Breve storia della seconda e terza Repubblica dal 1994 al 2018 e dello Stato sociale

( continuazione precedente articolo su numero blog 153.) di Silvano Zanetti



Abstracts...........


CAPITOLO I - IL PANORAMA POLITICO E IL DIBATTITO NEI PARTITI


La seconda repubblica nacque in seguito alle inchieste della magistratura che portò alla luce un sistema diffuso e tacitamente codificato di corruzione in cui erano coinvolti tutti i partiti che, screditati, dovettero riciclarsi con altri nomi. Il PCI sarebbe diventato PDS, mentre la DC si sarebbe frantumata in varie sigle. Dalle loro ceneri nacquero nuovi partiti: Forza Italia e Lega Nord. Il nuovo sistema elettorale, un semi-maggioritario, favorì la formazione di una coalizione di partiti di centrodestra ed una coalizione di centrosinistra.


1.1 - Premesse storiche: La questione “Tangentopoli” e la “Seconda Repubblica”


Già dal 1990-91, con il crollo dell’Unione Sovietica e l’abbattimento della cortina di ferro, la guerra fredda era stata accantonata e gli Stati Uniti non avevano più bisogno, né interesse, a sponsorizzare in Italia una Democrazia Cristiana (il partito moderato appoggiato dalla Chiesa Cattolica, che era stato il fulcro di tutti i governi del dopoguerra), divisa in fazioni clientelari. Parimenti l’Unione Sovietica, implodendo ed andando alla ricerca di un nuovo assetto ideologico e geopolitico, non ebbe più interesse a finanziare il Partito Comunista Italiano. Di conseguenza i principali partiti politici si trovarono costretti sempre di più a ricercare altre fonti di finanziamento per conservare il consenso.

Il termine “tangentopoli” fu introdotto nel gergo giornalistico a partire dal 1992 quando il 17 febbraio l’Ing. Mario Chiesa, Direttore del Pio Albergo Trivulzio di Milano, esponente del Partito Socialista Italiano, fu colto in flagrante ed arrestato per concussione e corruzione mentre incassava una tangente di 7 milioni di Lire da Luca Magni, responsabile di una ditta di pulizie, come compenso per l’appalto ottenuto per le pulizie della casa di riposo. A causa delle richieste di denaro sempre più esose ricevute da Chiesa, l’imprenditore aveva deciso di denunciarlo e si era rivolto al magistrato del pool di Milano Antonio Di Pietro che, d’accordo con l’imprenditore, decise di incastrarlo. Grazie alle testimonianze raccolte gli inquirenti scoprirono che non si trattava di un episodio isolato bensì di un sistema diffuso.

Fu così scoperchiato il vaso di Pandora della corruzione e da allora con il termine “Tangentopoli” ci si riferì alla ricerca di autofinanziamento da parte della politica, tramite l’uso diffuso di riscuotere tangenti, praticato in Italia a livello “sistematico” di corruzione[1].

L’arresto di Chiesa fu soltanto il primo di una lunga serie di arresti di uomini politici provenienti da quasi tutti i partiti di governo, inquisiti per reati quali concussione, corruzione, ricettazione, associazione a delinquere, violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti.

Il pool di magistrati di Milano (Borrelli, Di Pietro, Davigo) diede inizio all’operazione “mani pulite” rivelando a tutti gli Italiani che l'intero sistema politico del nostro Paese era corrotto e si manteneva lautamente con l’incasso di tangenti sugli appalti pubblici. Da Milano le indagini si propagarono in tutta l’Italia. Insieme alla classe politica locale, furono coinvolti politici di rilevanza nazionale.

[1] Per ulteriori approfondimenti sul tema tangentopoli si veda la voce Tangentopoli su Enciclopedia Treccani.


Da allora il termine “tangentopoli” venne usato nel gergo politico e giornalistico per designare aree geografiche, enti pubblici e partiti il cui funzionamento apparve dominato dalla ricerca di tangenti e per definire la corruzione come scambio di denaro privato allo scopo di accedere alle decisioni della pubblica amministrazione condizionandole al proprio vantaggio privato. Più che a uno scambio individuale tra corrotto e corruttore, esso venne altresì riferito ai sistemi di corruzione allargata, con scambi molteplici, complessi e sistematici, tra cartelli di imprese private, clan di uomini politici e amministratori pubblici, intermediari e, talvolta, boss mafiosi.

Si evidenziò così una complessa rete di scambi corrotti che coinvolgeva diversi attori. Gli imprenditori coinvolti spesso partecipavano a cartelli per aggiudicarsi e dividersi gli appalti venendo a conoscenza in anticipo di informazioni riservate, e manipolando le procedure. A turno essi vincevano le gare pubbliche di appalto, ottenendo buoni profitti grazie alla collusione reciproca, mantenendo il sistema con il ricatto di esclusione da futuri appalti e imponendo la corruzione come realtà inevitabile.

I politici corrotti raramente nascondevano le loro attività illecite ai partiti di provenienza. Un sistema partitico occulto, parallelo a quello ufficiale, gestiva la riscossione delle tangenti e raccoglieva una percentuale su quelle estorte “in proprio” dagli amministratori pubblici. Si assicurava la riproduzione del sistema convincendo i loro amministratori ad accettare le tangenti come comportamento politico normale, quale tacita regola nei rapporti tra settore pubblico e privato. Venivano inoltre acquisiti i consensi elettorali tramite una gestione clientelare della cosa pubblica e l'investimento di una parte delle tangenti nella creazione di personali macchine di potere. Tramite favori e minacce, veniva ottenuta la connivenza di coloro che avrebbero potuto denunciare la corruzione.

