Renzi porta via al Pd 41 parlamentari e… 3 milioni di euro. Zingaretti si riprende nel PD, Boldrini


ROMA – Con l’abbandono dei 41 parlamentari migrati nella nuova formazione di Matteo Renzi, Camera e Senato verseranno oltre 2 milioni in meno di rimborsi annui ai gruppi dem. E al Nazareno arriverà un milione di contributi in meno dagli eletti Pd.

Insomma al danno politico, il trauma della scissione, si aggiunge il conto economico, un ammanco considerevole per finanziare le attività del partito legate ai contributi dei parlamentari. Rischiano concretamente di perdere il posto i dipendenti assunti a Montecitorio e Palazzo Madama dai Democratici per far funzionare la macchina del partito.

Per ora verrà operata una spending review rigorosissima, stop alle consulenze per esempio, con l’obiettivo di non licenziare nessuno. Deputati e senatori, oltre ai contributi parlamentari, versano una quota di 1500 euro al mese al Pd.

“Alla Camera – segnala il Corriere della Sera -, sempre prima della scissione, il Pd riceveva 5,4 milioni di rimborsi. Oggi sono di minuiti di 1 milione e 250 mila euro, che andranno al gruppo guidato da Maria Elena Boschi. Nella scorsa legislatura, i dipendenti del gruppo a Montecitorio erano 120-130: oggi sono calati a 70”.

PARTITO DEMOCRATICO SCISSIONE

L'annunciata scissione nel Pd con l'abbandono di Matteo Renzi avrà pesanti ripercussioni non solo in Parlamento, con la formazione di due nuovi gruppi di Camera e Senato ma sarà fortemente sentita anche sul territorio: all'interno dei gruppi dirigenti e soprattutto nelle assemblee locali, comunali e regionali.

Da nord a sud si riscriverà la geografia politica del centrosinistra. Se in Emilia, la regione con il maggior numero di iscritti ai dem la frattura non sembra particolarmente profonda, lo stesso non sembra potersi dire a Milano dove i 'renziani' sarebbero in gran numero. Meno problemi dovrebbero avere invece Toscana, Campania e Liguria mentre in Sicilia paiono molti ancora i dirigenti 'alla finestra' in attesa di sviluppi.

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