CAP. 2.2.3 - Prodi e la nascita dell’euro








ABSTRACTS


L'euro cartaceo entrò in circolazione il primo gennaio 2002, giorno in cui la moneta unica europea venne introdotta per la prima volta come denaro contante in 12 Stati su 15 dell'Unione Europea. In realtà l'euro era già entrato ufficialmente in vigore, come unità di conto virtuale, il 1 gennaio 1999 in 11 Stati UE, sulla base delle regole previste dal Trattato di Maastricht.

L’euro divenne successivamente la valuta legalmente riconosciuta nell'Eurozona da 19 Stati su 28 dell'Unione Europea e la valuta internazionale più importante dopo il dollaro. ...........................................................................................................................

Il 18 maggio 1996, nacque il Governo Prodi, favorevole senza se e senza ma all’ingresso nell’unione Monetaria Europea. Forte dei suoi Ministri europeisti convinti: Ciampi, superministro all’Economia, Napolitano agli Interni, Dini agli Esteri, e forte dell’appoggio della maggioranza dell’Opinione pubblica, Prodi fece il possibile per convincere l’Europa della determinazione dell’Italia a rispettare i patti per aderire alla moneta unica.


• Il 31 dicembre 1998, furono fissati i tassi di cambio Lira/Euro dal Consiglio Europeo tra le prime undici divise nazionali aderenti all'euro. Per l’Italia venne stabilito che un euro valeva 1.936,27 Lire. I tedeschi non gradivano l’ingresso dell’Italia nel primo gruppo dei paesi aderenti all’Area Euro, in quanto essa fin dal 1972 era ricorsa alle svalutazioni per migliorare la propria bilancia dei pagamenti e la competitività della sua industria, quindi imposero all’Italia un cambio all’incirca del 5% superiore a quello mediamente verificatosi nell’ultimo anno, allo scopo di proteggere la manifattura tedesca.

• Nel 1999, l'euro fu usato come moneta virtuale. Anche Italia e Belgio furono accettate nella neonata Area Euro, in deroga ai loro debiti pubblici eccessivi. Sul dollaro il cambio si attestò a 1,18. Il rapporto tra la divisa unica e il biglietto verde, tra mille oscillazioni, si mantenne poi da un minimo di 0,83 nel 2001 a un massimo di 1,60 nel 2008, nel bel mezzo della crisi finanziaria statunitense.

Nel 2001, ci fu l’ingresso della Grecia nell'Eurozona.

Il 1° gennaio 2002, entrò in circolazione l’euro in banconote e monete nei primi 12 paesi aderenti, Grecia inclusa. Il passaggio dalla lira all'euro innescò in Italia sin da subito una serie di polemiche riguardanti l'aumento del costo della vita (la vulgata sostiene che i commercianti avessero ricalcolato le loro merci raddoppiando i prezzi: 1000 Lire = 1 euro).

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2.2.4 - Riflessioni sulla nascita dell’euro

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Si era liberalizzata la circolazione di merci, capitali e persone, si era creata una moneta unica, ma non si era uniformato il sistema fiscale e non si era provveduto alla redistribuzione almeno di una quota dell’IVA versata dalle industrie manifatturiere. Con la totale liberalizzazione delle merci i paesi più forti (Germania e Francia) potevano vendere liberamente le loro merci e le loro industrie diventarono sempre più potenti condannando paesi come l’Italia, esclusa dai grandi centri di ricerca, alla subfornitura ed al terzismo. Si andava affermando la teoria del liberismo: ogni nazione si sarebbe specializzata in produzione in cui eccelleva. L’Italia doveva poggiare soltanto sul turismo, l’artigianato di alta gamma, la moda, l’arredamento e sulla tradizionale miriade di industrie della meccanica. L’Italia rimaneva del tutto esclusa dai settori dell’alta tecnologia, dell’avionica, dell’elettronica e da Internet. Il crollo dell’industria manifatturiera si rivelò nella sua gravità dopo il 2008 con la crisi finanziaria mondiale coincidente con il fallimento della Lehman Brothers e l’accelerata delocalizzazione delle industrie Italiane nei paesi dell’Est che avevano un costo della manodopera inferiore al 50%. Da allora l’Italia non fu più in grado di tenere il passo dello sviluppo Europeo. Accanto alla via del sottosviluppo economico, vi fu anche il degrado di tutti i settori dell’amministrazione pubblica e dei valori civili, tanto che l’Italia compariva negli ultimi posti in tutte le scale di valutazione.


2.2.5 - La caduta del primo Governo Prodi


Il 4 ottobre 1998, appena sei mesi dopo l’adesione dell’Italia all’Euro, Rifondazione Comunista annunciò il suo passaggio all'opposizione. Il Governo perse di conseguenza la maggioranza alla Camera. Il giorno dopo Armando Cossutta, in dissenso con Bertinotti per la decisione di passare all'opposizione, si dimise dalla carica di Presidente di Rifondazione Comunista.

Il 6 ottobre L'Assemblea dei Deputati di Rifondazione Comunista respinse a larga maggioranza la linea di rottura con le altre forze di centrosinistra. I parlamentari decisero però di adeguarsi alle decisioni del Partito. Il 7 ottobre alcune centinaia di militanti e dirigenti locali di Rifondazione Comunista vicini a Cossutta, non riconoscendosi nella decisione di Bertinotti, si autoconvocarono presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma con l'intento di non arrivare alla rottura con Prodi per impedire il ritorno delle destre al potere. L'assemblea era guidata da Iacopo Venier, Segretario della Federazione di Trieste. In quell’occasione fu firmato un appello intitolato: “Non c'è salvezza per il Partito se rompe con il popolo, con i lavoratori, con il paese”.

L’8 ottobre del 1998 Prodi si presentò alla Camera per riferire sullo stato dei fatti e chiedere la fiducia. Durante il dibattito che il giorno dopo ebbe luogo sulla fiducia al Governo, il capogruppo di Rifondazione Comunista alla Camera, Oliviero Diliberto, annunciò che la maggioranza del gruppo parlamentare avrebbe votato a favore del Governo Prodi. Bertinotti dichiarò invece la sfiducia. Pochi minuti dopo la Camera negò la fiducia al Governo[2].

Prodi si dimise il 9 ottobre 1998 e lo stesso giorno salì al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Non avendo ottenuto la fiducia alla Camera dei deputati per un solo voto, 312 voti favorevoli e 313 contrari, il ritiro dell'appoggio esterno deciso da Rifondazione Comunista e condiviso da una parte del suo gruppo parlamentare, fu determinante per provocare la prima crisi in Aula della storia dell'Italia repubblicana.

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