ABSTRACTS: Dal PCI al PDS






CAPITOLO I - IL PANORAMA POLITICO E IL DIBATTITO NEI PARTITI


La seconda repubblica nacque in seguito alle inchieste della magistratura che portò alla luce un sistema diffuso e tacitamente codificato di corruzione in cui erano coinvolti tutti i partiti che, screditati, dovettero riciclarsi con altri nomi. Il PCI sarebbe diventato PDS, mentre la DC si sarebbe frantumata in varie sigle. Dalle loro ceneri nacquero nuovi partiti: Forza Italia e Lega Nord. Il nuovo sistema elettorale, un semi-maggioritario, favorì la formazione di una coalizione di partiti di centrodestra ed una coalizione di centrosinistra.

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1.4 - I nuovi partiti sulla scena politica: Il PDS


Nel 1991 si tenne a Rimini il XX° Congresso del PCI (Partito Comunista Italiano), nel quale fu sancita la nascita del Partito Democratico della Sinistra (PDS).

Il PCI era legato a filo doppio, sia ideologicamente che economicamente, al Partito Comunista Sovietico. Aveva per scopo il cambiamento (non violento) della società per sostituire la classe dirigente borghese con la classe operaia e questo era possibile solo con la presa di possesso delle leve economiche (mezzi di produzione). L’URSS[1] in quegli anni era entrata in una profonda crisi economica. Il Partito unico Comunista era ritenuto responsabile ed incapace di guidare il Paese nella prosperità. Come disse Vladimir Putin[2] “il sistema comunista basato sulla collettivizzazione di tutti i mezzi di produzione non era riformabile, la rimozione di un solo mattone (uguaglianza od altro) avrebbe fatto cadere l’intero edificio”.

Pressati da questa constatazione, Occhetto e i dirigenti più aperti del Partito Comunista proposero una revisione ideologica per adeguarla alla realtà. Il PCI negli anni novanta raccoglieva circa 9 milioni di voti, il 28% dell’elettorato, ed era ben radicato con le cooperative agricole, commerciali, manifatturiere, e di servizi nel Paese reale, in specie nel centro Italia. Aderire al partito per molti Italiani era una questione di fede messianica per creare una società utopistica dove ognuno fosse padrone del proprio destino, più che di opportunità economica.

Al Congresso furono presentate tre mozioni per la prima volta:

- la mozione di Occhetto, Per il Partito Democratico della Sinistra;

- la mozione di Rifondazione Comunista[3] che si dissociava da questo frettoloso “revisionismo” riconfermando i valori comunisti e si preparava ad una scissione con la formazione del nuovo Partito della Rifondazione Comunista;

- la mozione “Per un moderno partito antagonista e riformatore[4]”.

Occhetto, dopo una prima votazione invalidata per l'assenza del quorum, fu eletto Segretario con il 72% dei voti dei delegati. Il PCI attuava una revisione della propria ideologia simile a quella realizzata dalla SPD (Socialdemocrazia Tedesca) 35 anni prima nel congresso di Bad Godesberg.

Occhetto fissò le coordinate fondamentali del nuovo Partito ponendo alla base la democrazia come via al socialismo, e la democrazia come mezzo e come fine, e ne disegnò l'organizzazione, sottolineando la necessità di superare il modello centralistico a favore di uno decentrato e autonomistico. La scelta di dar vita al PDS rappresentava la sola garanzia che non fosse disperso il meglio del patrimonio politico e morale del PCI.

Con la palese intenzione di aderire all'Internazionale Socialista, Occhetto confermò l'obiettivo di contribuire al processo di un profondo rinnovamento della Sinistra, al quale dovevano concorrere diverse correnti di pensiero politico: socialiste, democratiche, cristiano-liberali progressiste e quelle che nascevano dal movimento pacifista, femminista, ecologista. Egli dichiarò inoltre l'impegno del PDS a costruire, nell'elaborazione e nella prassi, un rapporto nuovo tra la funzione del mercato e l'esigenza di una direzione consapevole della produzione e dello sviluppo sociale, riconoscendo l'ineluttabile necessità di una riforma del sistema politico che rendesse possibili delle alternative di governo e un ricambio delle classi dirigenti.

Questo spostamento verso l’area socialista determinò la fuoriuscita dal partito dell’ala più radicale, fedele ai miti del comunismo marxista-leninista. Infatti la maggioranza dei delegati al congresso aveva più di 50 anni e con almeno 30 anni di milizia e fedeltà alle enunciazioni teoriche e pratiche del partito[5].

Dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 27 marzo 1994 del cartello dei Progressisti e la flessione dei voti a favore del PDS alle successive elezioni per il Parlamento Europeo[6], Occhetto si dimise. Nel luglio 1994 il Consiglio Nazionale elesse Massimo D'Alema Segretario del PDS....................................


[1] Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche [2] Presidente della Repubblica Federale Russa [3] Fu sottoscritta, tra gli altri, da G. Angius, P. Ingrao, L. Magri, A. Natta, S. Garavini, R. Serri, A. Cossutta, L. Libertini, E. Salvato, L. Castellina, A. Tortorella. [4] Proposta, tra gli altri, da A. Bassolino, A. Asor Rosa, A. Minucci, M. Tronti. [5] Ad es. Pietro Ingrao prestigioso esponente del PCI aveva 76 anni. [6] Il PDS ottenne il 20,4% alle elezioni politiche e il 19,1% alle elezioni europee.

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