8/sett./ 2021- Inizia processo degli attentatori che han fatto 131 morti a Parigi il 13/nov./2015.




....... "Storia della II e III Repubblica dal 1994 al 2018 e dello stato sociale" Volume X cap.VI

di Silvano Zanetti , di prossima pubblicazione come e-book.


Al Palazzo di giustizia Parigi si apre il processo per gli attentati del 13 novembre contro Salah Abdeslam, l'unico sopravvissuto della squadra d'attacco, "Prima di tutto, voglio testimoniare che non c'è altro dio all'infuori di Allah e che Maometto è il suo messaggero", ha esordito. In seguito ha denunciato le dure condizioni di detenzione.

Con lui tredici uomini, complici ex combattenti in Siria che collaborarono nell'attentato nella logistica, ospitalità o come autisti o informatori. Sei presunti complici vengono processati in contumacia.

Sono previste circa 1.800 parti civili e più di 330 avvocati.



6.3 - Gli attentati di Parigi allo stadio e al teatro Bataclan


La sera del 13 novembre 2015 vi furono tre esplosioni all’esterno dello allo Stade de France nella periferia nord di Parigi, dove la Francia stava giocando un’amichevole di calcio contro la Germania. Poi vi furono ripetuti attacchi a bar e ristoranti fino alla conclusione della serata col gravissimo attacco al teatro Bataclan.

La prima di tre esplosioni avvenne fuori dallo stadio alle ore 21,20. Gli spettatori si riversarono sul campo di gioco. Un uomo che indossava una cintura carica di esplosivi, fu bloccato all’ingresso dello stadio, dopo che un controllo di sicurezza di routine aveva rivelato che aveva indosso esplosivi. Secondo il Wall Street Journal, l'uomo era riuscito ad allontanarsi dalle guardie di sicurezza e si fece esplodere all’esterno dello stadio causando la morte di un passante.

Alle 21,30 un secondo uomo con il giubbotto carico di esplosivo si fece esplodere fuori dallo stadio in avenue Rimet nei pressi dell'ingresso H dello Stade de France, in zona Saint-Denis. Nessun morto a parte l'attentatore.

Allo stadio era presente il Presidente François Hollande con un figlio e la partita era trasmessa in diretta TV. Il Presidente fu scortato immediatamente fuori dallo stadio.

La terza esplosione avvenne alle 21,53 presso un McDonald's in rue de la Cokerie situato a circa 400 metri dallo Stade de France, in zona Saint-Denis. Vi furono 11 feriti gravi e morì l’attentatore.

Il primo attentatore si chiamava Ahmad al Mohamed, riconosciuto da un passaporto, forse falso, che aveva con sé. Risultava essere un siriano di Idib di 25 anni sbarcato sull’isola greca di Leros, riconosciuto dalle impronte digitali.

Il secondo attentatore si era rifugiato come profugo nell'isola greca di Leros il 3 ottobre 2015, viaggiando con passaporto siriano con il nome di Ahmad al-Mohammedn.

Il terzo attentatore era Bilal Hadfi, cittadino francese che viveva a Neder-over-Hembeek in Belgio. I media belgi affermarono che si era radicalizzato all'inizio del 2014. I pubblici ministeri belgi erano a conoscenza che era andato a combattere con l'IS in Siria, ma non sapevano che fosse tornato in Europa.


Alle 21,25 un ristorante e un bar in rue Alibert furono oggetto di colpi di arma da fuoco, mentre alla stessa ora nel decimo arrondissement, non lontano da Place de la Republique, degli uomini armati si fermarono nei pressi del Bar Carillon, 18 rue Albert, con un'auto Seat León nera. Imbracciati i fucili semiautomatici aprirono il fuoco sui pacifici clienti sparando alla rinfusa. Si salvarono coloro che si nascosero o si protessero con i tavoli.

Contemporaneamente un uomo dopo aver attraversato la strada scaricò la sua pistola sui clienti del ristorante, Le Petit Cambodge. Quindici persone morirono nell'attacco al bar e al ristorante, con 15 feriti gravi. Furono sparati più di 100 proiettili. I presunti autori della sparatoria, Chakib Akrouh e Abelhamid Abaaoud furono rivenuti suicidi alcuni giorni dopo a Saint Denis. Essi vivevano a Molenbeek, un quartiere degradato di Bruxelles con una consistente popolazione musulmana, che venne descritto da alcuni funzionari belgi come "terreno fertile per jihadisti".

