Consiglio Europeo: ecco l’accordo sul Recovery Fund




21 luglio 2020 Ispi on line..

l termine di quattro giorni di negoziato serrato, in cui l’Europa intera è sembrata in scacco dei cosiddetti ‘frugali’, il Consiglio Europeo riunito a Bruxelles approda a una bozza di intesa. L’ammontare complessivo del Recovery Fund sarà di 750 miliardi: 390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti. Rimangono gli ‘sconti’ concessi ad alcuni paesi su quanto dovranno versare nel bilancio Ue.


Quattro giorni di negoziati in plenarie, di trattative bilaterali e un confronto tiratissimo tra ‘frugali’ e ‘mediterranei’, ma alla fine da Bruxelles arriva la fumata bianca. Il Consiglio europeo straordinario, previsto inizialmente venerdì e sabato e proseguito fino alla scorsa notte per cercare di accorciare le distanze tra le diverse posizioni, è approdato finalmente ad una bozza di accordo condivisa dai 27. Fondamentale la paziente opera di mediazione con cui la Cancelliera tedesca Angela Merkel è riuscita a sbloccare l’impasse sul Recovery Fund (il ‘Next Generation EU’ come lo ha denominato la Commissione Ue): 750 miliardi da iniettare nelle economie europee per risollevarle dalla crisi generata dal Covid-19. Se il presidente del Consiglio europeo Charles Michel aveva parlato di ‘Mission impossible’, la preoccupazione di tutti era che il negoziato si chiudesse senza un’intesa, a causa di veti e ricatti incrociati da parte dei paesi schierati in blocchi di interessi contrapposti. Da una parte i ‘frugali’, che chiedevano un ammontare complessivo ancora più basso, maggiori controlli sulle spese e una forte riduzione delle sovvenzioni a fondo perduto. Dall’altra quasi tutti gli altri paesi (soprattutto quelli mediterranei, Italia in testa) che insistevano per non ridurre le ambizioni (e l’ammontare) delle misure europee. Tra questi si inseriva anche il blocco dell’est – e l’Ungheria di Orban in particolare – che non intendeva cedere nel vincolare l’erogazione dei fondi al rispetto dello stato di diritto.

Il compromesso raggiunto rappresenta un traguardo storico per l’Ue, che per la prima volta opta per un considerevole indebitamento comune per rilanciare la crescita.


Recovery Fund: quanto vale ora?

La svolta è stata finalmente raggiunta nella notte dopo le ultime limature ad una nuova proposta del presidente Michel, che comprende alcuni compromessi fatti per ridurre ulteriormente le distanze tra i vari schieramenti. L’intero ammontare del Fondo rimane di 750 miliardi di euro, ma cambia la composizione: i sussidi/contributi a fondo perduto del Recovery Fund sono stati ridotti (dagli iniziali 500 miliardi della Commissione agli attuali 390); i prestiti vengono invece aumentati (da 250 a 360). Il bilancio 2021-27, che fungerà da garanzia per l’emissione comune che finanzierà il Recovery Fund, è stato sbloccato (sarà di 1.074 miliardi). Vengono mantenuti gli ‘sconti’ per alcuni paesi (rispondendo quindi alle richieste dei ‘frugali’) rispetto a quanto questi dovrebbero versare alle casse di Bruxelles sulla base del loro Pil.


Quali erano i nodi da sciogliere?

I nodi su cui a Bruxelles il confronto ha rischiato più volte di arenarsi erano sempre gli stessi.

L’ammontare degli aiuti a fondo perduto: i 500 miliardi proposti dalla Commissione (ma anche da Francia e Germania) erano considerati troppi per i paesi ‘frugali’ che volevano ridurli ben sotto i 400 miliardi, ampliando invece la quota dei prestiti. Non escludevano affatto, peraltro, che l’ammontare complessivo del Fondo potesse risultare inferiore ai 750 miliardi proposti dalla Commissione.

La 'governance' sull'erogazione dei fondi: L’Olanda pretendeva il veto se i piani di investimento e riforme degli stati beneficiari del fondo non saranno ritenute in linea con gli accordi. Il meccanismo trovato alla fine prevede una prima valutazione del piano nazionale di riforme da parte della Commissione, cui seguira una decisione a maggioranza qualificata tra gli Stati membri. I ‘paesi frugali’ non riescono, insieme, a raggiungere un'eventuale minoranza di blocco, ma viene previsto un “freno d'emergenza” attivabile dai singoli paesi che potrebbero sospendere per alcuni mesi i pagamenti rimettendo la questione al Consiglio europeo. La decisione finale spetterebbe comunque alla Commissione.

