Clima, c’è chi non crede all’apocalisse. "Difficile stimare l’impatto dell’uomo"

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Luca Bolognini

"Più che del riscaldamento globale dovremmo occuparci della tutela dell’ambiente planetario". Per Franco Prodi, fisico e meteorologo di fama internazionale, è questa la vera emergenza che minaccia la Terra.

Professore, nell’ultimo rapporto Onu si parla di cambiamenti climatici senza precedenti. Siamo a un passo dalla catastrofe?

"Assolutamente no. Siamo nel quadro di altri report, in cui l’Ipcc indica situazioni che vanno a rafforzare l’opinione che il riscaldamento globale sia dovuto esclusivamente a fattori antropici. Ma la conoscenza del sistema clima non è ancora tale da poter fare previsioni accurate e attribuire con percentuali precise quanto l’innalzamento delle temperature sia influenzato da cause naturali o provocato dall’uomo".

Cosa c’è di sbagliato?

"Le nubi sono al centro del sistema climatico, ma vengono parametrizzate molto rozzamente nei modelli. Hanno una loro tridimensionalità e composizione, se di acqua o di ghiaccio, e la copertura a livello planetario non viene simulata correttamente. Basta solo questo dettaglio per invitare alla massima cautela nell’attribuire all’uomo la causa del riscaldamento globale".

Il pericolo qual è?

"Prendere decisioni sbagliate. L’ambiente planetario si sta deteriorando in maniera rapida, ma procedere solo per risolvere il problema del riscaldamento globale può essere fuorviante. L’aumento delle scorie prodotte dall’uso del combustibile fossile, ad esempio, non può essere risolto dal solo ricorso alle energie rinnovabili. Bisogna potenziare la vera ricerca scientifica. Questi report possono portare a scelte non completamente accettabili per l’umanità".

Secondo le Nazioni Unite, il riscaldamento globale sta accelerando. Questi anni sono davvero i più caldi della storia dell’uomo?

"Ci sono gruppi di ricerca molto seri al lavoro su questo tema, ma è quantomeno controverso sostenere che siano i più caldi. Bisogna considerare che le serie storiche vanno corrette: molte stazioni meteorologiche rurali sono poi state inghiottite dalle città. Lo stesso discorso vale per l’innalzamento dei mari. Sono dati difficilissimi da misurare".

Si parla spesso dello scioglimento dei ghiacci. In passato abbiamo mai raggiunto i livelli attuali?

"Prima di tutto c’è da distinguere tra Artide e Antartide. In Antartide ad esempio, il vento solleva la neve che viene trasportata da un luogo all’altro. Per quanto riguarda il ghiaccio artico, lo spessore è difficilmente misurabile. Dal satellite si vede una riduzione, ma c’è chi pensa che possa essere causata dal flusso di calore dall’interno della Terra. Sono problemi davvero complessi da risolvere".

Anche limitando il riscaldamento globale a un aumento di 1,5 gradi entro il 2030, per l’Onu ci sarà un boom senza precedenti di eventi meteorologici estremi con danni irreversibili. La convince questa previsione?

"Per questo secolo ci sono previsioni di aumento della temperatura tra 2 e 8 gradi. Senza poter dimostrare qual è l’effetto antropico, queste affermazioni sono del tutto velleitarie".

Eppure le recenti alluvioni estive in Europa e Cina, gli incendi che divorano California e Grecia, le temperature record in Italia di questi giorni sembrano dare ragione alle Nazioni Unite.

"Sono stato coordinatore di un progetto europeo sulle alluvioni. Tra il 1900 e il 1990 non abbiamo rilevato alcuna correlazione tra aumento delle temperature e numero di eventi estremi. Sono aumentati i danni e le vittime. Questo perché l’uomo ha costruito dove non doveva".

Quindi qualche errore lo abbiamo commesso.

"Sì, non abbiamo tutelato il nostro pianeta. C’è un consumo energetico insostenibile. Nel Settecento un uomo era mediamente rappresentabile come una lampadina da 80 watt in movimento, adesso da un ‘lampadone’ tra i 5 e i 10mila. La Terra è finita, ha risorse limitate. Non dobbiamo tornare ad arare i campi coi buoi, le nuove tecnologie ci aiuteranno a risolvere il problema. Ma serve più sobrietà, va usata meno energia".

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