6.6 - La scuola di santità torinese




.............................................a Torino fiorì una “scuola di santità” così definita da Paolo IV, composta da Giuseppe Benedetto Cottolengo[1], Giovanni Bosco[2], Giuseppe Allamano[3], Leonardo Murialdo[4] e Luigi Orione[5].

[1] San Giuseppe Benedetto Cottolengo (Bra, 3 maggio 1786 – Chieri, 30 aprile 1842) fu un sacerdote italiano, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza e delle congregazioni ad essa collegate: fratelli, suore e sacerdoti del Cottolengo. Venne proclamato santo da papa Pio XI nel 1934. È considerato uno dei santi sociali torinesi. La sua intuizione ebbe origine il 2 settembre 1827 quando a Torino venne chiamato al capezzale di una donna francese al sesto mese di gravidanza, affetta da tubercolosi e morente. Era stata portata dal marito in più ospedali torinesi, ma era stata respinta perché le inevitabili perdite di sangue avrebbero potuto innescare un'epidemia tra le altre mamme ed i neonati. Di fronte a quella giovane, lasciata morire in una misera stalla circondata dal dolore dei suoi figli piangenti, il Cottolengo sentì l'urgenza interiore di creare un ricovero dove potessero essere accolti e soddisfatti i bisogni assistenziali che non trovavano risposta altrove. Con l'aiuto di alcune donne, il 17 gennaio 1828 aprì nel centro di Torino il Deposito de' poveri infermi del Corpus Domini. Dopo tre anni, in seguito ai timori di un'epidemia di colera, il governo gli ordinò di chiudere il ricovero. Allora egli si trasferì in Borgo Dora, dove il 27 aprile 1832 fondò quella grande realtà tuttora esistente, la Piccola Casa della Divina Provvidenza, più comunemente conosciuta col nome del suo fondatore: il Cottolengo. Diede inoltre vita ad alcune famiglie religiose: l'Istituto religioso delle suore, i fratelli e la società dei sacerdoti a lui intitolati. Scelse così di dedicarsi ai più poveri e derelitti della società: orfani, invalidi, disabili psichici. Stimato dal Re Carlo Alberto, nel 1831 aprì uno dei primi asili infantili in Piemonte. [2] La vocazione educativa caratterizzò fin da subito l’apostolato di San Giovanni Bosco (1815-1888), prima tra i detenuti e poi a Torino nell’oratorio del quartiere periferico di Valdocco, che divenne il centro propulsore della sua opera. Egli si rivolgeva alla gioventù abbandonata con intenti catechetico-religiosi e ricreativi, ma anche nell’ottica dell’apprendistato e della formazione professionale. A partire dalla metà del secolo iniziò un’intensa attività di divulgatore con saggi e volumi di natura apologetica, fondando poi una casa editrice presso la quale pubblicava i suoi scritti e collane di libri scolastici. Il modello dell’oratorio e della casa per giovani di Valdocco si diffuse presto in tutta Italia, in Europa e in Sud America, così come l’intuizione educativa di don Bosco, che si fondava sul cosiddetto metodo preventivo, il quale prevedeva che l’educatore, attraverso un atteggiamento paziente e amorevole, riuscisse a prevenire i comportamenti devianti, soprattutto presso la gioventù disagiata e abbandonata. La società salesiana, fondata a Torino nel 1859, si ispirò alla spiritualità del vescovo di Ginevra, S. Francesco di Sales (molto diffusa nell’Ottocento), dal quale derivava il carisma di ottimismo e amorevolezza. Per proteggere la congregazione dalle leggi di soppressione, il Ministro Umberto Rattazzi suggerì a don Bosco che i membri della sua opera rimanessero privati cittadini riuniti per beneficenza, mantenendo diritti e doveri civili. Nell’anno della morte del fondatore i Salesiani erano 773, divenuti 6.000 a inizio Novecento – grazie alla consistente presenza missionaria nei paesi più poveri – e 15.000 alla fine degli anni Quaranta; nel 1967 erano 21.614. Con il 1968 la contestazione giovanile entrò anche tra i Salesiani; tra il 1977 e il 1984 si verificò una decrescita numerica del 20%, con fenomeni di abbandono dei voti. [3] Il