Sulla prescrizione e i renziani


La riforma della prescrizione che comporta il blocco dopo la sentenza di primo grado è scattata dal 1° gennaio, così come previsto dalla legge Spazzacorrotti approvata a inizio 2018, quando al Governo c’era l’alleanza M5S-Lega. Si tratta di una battaglia storica dei Cinque Stelle , portata avanti dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

In Parlamento, lo stop alla prescrizione non piaceva alla Lega, che accettò di votarlo solo in cambio dell’impegno a varare misure per ridurre i tempi del processo. Il blocco era osteggiato anche dal Pd. Si aggiunga che la riforma Bonafede ha cancellato quella varata due anni fa dell’allora Guardasigilli Andrea Orlando (Pd), che aveva previsto di sospendere il corso della prescrizione per un anno e mezzo dopo la sentenza di primo grado e per un altro anno e mezzo dopo la pronuncia d’appello, ma che non è, di fatto, mai entrata in vigore. Arriviamo in questi giorni. Mercoledì 15 gennaio in commissione Giustizia della Camera c’è stato lo strappo dei renziani proprio sulla questione prescrizione: i deputati di Italia Viva (Iv) insieme con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno approvato la proposta di legge presentata dal responsabile di Forza Italia, Enrico Costa, che elimina il blocco della prescrizione voluto dal Movimento 5 Stelle (M5S). Per un solo voto in più si è creato l’asse Iv- opposizione che fa tremare la maggioranza. Da sottolineare che nell’ attuale governo di centrosinistra insieme col Pd anche Liberi e Uguali hanno proposto una modifica della legge Spazzacorrotti nel senso di uno stop a tempo della prescrizione. Nel frattempo si torna a discutere nel governo per trovare una mediazione, che il premier Conte ha trovato finora distinguendo tra condannati e assolti in primo grado. Il leader di Iv Renzi va dicendo invece che “Il lodo Conte viola i principi costituzionali… L'essere o meno colpevoli non si valuta in primo grado, ma alla fine del processo” A sua volta il segretario dem Nicola Zingaretti lo contesta e qualche sera fa ha sostenuto a Porta a Porta: "C'è una maggioranza da tutelare e chi vota con l'opposizione la indebolisce". Da parte sua Bonafede afferma: "Tutte le forze politiche valuteranno il testo e faranno le loro proposte. Numerose sono le convergenze sulle misure per abbreviare i tempi". Ma, riferito al no di Italia Viva, aggiunge: "Rimangono alcune distanze sulla prescrizione. Per me e per il Movimento cinque stelle resta prioritario garantire la certezza della pena e che non ci siano sacche di impunità". E, rivolto a Renzi, replica: "La distinzione fra assolti e condannati non è la mia proposta di partenza ma ricordo che questa distinzione è stata già introdotta nella scorsa legislatura da qualcuno che adesso solleva profili di incostituzionalità” riferendosi alla riforma Orlando. Il democratico Verini, al termine del vertice della settimana scorsa , ha sottolineato a sua volta che “sono stati fatti passi avanti“. Ottimista è anche il senatore di Leu Pietro Grasso: “La riforma è un cantiere di lavoro ancora aperto: unico imperativo categorico è ridurre i tempi dei processi“. Mentre a difendere il ‘lodo Conte’ dagli attacchi di Renzi è un altro esponente del Pd, Alfredo Bazoli: “Noi non pensiamo che il lodo Conte sia incostituzionale. Pensiamo che sia una proposta che ha una sua dignità. È una proposta interessante, che può essere migliorabile, ma è una base di partenza utile“. Tuttora la questione rimane aperta nella maggioranza. Perfino in una parte del Pd si avverte qualche malumore, ma soprattutto non si acquiesta l’ opposizione di moltissimi magistrati e avvocati, i quali ritengono in linea con Iv che la riforma di Bonafede non solo sarebbe incostituzionale ma anche inutile sul piano pratico .Gli esperti, ad esempio, stimano che lo stop della prescrizione metterà seriamente a rischio l’efficienza di molti uffici giudiziari, i quali si troveranno ad avere circa 30 mila procedimenti in più ogni anno, e l’esito ovviamente sarà ancor più pesante sulle Corti oberate da un maggior numero di prescrizioni, con l’alta possibilità che anche i tempi dei processi ne risulterebbero allungati. Il ministro Bonafede che tanto si spende per uscire dallo stallo sulla prescrizione sorvola sulle beghe Pd- Italia viva, sostenendo:”Vedo una maggioranza che,a parte Iv, ha deciso di andare avanti. Il Pd è stato molto compatto nel dire che l’assetto entrato in vigore andava un po’ corretto…Piano piano abbiamo raggiunto l’obiettivo” . Certo si è creato un asse Pd-M5S, ma la sponda che può far vacillare il governo, nonostante le intenzioni espresse all’incontrario dai renziani, non si è eclissata. Forse lo scontro tra Pd e Iv è squisitamente politico: il bersaglio di Renzi è Zingaretti che è uscito dal conclave di Contigliano con le rinnovata aperture al M5S e l’accusa a tutto il Partito democratico di andare a rimorchio della cultura giustizialista del M5S. Staremo a vedere nei prossimi giorni se la compattazione del governo a maggioranza giallorosso sarà possibile, considerando anche il momento poco opportuno delle dimissioni da segretario dei 5S di Luigi Di Maio.


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