Alle 21,32 in alcune strade a sud di rue Alibert, di fronte al Café Bonne Bière e alla pizzeria La Casa Nostra in rue de la Fontaine au Roi ci fu un attacco ai commensali. Cinque persone furono uccise e otto rimasero gravemente ferite. Ancora una volta, i testimoni riferirono che gli uomini armati erano a bordo di una vettura nera.

Un’altra sparatoria si verificò più a sud alle 21,36 al bar La Belle Equipe in rue de Charonne nell'11mo distretto. I testimoni riferirono che arrivarono due aggressori ​​su una vettura di color nero ed aprirono il fuoco con le pistole sulla terrazza del caffè. "È durato almeno tre minuti", riferì un testimone, "Poi sono tornati in macchina e si sono diretti verso la stazione di Charonne". Diciannove persone morirono nella sparatoria, altre nove furono seriamente ferite.

Alle 21,43 un terrorista, identificato come Brahim Abdeslam uscì dalla Seat León nera e si fece esplodere nella caffetteria Comptoir Voltaire nei pressi del teatro Bataclan, su Boulevard Voltaire, lasciando a terra 15 feriti mentre gli altri due complici fuggirono. La vettura Seat León nera fu ritrovata il giorno dopo, abbandonata, a circa 5 km di distanza nel sobborgo orientale di Montreuil, con due Kalashnikov e munizioni.

Dalle 21,40 alle 0,20 si svolse l’attacco più sanguinoso della serata al teatro Bataclan che lasciò 89 morti e 99 feriti.

Quella sera al teatro Bataclan si teneva un concerto del gruppo rock statunitense Eagles of Death Metal, iniziato alle 20,45 con circa 1.500 spettatori.

Attorno alle 21,48 tre terroristi vestiti di nero (Ismaël Omar Mostefaï, Samy Amimour e Foued Mohamed-Aggad), equipaggiati di zaini porta-caricatori, AK-47, di un fucile a pompa, bombe a mano e cinture esplosive, parcheggiarono la loro Volkswagen Polo nera accanto al teatro Bataclan, su Boulevard Voltaire. Due minuti dopo uno dei tre inviò il seguente SMS a Mohamed Belkaid, il coordinatore principale degli attacchi rifugiato in Belgio: “Siamo partiti, cominciamo”.

I terroristi gettarono il cellulare in un cestino della spazzatura situato nei paraggi, poi irruppero nel teatro sparando all’impazzata contro la folla, urlando “Allāhu Akbar!” e inneggiando alla Siria e all'Iraq. La prima raffica fu sparata mentre la band suonava il brano Kiss the Devil e provocò una decina di vittime. La seconda raffica rivolta verso il bar mise in fuga la band che suonava. Subito dopo i tre uomini si posizionarono sulla platea e si misero a sparare altre raffiche sugli spettatori per circa 20 minuti. Gli spettatori, terrorizzati dalle esplosioni delle granate, tentarono, con l'aiuto dei buttafuori, di evacuare il locale attraverso le porte di sicurezza e le finestre laterali, altri si nascosero nelle toilette o fuggirono sui tetti.

Alle 22, allertati dagli spari, due gendarmi armati di pistola SP 2022 irruppero nel piano terra del teatro e si resero conto della carneficina vedendo numerosi cadaveri per terra. Scavalcarono i corpi dei caduti e si avvicinarono al palco sul lato sinistro, ritrovandosi faccia a faccia con uno dei terroristi[1] che teneva sotto tiro uno degli ostaggi. Egli aprì il fuoco, ma i gendarmi si ripararono dietro a un pilastro e risposero al fuoco uccidendo l'attentatore. Questi indossava un giubbotto esplosivo che scoppiò dilaniandone il corpo eccetto una gamba e la testa ritrovate in seguito sul palco.

Lo spettatore sopravvissuto fuggì immediatamente dal teatro mentre gli altri terroristi risposero al fuoco contro i due agenti dal bordo della platea, ma questi ultimi, rimasti illesi, contattarono via ricetrasmittente il resto dei rinforzi.