Col procedere delle indagini fu scoperto un utilizzo sistematico delle tangenti nell’aggiudicazione e gestione degli appalti relativi a strade, autostrade, aeroporti, metropolitane, istituti penitenziari ed Enti pubblici vari. Anche nelle principali imprese pubbliche, dalle Ferrovie alle Poste, dall'Enel all'Eni, si scoprì il traffico di tangenti. In molti di questi casi si trattava di finanziamento occulto ai partiti e come si appurò in molti casi gli imprenditori potevano considerarsi parte lesa: questa era l’unico modo per ottenere appalti pubblici. Le inchieste coinvolsero anche le maggiori imprese del Paese, dalla Fiat all'Olivetti. Oltre 5000 persone, tra cui 4 ex presidenti del Consiglio e circa 200 parlamentari, furono indagati nel solo filone milanese delle indagini.

Emerse nel contempo la corruzione nelle stesse istituzioni addette al controllo e alla repressione dei reati: nel 1994 le indagini su tangenti pagate da imprenditori per evitare controlli fiscali provocarono circa 100 arresti nella Guardia di Finanza; nel 1996, furono incriminati giudici e avvocati, accusati di corruzione in atti giudiziari.

Nel dicembre 1992 il Segretario del Partito Socialista Italiano (PSI) Bettino Craxi ricevette la prima di una lunga serie di informazioni di garanzia. In seguito una richiesta di autorizzazione a procedere al Parlamento lo portò a dimettersi da Segretario nazionale del PSI nel febbraio 1993. Il partito Socialista, con Craxi leader, passò presso l’opinione pubblica italiana come il più corrotto perché, non avendo sponsor esteri, era sempre alla disperata ricerca di finanziamenti interni. Sette Ministri del Governo presieduto allora da Giuliano Amato si dimisero a seguito del coinvolgimento nello scandalo. Mentre l’azione della magistratura continuava, Craxi fuggì in Tunisia nel maggio del 1994 per non sottoporsi al processo.

Il 1992 non fu certamente l'inizio della corruzione in Italia, bensì l’anno della sua pubblicizzazione e del conseguente scandalo legato alla denuncia pubblica dei fatti, mentre le cause delle varie forme di corruzione in Italia erano molteplici, patologiche e persistenti: una burocrazia poco professionale, reclutata e gestita in modo clientelare; ingombranti macchine di partito bisognose di notevoli risorse materiali; ideali di partito sempre meno identitari e inefficaci ad attrarre i liberi contributi dei cittadini; gestione degli Enti pubblici economici da parte persone di nomina partitica; limitato senso dello Stato nel pubblico e nelle élites propensi per eredità culturale medioevale a bypassare le leggi con regalie.

Poco dopo l'arresto di Mario Chiesa e le vicende di tangentopoli, si crearono delle crepe nel sistema partitico caratterizzato fino ad allora da grande stabilità, vi fu un indebolimento dei partiti tradizionali di governo e di opposizione che avevano dominato la scena politica e molti di essi furono costretti a trasformarsi per sopravvivere in vista delle elezioni anticipate del 1994.

A partire dal 1992, il pubblico sostegno alle indagini in corso incoraggiò infatti l'azione dei magistrati, indebolendo al tempo stesso quei partiti politici che fino ad allora avevano garantito, con la loro influenza sull'apparato pubblico, la spartizione delle tangenti e la protezione degli esponenti politici sottoposti a indagini. In tal modo l’ondata di scandali e arresti fece parlare dell'emergere di una più onesta “Seconda Repubblica”, grazie principalmente a una sorta di “rivoluzione” attuata dei giudici.

In realtà il ciclo di “mani pulite” vide successivamente un rapido declino sia nella disponibilità di fonti di informazione, sia nel sostegno dell'opinione pubblica ai giudici. Contribuì anche il fatto che, a causa dei molti conti correnti dedicati al passaggio delle tangenti localizzati all'estero, le indagini dovettero scontare i tempi lunghi delle rogatorie internazionali, con la conseguente prescrizione per molti reati. Inoltre molti scandali legati alla corruzione furono archiviati in assenza di riforme specificamente orientate a contrastare i reati contro la Pubblica Amministrazione.

Nel 1993, si tentò una “soluzione politica” al fenomeno tangentopoli da parte del Governo tecnico presieduto da Amato - con l’adozione di sanzioni amministrative, la restituzione triplicata delle tangenti e l'interdizione dai pubblici uffici da tre a cinque anni, oltre alla depenalizzazione del reato di illecito finanziamento ai partiti. Tale soluzione fallì di fronte alle proteste dell'opinione pubblica contro il percepito “colpo di spugna” e ai dubbi sulla costituzionalità del provvedimento espressi dal Presidente della Repubblica.

Il 7 luglio 1993 fu istituita presso la Camera dei Deputati una Commissione parlamentare d'inchiesta su tangentopoli, ma essa venne bloccata al Senato. In seguito, nel settembre 1996, la Camera dei Deputati nominò una Commissione speciale per l'esame dei progetti di legge recanti misure per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di corruzione. Nessuna di quelle raccomandazioni fu trasformata in legge. Nel contempo si sviluppò un conflitto tra il potere giudiziario e il potere politico a causa di interventi legislativi che le organizzazioni dei magistrati consideravano lesivi della loro indipendenza.

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