Gli ‘sconti’: il gruppo dei frugali chiedeva di mantenere e anzi ampliare l'entità dei rimborsi che in qualità di contributori netti ricevono per compensare i loro versamenti al bilancio Ue. Sono stati accontentati e gli ‘sconti’ continueranno così a comparire anche nel bilancio Ue 2021-2027 e saranno anche più alti.

Altri punti di acceso dibattito riguardavano il legame tra l’erogazione dei fondi europei e il rispetto dello stato di diritto (che il blocco di Visegrad non accettava e che è stato alla fine reso piuttosto labile) e l’ammontare complessivo del bilancio Ue 2021-2027 proposto dalla Commissione (1.074 miliardi per sette anni) considerato troppo alto dai paesi del Nord.


Perché il Recovery Fund è necessario?

Malgrado le profonde divisioni, tutti i leader europei, inclusi quelli dei paesi frugali, condividono la stessa preoccupazione: quella per una crisi economica senza precedenti. È peraltro ancora vivo il ricordo della scorsa crisi economica quando i paesi europei non avevano di certo favorito l’uscita dalla crisi mondiale, anzi l’avevano peggiorata e prolungata attraverso una crisi finanziaria che aveva travolto alcuni paesi dell’Eurozona. Stavolta a essere potenzialmente travolti non ci sarebbero solo i ‘soliti noti’ (a partire da Grecia e Italia) ma anche altri paesi, fino addirittura alla Francia profondamente colpita dal virus e con un debito pubblico che si appresta a superare, e di molto, il 100% del Pil.

In un quadro del genere, l’instabilità finanziaria potrebbe avere dure conseguenze anche per i solidi paesi del Nord Ue, oltre ovviamente a riverberarsi a livello mondiale. Ad ammonire sul peggioramento della situazione ci aveva pensato a inizio luglio la Commissione europea, per la quale la maggior parte dei paesi europei, inclusi quelli economicamente più dinamici nel Nord e nell’Est dell’Ue, non vedranno il ritorno al loro livello di Pil pre-crisi nemmeno nel 2021. Se infatti ad aprile la Commissione stimava che quest’anno il Pil dell’intera Ue si sarebbe contratto del 7,4%, ora si spinge a -8,3% (che si avvicina al 9% per l’Eurozona). Stime peraltro basate sull’ipotesi che non si verifichi una nuova ondata di contagi nel secondo semestre dell’anno (cosa che secondo il FMI spingerebbe la contrazione del Pil di paesi come l’Italia e la Francia addirittura al -14%).

La consapevolezza di un rischio senza precedenti c’era quindi in tutti i leader politici che si sono recati a Bruxelles per il Consiglio straordinario di questi giorni. La stessa consapevolezza che, dopo alcuni tentennamenti iniziali, aveva portato nei mesi scorsi la BCE ad attivare un piano di acquisto di titoli pubblici per oltre 1 trilione di euro, e l’Ue stessa ad avviare misure straordinarie (sospensione del patto di stabilità, SURE, MES, nuovi prestiti BEI).

Ora che il Recovery Fund è stato approvato dai capi di Stato e di governo non è però ancora detta l’ultima parola: parte infatti un iter di approvazione che coinvolgerà, soprattutto in merito al bilancio Ue, anche il Parlamento europeo e i singoli Parlamenti nazionali (per la riforma delle regole sulle risorse proprie). Altre insidie potrebbero quindi presentarsi nei prossimi mesi, ma il via libera dei leader europei è un enorme passo avanti.

E gli interessi dell’Italia?

È verso il premier olandese Mark Rutte, capofila dei ‘frugali’, che erano state rivolte le critiche di Giuseppe Conte, quelle (neanche troppo velate) di Macron, Merkel e persino dello stesso presidente del Consiglio europeo Charles Michel. “Si cercano astuzie per vanificare il risultato. Sembra quasi che si voglia piegare il braccio a un paese perché non si possa usare quei soldi facendo controllare al Consiglio ogni singola fase di attuazione – ha detto il premier Giuseppe Conte al termine dei primi tre giorni di vertice, aggiungendo – Sono ostacoli che umiliano la Commissione oltre a tutti noi. Il mio paese ha una sua dignità, c’è un limite che non va superato”.

