CAP.1.4 LA LEGA NORD








ABSTRACTS

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Dal 1995 la Lega accantonò il suo ideale federalista per abbracciare la politica della secessione, in altre parole rendere indipendente da Roma la “Padania”, il territorio del Nord Italia bagnato dal fiume Po (chiamato “dio Po”) che doveva staccarsi dal resto della Penisola per dotarsi di un Governo autonomo. La parola “secessione” fu pronunciata per la prima volta da Bossi proprio il 21 dicembre 1995, un anno dopo il “ribaltone” (la rottura dell’alleanza nel I Governo di Berlusconi, durante il voto per la finanziaria).

Il clou ci fu nel 1996, quando il 15 settembre fu inaugurata la “festa dei popoli padani”, una manifestazione iniziata due giorni prima dal Pian del Re, nel Cuneese, dove nasce il fiume Po: in un’ampolla fu messa l’acqua della sorgente, “liberata” poi a Venezia, presso la Riva degli Schiavoni.

Furono adottati la bandiera e l’inno della Padania: la bandiera a sfondo bianco, con al centro il “sole delle Alpi”, un fiore a sei punte dentro ad un cerchio, il colore ufficiale del partito, il verde. L’inno scelto era il “Va pensiero”, parte dell’opera di Giuseppe Verdi “Nabucco”. Si delineò così quello che è stato definito l’“indipendentismo padano”, ........................................................................................................................................


1.4.1 - La “padanizzazione” ed il nuovo avvicinamento a Berlusconi


Nel 1997, nella nuova tornata elettorale amministrativa ufficiale, la Lega perse quasi tutti i sindaci conquistati quattro anni prima, tra cui Milano e Novara.

Forse a causa della sconfitta Bossi impresse una svolta integralista “padanizzando” la Lega. Il partito creò una propria televisione di riferimento, Tele Padania (il 12 ottobre 1998), una radio, Radio Padania Libera (il 16 maggio 1997) ed un quotidiano, La Padania (l’8 gennaio 1997, che non usciva di lunedì), tutti con sede presso la sede del Partito a Milano, in via Bellerio. Inoltre da quel momento tutti gli amministratori locali ed i politici leghisti avrebbero dovuto mettere nel taschino della giacca un fazzoletto verde, il colore leghista.

Le elezioni europee del 13 giugno 1999 videro la Lega tenere con il 4.5%, ma gli eurodeputati passarono a quattro: vennero eletti Umberto Bossi, Francesco Speroni, Gian Paolo Gobbo e Marco Formentini, che uscirà poco dopo dal gruppo euro-parlamentare dei “Non iscritti” e dal partito. Sarà proprio il 1999 l’anno della rinascita leghista e della creazione di una banca di partito[1].

Bossi depose l’ascia di guerra perché sapeva che per tornare al governo doveva moderare i toni ed il linguaggio, rischiando di ottenere così meno voti. ..............................................................................................................................


1.4.2 - Il successo della Lega nell’area prealpina

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In tutte le aree prealpine si ebbe un graduale e totale travaso di voti dalla Democrazia Cristiana alla Lega. ................................................................................................................................

Gianfranco Miglio, l’ideologo cattolico del partito, intuì il punto di partenza del successo leghista: «serrati nella logica dello Stato unitario, i lombardi […] finivano schiacciati da una congiuntura avversa: diventavano stabilmente un popolo “tributario”, perché egemonizzati da una classe parlamentare a maggioranza centro-meridionale e da una burocrazia per il novanta per cento proveniente dal Sud […]. Il Nord non avrebbe mai visto garantito il suo diritto a disporre delle risorse finanziarie necessarie per creare le condizioni (infrastrutture) da cui sviluppare le sue ulteriori capacità produttive».

La scoperta di questa marginalizzazione politica progressiva delle zone più produttive e laboriose del paese compiuta dalla DC, del centralismo statale inefficiente aveva portato la Lega ad una scelta vincente: impegnarsi principalmente nei corpi intermedi dell’amministrazione statale. I quadri della Lega espressione del territorio concorsero con successo alla conquista di Comuni Province, Regioni.

Il successo degli amministratori e militanti leghisti era basato sul fatto che essi erano interclassisti, rifiutavano le due tradizionale analisi politiche e culture dominati: quella cattolica o quella marxista.

Essi credevano che la Lega avesse una missione temporanea: introdurre il federalismo in Italia che per loro significava concedere più potere alle espressioni democratiche territoriali per la gestione della Scuola, Sanità, Viabilità, Polizia, Fisco, prendendo per esempio l’autonomia amministrativa dei Lӓnder Tedeschi. ..................................................................

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