CAPITOLO II - LA XII LEGISLATURA (15 APRILE 1994–8 MAGGIO 1996)



ABSTRACTS......


CAPITOLO II - LA XII LEGISLATURA (15 APRILE 1994–8 MAGGIO 1996)

Con la nuova legge elettorale si affermò la coalizione di centrodestra avente come leader il magnate delle televisioni Silvio Berlusconi che per l’occasione aveva formato un partito ex novo: Forza Italia. Il governo da lui formato ebbe una breve durata dovuta a dissidi con il suo alleato Umberto Bossi leader della Lega Nord. Fu sostituito dopo 8 mesi da un governo tecnico presieduto da Lamberto Dini che ebbe il compito ingrato di varare una riforma delle pensioni pena la bancarotta della Repubblica. Il cosiddetto governo tecnico, compiuto il “dirty job” fu invitato a farsi da parte ed il Presidente della Repubblica indisse nuove elezioni.

2.1 - Le elezioni legislative del 27 marzo 1994 e l’inizio della Seconda Repubblica.

2.2 - Le principali coalizioni in corsa alle elezioni politiche del 1994

2.3 - I risultati elettorali della XII Legislatura

2.4 - Il Governo Berlusconi I (dall’ 11 maggio 1994 al 16 gennaio 1995)

2.4.1 - I Ministri del primo Governo Berlusconi

2.4.2 - L’Attività del Governo Berlusconi I

2.5 - Il Governo Dini (dal 17 gennaio 1995 al 16 maggio 1996)

2.5.1 - I Ministri del Governo Dini

2.5.2 - Il referendum sul monopolio televisivo

2.5.3 - La riforma delle pensioni Dini del 1995

2.5.4 - La caduta del Governo Dini


ABSTRACTS

........................................................................................................2.4.2 – L’Attività del Governo Berlusconi I


Il "decreto Biondi" del luglio 1994 (dal nome del Ministro di Grazia e Giustizia Alfredo Biondi) tentò di limitare i reati per i quali la magistratura poteva disporre la richiesta di custodia cautelare e imponeva il segreto sulla comunicazione degli avvisi di garanzia. Esso creò contrasti e divisioni all’interno della maggioranza e anche reazioni indignate nella Magistratura, e alla fine il decreto fu fatto decadere dal Parlamento. Tutto si risolse nel nulla.

I tentativi di riforma delle generose pensioni, che il Governo cercò di inserire nella legge Finanziaria 1995, crearono aspre reazioni fra le Confederazioni sindacali che indissero scioperi di protesta.

Nel novembre del 1994, quasi a stigmatizzare il tentativo del Governo di addomesticare la Giustizia, il premier Berlusconi ricevette un invito a comparire mentre presiedeva un summit internazionale sulla criminalità a Napoli, nell’ambito di un’indagine su presunte tangenti versate alla Guardia di Finanza. Evidentemente il Pool “di mani pulite” non conosceva la diplomazia.

Il tema della giustizia infiammò la polemica politica e alimentò anche divisioni interne alla coalizione tra Umberto Bossi e Forza Italia, che da lì a qualche settimana raggiunsero il punto di rottura in occasione del voto sulla Legge Finanziaria: questa venne approvata ma soltanto dopo che il Governo fu costretto a stralciare la riforma pensionistica e a rinviarla. Subito dopo il voto, la Lega uscì dalla maggioranza e Berlusconi dovette annunciare le dimissioni del Governo il 21 dicembre 1994.


2.5 - Il Governo Dini (dal 17 gennaio 1995 al 16 maggio 1996)


Il 22 dicembre 1994 la Lega Nord uscì dalla maggioranza, mettendo in crisi Berlusconi che, rimasto in minoranza, fu costretto a dimettersi. Il Presidente della Repubblica incaricò Lamberto Dini[1], già Ministro del Tesoro nel Governo dimissionario, di formare un nuovo Governo riuscendovi, resistendo alle pressioni di Berlusconi che voleva le elezioni anticipate per il fatto che La Lega, essendosi presentata alle elezioni in quello stesso anno in coalizione con Forza Italia, a suo parere aveva tradito il patto con gli elettori.

Esso fu il primo caso di Governo cosiddetto "tecnico" della storia repubblicana, cioè interamente composto da personalità scelte al di fuori della politica attiva. La classe politica italiana, nell’impossibilità di risolvere alcuni problemi emergenziali (in questo caso, l’incremento incontrollato della spesa pubblica) delegava il potere a dei tecnici affinché adottassero le misure impopolari richieste dalle circostanze. Eseguito il “dirty job” i suddetti tecnici dovevano ritirarsi con tutti gli onori. Questo Governo di tecnici riuscì ad approvare la riforma delle pensioni, cosa che il Governo Berlusconi non era riuscito a fare, proprio a causa dei contrasti fra le varie forze politiche e con i sindacati. [1] Il Governo Dini, cinquantaduesimo esecutivo della Repubblica Italiana, secondo e ultimo della XII Legislatura, rimase in carica dal 17 gennaio 1995 al 18 maggio 1996, per un totale di 487 giorni, ovvero 1 anno, 4 mesi e 1 giorno. Ottenne la fiducia alla Camera dei deputati il 25 gennaio 1995 con 302 voti favorevoli, 39 contrari e 270 astenuti. Votano a favore il Centrosinistra e la Lega Nord, mentre il Centrodestra si astenne. L'unica a votare contro fu Rifondazione Comunista. Ottenne la fiducia al Senato della Repubblica il 1º febbraio 1995 con 191 voti favorevoli, 17 contrari e 2 astenuti. In ambedue le Camere ottenne la fiducia con l’appoggio esterno di PDS, PPI e LN. Per la prima volta gli ex comunisti si avvicinavano al Governo..............................................................................................................................................

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