Poco dopo le 22 giunsero le squadre di gendarmi antiterrorismo che tentarono un’irruzione nella platea ma furono respinti dal fuoco dei terroristi. Verso le 23 una trentina di poliziotti della B.R.I., a gruppi di due, raggiunse la platea attraverso due scale posizionate sulla balconata del teatro, mentre gli spettatori sopravvissuti uscivano silenziosamente dai loro nascondigli lasciando il luogo dell'attentato. Gli agenti poi, continuando l’ispezione del piano superiore, trovarono due terroristi e un gruppo di un centinaio di ostaggi rifugiati in una stanza situata nell'ala ovest del teatro.

Alle 22,37 i terroristi, attraverso il cellulare di uno degli ostaggi, minacciarono i poliziotti e il negoziatore Pascal (già noto per aver diretto le trattative con Amedy Coulibaly durante il sequestro del supermercato ebraico Hypercacher del precedente 9 gennaio) di decapitare gli spettatori se il resto degli agenti non avesse abbandonato il teatro. Nei successivi 50 minuti e con altre quattro chiamate, i terroristi si rifiutarono di negoziare, ma le chiamate fecero guadagnare il tempo necessario alla polizia per organizzare un'operazione di soccorso degli ostaggi.

Dopo circa un'ora di negoziazioni ed il successivo rilascio di 5 ostaggi, dopo mezzanotte il Commissario Christophe Molmy, comandante supremo della B.R.I., e il suo vice George Salinas ordinarono via radio di iniziare un raid al teatro Bataclan.

Nel corso dell'irruzione Mostefaï e Aggad usarono gli ostaggi come scudi umani e aprirono il fuoco contro gli agenti armati di scudi balistici, ferendo uno di loro alla mano sinistra, mentre il resto dei poliziotti, sotto il comando di un capitano identificato con lo pseudonimo di "Jeremy", lanciarono granate flash bang e fumogene.

Nel corso di cinque minuti di combattimento gli agenti raggiunsero la fine del corridoio dove erano stati stipati gli ostaggi e un poliziotto armato di G36C sparò ferendo a morte Aggad, provocando l'innesco della cintura esplosiva e la morte del terrorista. Poco dopo, Mostefaï, stordito dall'esplosione, venne infine freddato da un agente nel vano tentativo di afferrare il detonatore per farsi saltare in aria[2]. Infine gli ostaggi sopravvissuti furono immediatamente allontanati dal luogo della carneficina e soccorsi dalle ambulanze. Alle 00,58 terminò ufficialmente il raid nel locale ed i reparti speciali di polizia fecero ritorno nelle loro caserme.

Alle ore 01,00 l'ISIS rivendicò ufficialmente, tramite Twitter, gli attacchi alla capitale francese ed esultò, minacciando di colpire anche Washington D.C., Londra e Roma. Contemporaneamente le luci della Torre Eiffel vennero spente come da regolare orario, dopodiché rimasero spente per tutto il giorno seguente in segno di lutto

Alle 10,53 del 14 novembre 2015 il Presidente Hollande, in diretta dal Palazzo dell'Eliseo, fece un discorso ufficiale alla nazione e al mondo intero, dichiarando che la Francia sarebbe stata spietata nei confronti dello Stato Islamico e condannò gli attacchi definendoli un “atto di barbarie assoluta”.

[1] Il terrorista fu identificato poi come Animour Foued, un francese di 28 anni che viveva nel sobborgo nord-est di Drancy, già conosciuto dai servizi di intelligence francesi nel 2012 e accusato di reati di terrorismo. [2] Il DNA della madre marocchina di Foued Mohamed-Aggad a Strasburgo fu usato per identificarlo. Il 23enne era stato inizialmente attirato in Siria da uno dei più famigerati reclutatori jihadisti francesi Mourad Fares, secondo i media francesi. Ci era andato alla fine del 2013 con suo fratello maggiore Karim e altri otto giovani del distretto Meinau di Strasburgo e poi ritornò per partecipare agli attentati). Omar Mostefaï 29enne francese di origine algerina fu identificato da un dito, trovato nella sala da concerto dove erano state uccise 89 persone. Nato nel povero sobborgo parigino di Courcouronnes, era noto alla polizia come un piccolo criminale. Aveva collezionato otto condanne tra il 2004 e il 2010 ma senza essere incarcerato.

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