Beato Giuseppe Allamano (Castelnuovo d'Asti, 21 gennaio 1851 – Torino, 16 febbraio 1926) si formò sacerdote presso l’oratorio salesiano di don Bosco a Torino. Nel 1990 fu proclamato beato da papa Giovanni Paolo II. Ancorché ancora solo beato, è considerato uno dei santi sociali torinesi. Il 29 gennaio 1901 fondò l'Istituto Missioni della Consolata per le missioni estere, presente oggi in tutto il mondo. Nel 1902 si avviarono le attività di apostolato con la partenza per il Kenya dei primi quattro missionari, due sacerdoti e due coadiutori. L'anno successivo, per rispondere alle necessità della missione keniota e in collaborazione con Giuseppe Benedetto Cottolengo, furono inviate delle suore vincenzine. Vista la necessità dalla presenza femminile nell'opera di apostolato, nel 1910, fondò anche le Suore Missionarie della Consolata. [4] San Leonardo Murialdo (Torino 26-10-1828, Torino 30-3-1900) seguì il solco della tradizione pavoniana e salesiana, ma arricchito da una formazione internazionale acquisita nel contatto diretto con le più vive realtà educative europee. Fu canonizzato nel 1970 da papa Paolo VI. Nel diventare sacerdote si dedicò ai giovani poveri e abbandonati, dirigendo, su invito di don Bosco, l’oratorio di S. Luigi a Torino. Dopo qualche anno di formazione a Parigi, diresse il collegio Artigianelli, rivolto ai giovani dagli 8 ai 24 anni. Istituì il riformatorio di Bosco Marengo (Alessandria) per i giovani carcerati e una colonia agricola a Rivoli Torinese con una scuola tecnico-pratica annessa. A Torino nel 1878 aprì una casa-famiglia per i giovani operai e gli studenti poveri e un dormitorio per i lavoratori in viaggio. Creò le Unioni operaie cattoliche, che avrebbero contribuito alla nascita del movimento operaio cattolico, avviando tutta una serie di iniziative per la formazione religiosa, culturale e professionale degli operai: catechismi serali, biblioteche circolanti, uffici di collocamento, casse di soccorso. Per elevare culturalmente gli operai e dare voce alle loro legittime rivendicazioni fondò il giornale “La voce dell’operaio”, organo delle associazioni operaie cattoliche. Tra le numerose iniziative associative, se ne ricordano alcune con intenti elettorali, per la libertà dell’insegnamento cattolico e per la diffusione della “buona stampa”. Fondò nel 1873 a Torino la Congregazione di San Giuseppe (Giuseppini del Murialdo), ai cui membri, venivano richieste abilità e capacità pedagogica, unite a moralità e religiosità, pazienza e calma, fedeltà ai principi di solidarietà e giustizia per formare, in un clima di amicizia e ottimismo, «personalità responsabili e libere». Si rivolgevano agli abbandonati, ai poveri e alla gioventù bisognosa di correzione operando negli orfanotrofi, nelle carceri, nei riformatori, nelle colonie agricole, nelle scuole operaie. All’inizio del Novecento i Giuseppini esportarono la loro opera in Cirenaica e Tripolitania (Libia), poi in Brasile, Ecuador, Argentina, Cile, Stati Uniti e Spagna. [5] San Luigi Orione (Pontecurone, 23 giugno 1872 – Sanremo, 12 marzo 1940) presbitero italiano canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2004. Venne ordinato sacerdote il 13 aprile del 1895. A partire dal 1899 cominciò a raccogliere intorno a sé un primo gruppo di sacerdoti e chierici con i quali fondò la Piccola opera della Divina Provvidenza, approvata dal vescovo diocesano nel 1903. Nel 1908 si recò a Messina e a Reggio Calabria devastate dal terremoto per partecipare agli aiuti, lì si dedicò per tre anni soprattutto alla cura degli orfani, e in particolare a Reggio Calabria contribuì a far nascere il Santuario di Sant'Antonio. Aiutò in egual modo, mettendo in campo un grandissimo impegno, i superstiti della Marsica colpiti dal terremoto di Avezzano del 1915, salvando decine e decine di orfani e giovani fanciulle. Nello stesso anno fondò la Congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità.