Per l’Italia le priorità erano chiare fin dal primo momento: evitare di stravolgere i meccanismi di controllo consentendo a singoli paesi di apporre il veto allo stanziamento di fondi; salvaguardare l’ammontare complessivo del Recovery Fund mantenendo la più alta percentuale possibile di contributi/sussidi a fondo perduto e portare a casa un accordo che permetta la distribuzione dei fondi in tempi rapidi. "I sussidi sono necessari a una pronta ripresa per rafforzare la resilienza dei paesi che hanno più difficoltà nella crescita economica – ha osservato ancora il premier – Il Recovery Plan non può diventare uno strumento per condurre battaglie ideologiche". Il compromesso finale prevede complessivamente maggiori fondi per l’Italia che passano dai 172 miliardi previsti nella proposta iniziale a poco meno di 209 miliardi attuali, di cui 80 miliardi in contributi e il resto in prestiti a basso tasso da investire nei prossimi anni e rimborsare tra il 2026 e il 2058. I fondi arriveranno a partire dalla prossima primavera ma potranno essere utilizzati anche per coprire spese affrontate nel 2020.


Il commento

Di Franco Bruni, Vice Presidente ISPI

"Oltre che di un forte aiuto per affrontare le conseguenze economiche della pandemia, le decisioni di questo Consiglio, che comprendono anche il quadro finanziario poliennale, sono una tappa di grande rilievo nel processo di integrazione europea. Il bilancio dell'Unione – includendo il Recovery Fund – ora raddoppia quasi di dimensione, viene riorientato al finanziamento di beni pubblici europei e di spese comuni cruciali per la salute degli uomini e dell'ambiente, la ricerca e il progresso tecnologico. Inoltre, con un passo che ha quasi il rilievo della creazione dell'euro, per la prima volta i conti dell'UE vanno in deficit con l'emissione sui mercati mondiali di titoli di un debito congiunto degli Stati membri. Un’Europa che si integra lungo queste linee è destinata a un maggior ruolo economico-politico anche nel mondo."

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A cura della redazione di  ISPI Online Publications (Responsabile Daily Focus: Alessia De Luca,  ISPI Advisor for Online Publications)

21 luglio Jim Brunsden, Sam Fleming and Mehreen Khan in Brussels Financial times.

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The fruit of the marathon negotiations that began on Friday will be a recovery fund attached to the EU’s upcoming €1.074tn seven-year budget, which is known as the multiannual financial framework. The final compromise is a scaled-down version of what Ursula von der Leyen, European Commission president, originally requested from leaders in May. The core grants component of the recovery effort was reduced to €390bn, considerably less than the €500bn recommended by the commission and pushed by Germany and France. However, it is still a landmark agreement, against considerable odds, which will give Brussels the unprecedented power to borrow hundreds of billions on the markets and hand it out as budgetary support to member states. Here is how the plan will work — and what needs to happen next to get it up and running. How will the recovery fund operate? The core proposal, dubbed Next Generation EU, involves the commission borrowing up to €750bn in the financial markets. About €390bn of this sum will be distributed in the form of grants, with the remainder coming in the form of loans to facilitate the recovery in member states. The core component of these grants — worth €312.5bn — has been dubbed the EU’s Recovery and Resilience Facility, and it is this that member states have been most focused on. Member states will need to prepare national recovery plans pledging to reform their economies in order to unlock their allocated share of this funding, which will be distributed from 2021 to 2023. The remaining €77.5bn of grants are used to top up normal EU budgetary programmes. How is the money dished out? The rules determining how the money is shared out between countries, and the oversight mechanisms to ensure capitals enact promised reforms, were among the most contentious topics at the summit, alongside the size of the recovery fund itself. At the insistence of many governments, leaders amended Brussels’ draft plans to clearly link countries’ allocations of recovery money to the economic harm done by the pandemic, rather than relying on pre-crisis data on growth and unemployment. Following a long battle between the Netherlands and Italy, they have also instituted a governance mechanism that will allow an individual member state to raise objections if it feels a capital is failing to fulfil its reform promises in return for the money it is receiving from the commission. Mark Rutte at a round-table meeting at the summit in Brussels on Tuesday. The governance mechanism agreed at the summit was a core demand of the Dutch PM © Stephanie Lecocq/Pool/AP The system, a core demand of Dutch prime minister Mark Rutte, will allow any national government to temporarily block Brussels’ financial transfers to a country by demanding that EU leaders review whether commitments are really being honoured. But the review process is intended to have a three-month time limit and the EU commission formally retains the final say. Leaders also fought over a new mechanism that would force member states to abide by basic EU democratic values and rule-of-law principles in order to keep the money flowing. Hungary’s illiberal prime minister Viktor Orban pushed back against these proposals, with the result that leaders partly passed the buck to the commission to design new budgetary safeguards, while agreeing that a weighted majority of governments can block payments to a country on rule-of-law grounds. What is the relationship with the EU budget? The entire package has been negotiated alongside the EU’s next seven-year budget, or MFF, which will be worth €1.074tn and runs until 2027. Among the most contentious elements of this were rebates secured by frugal states and Germany against their normal budget contributions. This means leaders have settled countries’ national contributions to the EU budget for the coming years, while also endowing Brussels with new powers to borrow on the capital markets to fight the downturn. While most of the borrowed money will go to the new recovery fund, the remainder will be channelled through the EU’s normal budgetary programmes, with cash borrowed by the commission topping up existing schemes including Horizon, the science research scheme, rural development and the green Just Transition Fund. The grants element of this top-up spending has been heavily cut back from earlier commission proposals, however. How is the money paid back? The commission has been planning to establish a yield curve of debt issuance, with all liabilities to be repaid by the end of 2058. This threatens to be a drain on future EU budgets, and few countries are in a rush to increase their contributions to the EU’s coffers. Brussels’ intention has been that member states will agree to hand it the proceeds of potential new environmental levies and digital

