Le novità sul coronavirus: già 41 morti


Che cos’è un coronavirus? I coronavirus sono un tipo di virus appartenente alla famiglia Coronaviridae e utilizzano l’RNA come materiale genetico. L’RNA (acido ribonucleico) è una versione “semplificata” del DNA, e assolve al medesimo scopo di codificare e trasmettere le informazioni genetiche. I coronavirus si chiamano così perché i loro virioni (la parte infettiva) appaiono al microscopio elettronico come piccoli globuli contornati da tante piccole punte che ricordano quelle di una corona.

Le punte sono costituite dai peplomeri, le strutture proteiche che insieme ad altri meccanismi consentono ai virus di attaccarsi alle cellule dell’organismo che desiderano infettare. Una volta che si sono legati alle cellule ospiti, i virus rilasciano il loro codice genetico modificando il comportamento della cellula, e innescando di solito una risposta immunitaria da pare dell’organismo infettato, che cerca in questo modo di sbarazzarsi del virus (solitamente facendo alzare la temperatura, viene la febbre per intenderci).

Coronavirus che causa la SARS (Wikimedia)

E perché si parla di “nuovo coronavirus”? I coronavirus sono piuttosto diffusi tra diverse specie di mammiferi e uccelli: infettano il loro apparato respiratorio e gastrointestinale, causando sintomi di vario tipo. Dagli anni Sessanta, sappiamo che in alcuni casi questi virus riescono a passare verso gli esseri umani, con sintomi che variano a seconda delle loro caratteristiche. Viene semplicemente definito “nuovo coronavirus” un coronavirus da poco identificato e le cui caratteristiche non sono ancora completamente note. Quello scoperto in Cina è stato per ora chiamato 2019-nCoV dove il numero “2019” indica l’anno di identificazione.

Quanti coronavirus interessano gli esseri umani? Attualmente, ci sono sette diversi ceppi di coronavirus noti per infettare anche gli esseri umani, compreso il 2019-nCoV. La maggior parte di loro non porta a sintomi particolarmente gravi ed è la causa di una percentuale significativa della malattia che comunemente chiamiamo raffreddore. In alcuni casi, i coronavirus causano però sintomi più gravi, soprattutto nelle persone con problemi al sistema immunitario, che portano poi a bronchiti o a polmoniti difficili da trattare.

Che c’entra la SARS? La sindrome acuta respiratoria grave (SARS, dalla definizione inglese “Severe Acute Respiratory Syndrome”) è probabilmente la malattia più conosciuta legata a un coronavirus. Il virus che la causa fu identificato tra il 2002 e il 2003 e porta a un’infezione diffusa sia nel tratto superiore sia in quello inferiore del sistema respiratorio. Nel 2003 furono registrati circa 8mila casi di SARS, e si stima che il 10 per cento dei pazienti infettati dal virus sia morto a causa di successive complicazioni.

E la MERS? Anche la sindrome respiratoria mediorientale da coronavirus (MERS, dall’inglese “Middle East Respiratory Sindrome”) è causata da un virus con alcune somiglianze con quello della SARS e con il nuovo coronavirus scoperto in Cina. La MERS, identificata nel 2012, ha un tasso di mortalità più alto della SARS e stimato intorno al 30 per cento.

Da dove arriva il nuovo coronavirus? Wuhan è la più grande città della Cina centrale ed è il luogo dove sono stati identificati i primi casi di infezioni da 2019-nCoV. Il 31 dicembre 2019, la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan ha inviato una segnalazione all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), spiegando di avere registrato un certo numero di casi di polmonite con cause ignote. Le indagini avevano comunque messo in evidenza un legame con un mercato all’ingrosso di frutti di mare e altri animali marini vivi. Una decina di giorni dopo la segnalazione, il Centro per il controllo delle malattie della Cina ha annunciato di avere identificato un nuovo coronavirus, alla base dei casi di polmonite di Wuhan. Le autorità cinesi hanno inoltre diffuso la sequenza genomica del coronavirus, cioè le sue caratteristiche genetiche, in modo da tenerne traccia e poter essere identificato in altri pazienti con sintomi sospetti.



Il numero dei morti è arrivato a 41 e i contagi sono più di 1350 (al 26 gennaio, ndr): ne sono stati confermati anche tre in Francia, due negli Stati Uniti e uno in Australia.