[1] Don Giovanni Piamarta (1841-1913), dirigendo l’oratorio di S. Alessandro a Brescia, nel prendere coscienza delle difficoltà della gioventù inurbata decideva di fondare un’opera che coniugasse la formazione e l’assistenza religiosa con la formazione professionale. Fondò l’Istituto degli Artigianelli. Tra le arti che si apprendevano nella sua opera vi erano la falegnameria, l’officina-fabbri, l’officina meccanica, la forneria, la scuola edile. La tipografia annessa all’Istituto stampava il «Cittadino di Brescia», che «esprimeva la corrente cattolico-liberale di Giorgio Montini e contribuì alla diffusione di scritti educativi e di formazione morale e religiosa come “Lo studente istruito nella dottrina cristiana” del Bonomelli». Dopo la morte di Piamarta nacque la Congregazione della Sacra famiglia di Nazareth (approvata nel 1939), la cui finalità era l’assistenza religiosa, scolastica e professionale dei giovani, soprattutto dei più poveri e bisognosi. Tra le iniziative piamartine si deve segnalare la fondazione dell’editrice Queriniana, specializzata nelle pubblicazioni teologiche.

[1] Don Luigi Guanella (1842-1915) scelse di dedicarsi ai poveri abbandonati, ai disabili, alla formazione religiosa delle popolazioni rurali. Nel 1875 per tre anni si unì a Torino alla Congregazione salesiana di don Bosco con voti triennali, scaduti i quali tornò in diocesi. Nel 1886 fondò a Como la Congregazione dei Servi della Carità, detta anche Opera don Guanella. I capisaldi della sua opera erano: l’amore e la cura dei poveri, dei disabili psichici, assistiti con sempre maggior attenzione e preparazione dal punto di vista medico, psico-pedagogico, scolastico e dell’inserimento sociale, dei sordomuti, degli anziani abbandonati e indigenti. L’opera intervenne con aiuti nell’epidemia di colera a Napoli nel 1884, nei terremoti in Calabria nel 1905, a Messina nel 1908 e nella Marsica nel 1915, espandendosi poi anche all’estero.

[1] Mons. Daniele Comboni (Limone sul Garda, 15 marzo 1831 – Khartoum, 10 ottobre 1881) missionario e vescovo cattolico italiano. Nel 1867 fondò un istituto di missionari, che presero il nome di Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, e nel 1872 un istituto di suore, Suore Missionarie Pie Madri della Nigrizia. Nello stesso anno diede vita ad una rivista che dieci anni dopo diventerà l'attuale Nigrizia. Venerato come santo dalla Chiesa cattolica. Comboni esemplificò la peculiarità del suo piano missionario con il motto: «Salvare l'Africa con l'Africa»

[1] Mons. Giovanni Battista Scalabrini (Fino Mornasco, 8 luglio 1839 – Piacenza, 1º giugno 1905) è stato un vescovo cattolico italiano. Proclamato beato da papa Giovanni Paolo II il 9 novembre 1997. Nel 1887 fondò la congregazione dei missionari di san Carlo Borromeo, conosciuti come scalabriniani, per la cura degli emigrati italiani, cura nella quale riesce a coinvolgere anche le apostole del Sacro Cuore di Gesù, fondate dalla forlivese Clelia Merloni. Grazie alla sua iniziativa nacque nel 1891 a New York la Italian St. Raphael Society, la prima e principale organizzazione cattolica per gli immigranti italiani negli Stati Uniti. L'organizzazione rimase operante fino al 1923, svolgendo un ruolo fondamentale di accoglienza e tutela. L'impegno di Scalabrini a tutela degli emigranti è divenuto famoso già a quel tempo anche al di fuori del regno d'Italia. Fondò a Como una società di mutuo soccorso, un oratorio e un asilo infantile. Divenuto vescovo esortava i suoi sacerdoti a prestare attenzione alle nuove problematiche della società ottocentesca, come la questione operaia e l’emigrazione. Favorevole alla partecipazione dei cattolici alla vita politica del Paese, collaborò con Geremia Bonomelli alla preparazione della conciliazione tra lo Stato e la Chiesa. A Piacenza aprì nel 1879 un istituto per le sordomute e nel 1903 fondò l'Opera pro Mondariso, per l'assistenza religiosa, sociale e sindacale delle circa 170.000 addette alla coltura del riso in Piemonte e in Lombardia.