Fondo di recupero dell'UE: come funzionerà il piano ( traduzione con google traduttore )

I leader dell'UE hanno finalmente raggiunto un accordo su un piano da 750 miliardi di euro per ricostruire le economie colpite dalla pandemia della regione, dopo quattro giorni di colloqui al vertice che hanno testato i limiti della capacità del blocco di superare le divisioni politiche interne. Il frutto dei negoziati sulla maratona iniziati venerdì sarà un fondo di recupero collegato al prossimo bilancio dell'UE per un importo di 1.074 milioni di euro, noto come quadro finanziario pluriennale. Il compromesso finale è una versione ridotta di ciò che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, aveva originariamente richiesto ai leader a maggio. La componente principale delle sovvenzioni dello sforzo di recupero è stata ridotta a € 390 miliardi, notevolmente inferiore ai € 500 miliardi raccomandati dalla Commissione e spinti da Germania e Francia. Tuttavia, è ancora un accordo fondamentale, a dispetto di notevoli probabilità, che darà a Bruxelles il potere senza precedenti di prendere in prestito centinaia di miliardi sui mercati e distribuirlo come sostegno di bilancio agli Stati membri. Ecco come funzionerà il piano e cosa deve succedere dopo per attivarlo.

Come funzionerà il fondo di recupero? La proposta principale, soprannominata Next Generation EU, prevede che la Commissione prenda in prestito fino a 750 miliardi di euro sui mercati finanziari. Circa 390 miliardi di euro di questa somma saranno distribuiti sotto forma di sovvenzioni, mentre il resto verrà erogato sotto forma di prestiti per facilitare la ripresa negli Stati membri. La componente principale di queste sovvenzioni, per un valore di 312,5 miliardi di euro, è stata soprannominata lo strumento di recupero e resilienza dell'UE ed è su questo che gli Stati membri si sono maggiormente concentrati. Gli Stati membri dovranno preparare piani nazionali di ripresa impegnandosi a riformare le loro economie al fine di sbloccare la loro quota assegnata di questo finanziamento, che sarà distribuito dal 2021 al 2023. I rimanenti 77,5 miliardi di € di sovvenzioni vengono utilizzati per integrare i normali programmi di bilancio dell'UE .

