Cap.I IL PANORAMA POLITICO E IL DIBATTITO NEI PARTITI





Abstracts



Nel quinquennio 2001-2006 si svolse la XIV legislatura governata dalla Coalizione di centrodestra che aveva vinto le elezioni nel 2001. Nel primo capitolo si tratta del dibattito avvenuto tra i partiti del centrodestra e le divisioni interne. Grande perplessità suscitò la disinvolta morale pubblica e privata di Berlusconi che attirò l’attenzione della giustizia Italiana e che lo rese un ospite fisso delle aule dei tribunali. Questi conflitti con la Magistratura condizionarono l’attività del governo. Si approfondiscono anche le cause della sconfitta della Coalizione della sinistra e la riproposta di una nuova Coalizione dell’Ulivo, capitanata sempre da Romano Prodi.

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Processo Imi-Sir

Tutto cominciò nel 1982 quando Nino Rovelli citò l'Imi con l'accusa di non aver adempiuto agli impegni di una convenzione sottoscritta nel 1979 che prevedeva il risanamento del gruppo chimico Sir-Rumianca per circa 500 miliardi di lire. Nel 1986 il tribunale di Roma condannò l'Imi al risarcimento dei danni subiti da Rovelli. Nel 1990 la Corte d'Appello confermò la sentenza e nel dicembre di quell'anno Nino Rovelli muorì lasciando alla vedova e ai figli la richiesta di risarcimento arrivata a circa 800 miliardi di lire. VERSAMENTO - Anche la Cassazione, nel 1993 emise una sentenza che diede ragione ai Rovelli e a gennaio del 1994 l'Imi versò agli eredi 980 miliardi, 300 dei quali finirono al fisco. Secondo la procura di Milano, la causa sarebbe stata «aggiustata» grazie all'intervento, nei confronti dei giudici Squillante, Metta e Verde, degli avvocati Previti, Pacifico e Acampora dietro un compenso, da parte dei Rovelli, di circa 67 miliardi di lire. …………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..

Nel 2000 Cesare Previti, venne messo sotto inchiesta per avere corrotto nel 1985 dei giudici del tribunale di Roma, allo scopo di far rigettare i ricorsi giudiziari del gruppo CIR nell'ambito della vicenda SME i quali, se accolti, avrebbero danneggiato la cordata composta da Barilla, Ferrero e Fininvest. Il 22 novembre 2003, dopo molti rinvii, comunque ininfluenti nel computo della prescrizione, il processo giunse alla sentenza di primo grado, con la quale Previti venne condannato a 5 anni di reclusione, a fronte di una richiesta di 11 anni formulata dall'accusa.

La posizione di Berlusconi venne stralciata il 16 maggio 2003. Il 10 dicembre 2004 Berlusconi fu assolto dall'accusa di aver comprato la sentenza sulla SME «per non avere commesso il fatto». Fu anche assolto per altri episodi di corruzione che gli erano stati contestati dalla procura, a causa della intervenuta prescrizione e dopo avere ottenuto le attenuanti generiche.

Il 2 dicembre 2005 la Corte d'Appello di Milano emise la sentenza di secondo grado; tutti gli imputati furono infatti prosciolti dall'accusa di aver "aggiustato" la causa civile relativa alla SME. Furono condannati: Renato Squillante a 7 anni per corruzione in atti giudiziari, Cesare Previti a 5 anni e Attilio Pacifico a 4 anni per corruzione, in relazione ai 434 mila dollari partiti da un conto estero di Silvio Berlusconi e approdati, nel marzo 1991, su un deposito nella disponibilità dell'allora capo dei Gip romani Renato Squillante.

Il 13 luglio 2007, la II sezione penale della Cassazione rese definitiva la condanna ad un anno e sei mesi per Cesare Previti ed altri imputati, comminata in secondo grado. La Cassazione asseriva esplicitamente che il Cavaliere aveva la “piena consapevolezza” che quella sentenza fosse stata “oggetto di mercimonio”. Del resto “la retribuzione del giudice corrotto” era avvenuta “nell’interesse e su incarico del corruttore” cioè di Silvio Berlusconi.

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