Il numero dei morti causati dal nuovo coronavirus è salito a 41 e i casi di contagio confermati sono circa 1350. Tutte le morti sono avvenute in Cina, dove c’è anche la maggioranza dei contagi: sono tuttavia stati confermati casi in Francia, Stati Uniti e Australia. Le autorità cinesi hanno imposto nuove restrizioni e altre misure di controllo per arginare la diffusione del virus, limitando i viaggi di milioni di persone nei giorni dei festeggiamenti per il Capodanno cinese: i contagi hanno però ormai raggiunto diverse province del paese e tre delle morti sono avvenute in luoghi che non sono la città di Wuhan, quella da cui sono iniziati i contagi.

Tra venerdì e sabato le autorità cinesi hanno confermato la morte di altre 15 persone a causa del nuovo coronavirus, che nei casi più gravi – specialmente in persone con un sistema immunitario già indebolito – può causare polmoniti e altri problemi respiratori. Solo tre delle morti legate al nuovo coronavirus sono avvenute fuori da Wuhan: una è stata in un’altra città della stessa provincia, quella di Hubei, un’altra è stata nella provincia di Hebei – limitrofa a quella di Pechino – e la terza nella provincia di Heilongjiang, nel nord della Cina, vicino al confine con la Russia. I principali media nazionali cinesi hanno inoltre confermato la morte di un medico di 62 anni che lavorava in uno degli ospedali della provincia di Hubei dove sono stati trattati moltissimi casi di contagio.

Le 15 persone la cui morte è stata confermata nelle ultime ore avevano tra i 55 e gli 87 anni, 11 erano uomini e 4 erano donne. La maggior parte dei pazienti morti fino ad ora era avanti con l’età e aveva altri problemi di salute. I morti più giovani sono stati una donna di 48 anni che aveva precedenti problemi di salute e un uomo di 36 anni, ricoverato il 9 gennaio, morto giovedì e senza precedenti problemi di salute.

Un soldato controlla la temperatura di un uomo a un casello autostradale di Wuhan (Chinatopix via AP)

I casi fuori dalla Cina Per ora, in Asia, ci sono stati casi confermati in Corea del Sud (2), Giappone (2), Taiwan (3), Nepal (1), Thailandia (5), Malesia (3) e Singapore (3).

L’Australia ha confermato sabato il primo caso di contagio: riguarda un uomo di 50 anni arrivato domenica scorsa dalla Cina dove aveva anche visitato la città di Wuhan. L’uomo è ricoverato in un ospedale di Melbourne. Gli Stati Uniti hanno invece confermato due casi di contagio. Il primo riguarda un uomo di circa 30 anni che vive nello stato di Washington e che si è ammalato dopo essere tornato da un viaggio nella regione di Wuhan; il secondo riguarda una donna di circa 60 anni della zona di Chicago, anche lei da poco rientrata da un viaggio a Wuhan. In Europa, la Francia è il primo paese ad aver confermato casi di contagio. Fino ad ora sono tre: due a Parigi e uno a Bordeaux e tutti riguardano persone da poco rientrate da viaggi in Cina. In Italia si era parlato di due casi di sospetto contagio, ma entrambi si sono rivelati falsi allarmi.

Misure di controllo Per limitare la diffusione del virus, le autorità cinesi hanno imposto nuove misure di controllo e di limitazione degli spostamenti di milioni di persone. Il blocco dei viaggi in uscita e degli spostamenti interni, imposto giovedì solo per la città di Wuhan, è stato progressivamente allargato e da venerdì riguarda 18 città e 56 milioni di persone. Sono stati imposti inoltre controlli straordinari su tutti i mezzi di trasporto pubblici per identificare e isolare i casi di contagio: saranno istituiti dei punti di controllo in stazioni di treni, bus e aeroporti, con l’obbligo di controllare tutti i passeggeri e trasportare quelli sospetti in ospedale.

Si può davvero isolare un’intera grande città?

Le autorità hanno anche cancellato i più grandi eventi pubblici legati al Capodanno cinese – i cui festeggiamenti sono iniziati venerdì – e hanno chiuso diversi grandi siti turistici, tra cui la Città Proibita di Pechino, un tratto della Grande muraglia e il parco divertimenti Disney di Shanghai.


L’ospedale di Wuhan Le autorità cinesi hanno annunciato pochi giorni fa la costruzione di un nuovo ospedale a Wuhan per trattare i casi di contagio. L’ospedale dovrebbe essere pronto entro la prossima settimana e stanno girando foto e video che mostrano le intense attività di costruzione. A Wuhan sono stati inoltre inviati 1200 tra medici ed altri operatori sanitari e 450 medici e infermieri dell’esercito.

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