Come vengono versati i soldi? Le regole che determinano la ripartizione del denaro tra i paesi e i meccanismi di supervisione per garantire che i capitali attuino le riforme promesse, sono stati tra gli argomenti più controversi al vertice, insieme alle dimensioni del fondo di recupero stesso. Su insistenza di molti governi, i leader hanno modificato i progetti di Bruxelles per collegare chiaramente le allocazioni dei paesi di denaro per il recupero al danno economico causato dalla pandemia, piuttosto che fare affidamento sui dati pre-crisi sulla crescita e sulla disoccupazione. A seguito di una lunga battaglia tra Paesi Bassi e Italia, hanno anche istituito un meccanismo di governance che consentirà a un singolo stato membro di sollevare obiezioni qualora ritenga che un capitale non stia rispettando le promesse di riforma in cambio del denaro che riceve dalla commissione . Mark Rutte durante una tavola rotonda al vertice di Bruxelles martedì. Il meccanismo di governance concordato al vertice era una richiesta fondamentale del primo ministro olandese © Stephanie Lecocq / Pool / AP Il sistema, una richiesta fondamentale del primo ministro olandese Mark Rutte, consentirà a qualsiasi governo nazionale di bloccare temporaneamente i trasferimenti finanziari di Bruxelles verso un paese chiedendo ai leader dell'UE di verificare se gli impegni vengano realmente rispettati. Ma il processo di revisione dovrebbe avere un termine di tre mesi e la Commissione europea mantiene formalmente l'ultima parola. I leader hanno anche combattuto su un nuovo meccanismo che costringerebbe gli Stati membri a rispettare i valori democratici di base dell'UE e i principi dello stato di diritto al fine di mantenere il flusso di denaro. Il primo ministro illiberale ungherese Viktor Orban ha respinto queste proposte, con il risultato che i leader hanno in parte ceduto alla commissione per progettare nuove garanzie di bilancio, pur concordando sul fatto che una maggioranza ponderata di governi può bloccare i pagamenti a un paese in base allo stato di diritto motivi. Qual è la relazione con il bilancio dell'UE? L'intero pacchetto è stato negoziato a fianco del prossimo bilancio settennale dell'UE, o QFP, che varrà un valore di 1.074 milioni di euro e durerà fino al 2027. Tra gli elementi più controversi di ciò vi erano gli sconti garantiti dagli Stati frugali e dalla Germania contro i loro normali contributi di bilancio . Ciò significa che i leader hanno liquidato i contributi nazionali dei paesi al bilancio dell'UE per i prossimi anni, dotando anche Bruxelles di nuovi poteri di prestito sui mercati dei capitali per combattere la recessione. Mentre la maggior parte del denaro preso in prestito andrà al nuovo fondo di recupero, il resto sarà incanalato attraverso i normali programmi di bilancio dell'UE, con il denaro contante preso in prestito dalla Commissione per integrare i sistemi esistenti, tra cui Orizzonte,le tasse - soprannominate collettivamente Risorse proprie - per aiutare a finanziare il debito. Ma l'affare di martedì offre solo scaglie di speranza. La maggior parte dei leader a cui si sarebbe impegnata era una nuova tassa sui rifiuti di plastica. Per il resto, esisteva solo una tabella di marcia verso nuove risorse proprie, comprese le richieste alla Commissione di elaborare progetti di piani per un "meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbone" e un prelievo digitale. Di conseguenza, i costi di servizio del debito potrebbero finire per pesare sul normale QFP dell'UE nei futuri round di bilancio. Cosa succede dopo? L'accordo di martedì non è la fine della storia. Per prendere in prestito il finanziamento extra, la commissione ha richiesto un ampliamento della sua cosiddetta headroom di bilancio, o il divario tra la spesa effettiva e il massimo che l'UE può aumentare dagli Stati membri. Ciò dovrà essere promosso attraverso i parlamenti nazionali in tutta l'UE, in un processo che dovrebbe durare fino al prossimo anno. Inoltre, il Parlamento europeo svolgerà un ruolo chiave quando si tratta di elaborare i piani per i libri di statuto. I deputati dovranno ratificare il bilancio dell'UE, su cui hanno voce in capitolo vincolante. L'assemblea è determinata a sfruttare questo diritto di parola sul fondo di recupero, anche per garantire un chiaro legame tra il denaro dell'UE e il rispetto dello stato di diritto.

taxes — collectively dubbed Own Resources — to help finance the debt. But Tuesday’s deal offers only slivers of hope. The most leaders would commit to was a new levy on plastic waste. For the rest, there was only a road map towards new Own Resources including requests for the commission to draw up draft plans for a “carbon border adjustment mechanism” and a digital levy. As a result, debt servicing costs may well end up weighing on the EU’s normal MFF in future budget rounds. What happens next? Tuesday’s deal is not the end of the story. In order to borrow the extra funding, the commission has requested an expansion of its so-called budget headroom, or the gap between actual spending and the maximum the EU can raise from member states. This will need to be pushed through national parliaments throughout the EU, in a process expected to last into next year. On top of this, the European Parliament will play a key role when it comes to bringing the plans on to statute books. MEPs will have to ratify the EU budget — over which they have a binding say. The assembly is determined to leverage that right into a say over the recovery fund, not least to ensure a clear link between EU money and respect for the rule of law.