente think tank tedesco avverte che la fiducia nell'economia del paese è in "caduta libera" almeno da luglio a causa delle preoccupazioni sull'impatto del conflitto commerciale globale e dell'approccio protezionistico del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, scrive il quotidiano britannico Express.


Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (BCE) ha ammesso che la situazione è in fase di peggioramento e ha offerto una cupa prognosi per le economie della Germania e dell'Italia.


L'indicatore del clima economico dell'Istituto Ifo, con sede a Monaco, che misura la fiducia di 9000 manager su base mensile, è sceso da 95,7 punti da 97,5 punti rispetto a giugno. L'ultimo sondaggio segna il quarto mese consecutivo in cui l'indice ha registrato un calo.

Clemens Fuest, presidente Ifo, ha dichiarato: “Le case automobilistiche hanno ancora grandi preoccupazioni. Le esportazioni sono ancora più penalizzate dalla contrazione”.

I problemi economici risultano essere maggiormente avvertiti dall’industria automobilistica tedesca, con oltre l’80% delle fabbriche in contrazione.

Oltre alle preoccupazioni per la Brexit, il pessimismo è guidato anche dall'approccio testardo di Trump sul commercio internazionale, con Ifo che non esclude una recessione tecnica in primavera ed estate, il che significa ridurre la produzione economica.

Un’indagine condotta da IHS Markit mostra che l'attività manifatturiera per la più ampia zona euro è scesa ai livelli osservati l'ultima volta al culmine della crisi del debito europeo del 2012.


Draghi preoccupato da Germania ed Italia.

Cari italiani, cari tedeschi, la crisi della vostra industria manifatturiera è un problema per l’intera crescita dell’area euro. Draghi parla apertamente di uno “choc asimmetrico”, di “numeri che peggiorano di giorno in giorno” e della possibilità che questa sfiducia si allarghi ad altri settori e Paesi dell’area.

Per quanto la BCE si possa spingere oltre, le due economie più stagnanti dell’Unione “hanno bisogno di politiche fiscali”. A precisa domanda il presidente non se la sente di essere più preciso, perché significherebbe apparire come il suggeritore occulto delle due più grandi democrazie del continente. Draghi non può dunque far altro che restare nel suo mandato, e usare i mezzi a disposizione.

Il comunicato che precede la conferenza stampa è più esplicito del previsto: dice che potrebbe esserci la riapertura del piano di acquisto di titoli pubblici, lascia intendere un possibile taglio ulteriore del tasso sui depositi, modifica e semplifica la formula sull’inflazione (così da avvicinare il momento in cui l’obiettivo si sposterà da “vicino al due per cento” a “sopra”). Voci circolate dopo la riunione raccontano di un clima più vivace del previsto, con i tedeschi e il blocco dei Paesi nordici contrari a cambiare nuovamente la rotta della politica monetaria. “C’è stata un’ampia discussione in cui molti si sono detti favorevoli alla linea scelta”. Tradotto dal linguaggio diplomatico: non è stata una passeggiata.



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