[1] San Giuseppe Benedetto Cottolengo (Bra, 3 maggio 1786 – Chieri, 30 aprile 1842) fu un sacerdote italiano, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza e delle congregazioni ad essa collegate: fratelli, suore e sacerdoti del Cottolengo. Venne proclamato santo da papa Pio XI nel 1934. È considerato uno dei santi sociali torinesi. La sua intuizione ebbe origine il 2 settembre 1827 quando a Torino venne chiamato al capezzale di una donna francese al sesto mese di gravidanza, affetta da tubercolosi e morente. Era stata portata dal marito in più ospedali torinesi, ma era stata respinta perché le inevitabili perdite di sangue avrebbero potuto innescare un'epidemia tra le altre mamme ed i neonati. Di fronte a quella giovane, lasciata morire in una misera stalla circondata dal dolore dei suoi figli piangenti, il Cottolengo sentì l'urgenza interiore di creare un ricovero dove potessero essere accolti e soddisfatti i bisogni assistenziali che non trovavano risposta altrove. Con l'aiuto di alcune donne, il 17 gennaio 1828 aprì nel centro di Torino il Deposito de' poveri infermi del Corpus Domini. Dopo tre anni, in seguito ai timori di un'epidemia di colera, il governo gli ordinò di chiudere il ricovero. Allora egli si trasferì in Borgo Dora, dove il 27 aprile 1832 fondò quella grande realtà tuttora esistente, la Piccola Casa della Divina Provvidenza, più comunemente conosciuta col nome del suo fondatore: il Cottolengo. Diede inoltre vita ad alcune famiglie religiose: l'Istituto religioso delle suore, i fratelli e la società dei sacerdoti a lui intitolati. Scelse così di dedicarsi ai più poveri e derelitti della società: orfani, invalidi, disabili psichici. Stimato dal Re Carlo Alberto, nel 1831 aprì uno dei primi asili infantili in Piemonte.

[1] La vocazione educativa caratterizzò fin da subito l’apostolato di San Giovanni Bosco (1815-1888), prima tra i detenuti e poi a Torino nell’oratorio del quartiere periferico di Valdocco, che divenne il centro propulsore della sua opera. Egli si rivolgeva alla gioventù abbandonata con intenti catechetico-religiosi e ricreativi, ma anche nell’ottica dell’apprendistato e della formazione professionale. A partire dalla metà del secolo iniziò un’intensa attività di divulgatore con saggi e volumi di natura apologetica, fondando poi una casa editrice presso la quale pubblicava i suoi scritti e collane di libri scolastici. Il modello dell’oratorio e della casa per giovani di Valdocco si diffuse presto in tutta Italia, in Europa e in Sud America, così come l’intuizione educativa di don Bosco, che si fondava sul cosiddetto metodo preventivo, il quale prevedeva che l’educatore, attraverso un atteggiamento paziente e amorevole, riuscisse a prevenire i comportamenti devianti, soprattutto presso la gioventù disagiata e abbandonata. La società salesiana, fondata a Torino nel 1859, si ispirò alla spiritualità del vescovo di Ginevra, S. Francesco di Sales (molto diffusa nell’Ottocento), dal quale derivava il carisma di ottimismo e amorevolezza. Per proteggere la congregazione dalle leggi di soppressione, il Ministro Umberto Rattazzi suggerì a don Bosco che i membri della sua opera rimanessero privati cittadini riuniti per beneficenza, mantenendo diritti e doveri civili. Nell’anno della morte del fondatore i Salesiani erano 773, divenuti 6.000 a inizio Novecento – grazie alla consistente presenza missionaria nei paesi più poveri – e 15.000 alla fine degli anni Quaranta;

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