COMUNIONE E LIBERAZONE DI DON GIUSSANI




ABSTRACTS....................................................

La strategia messa in atto da Scaiola ( Forza Italia) fu quella di aggregare tutti i cattolici che dopo la diaspora democristiana non si riconoscevano nel PPI alleato con le sinistre. Berlusconi trovò un potente alleato in CL (Comunione e Liberazione) il movimento fondato a Milano da don Luigi Giussani[1], paragonabile per influenza ai grandi ordini religiosi come i Gesuiti ed i Salesiani, per una assonanza di valori.

Nella società secolarizzata degli anni Sessanta e Settanta, CL proponeva un cristianesimo di attacco, di riconquista degli spazi sociali caduti o prossimi all’influsso d’ideologie progressiste e laiche. In conformità a una prorompente esigenza di spiritualizzazione aveva diffuso un cristianesimo pienamente inserito nella società secolare, nelle sue articolazioni politiche ed economiche, mantenendo intatta la sua difesa dell’identità cristiana fondata su alcuni cardini: il principio di autorità carismatica del leader, la qualifica della fede come «esperienza», «fatto», «presenza» e «visibilità» nel mondo; l’esaltazione della capacità imprenditoriale dell’individuo vista come leva per interagire con gli altri e costruire quel «cristianesimo di sostituzione», mirante a rilevare alcuni fondamentali ruoli sul piano culturale, economico e sociale. Rispetto a un mondo «in frantumi», CL interpretava il classico intransigentismo offrendo un «modello di coesione di una società organica, in cui la struttura gerarchica è motivata [...] in base alla partecipazione alla fonte del valore».

Questo valore era la Chiesa come esperienza del «fare», delle opere, era la difesa e la promozione del «meno Stato e più mercato» (uno degli slogan preferiti dal movimento giussaniano), ponendo in essere una vasta e capillare rete di attività che chiedevano e producevano rappresentanza ai tavoli periferici e centrali delle decisioni politiche[2]. ........................................................................................................................................................

[1] Don Luigi Giussani (Desio 1922 – Milano 2005). Docente al liceo Berchet di Milano. Attratto dalla problematica educativa, nel 1954 fondò Gioventù Studentesca ideologicamente vicina alla destra cattolica. A seguito di una crisi di identità nel 1969, fondò il movimento Comunione e Liberazione per l'affermazione integrale dell'identità cattolica nella società. Dopo una prima fase di perplessità da parte di non pochi vescovi italiani nei confronti di CL, il cui orientamento, in parte integralista e mistico-mitologico, risultava poco in sintonia con il Concilio Vaticano II, durante il pontificato di Giovanni Paolo II nel 1982 il movimento presieduto da Giussani fu dichiarato a tutti gli effetti associazione di diritto pontificio, ed incrementò la sua diffusione nel mondo cattolico. Nel 1988, al suo interno è stata riconosciuta l’associazione laicale Memores Domini, alla quale aderiscono laici, uomini e donne, che s’impegnano nel celibato. Espressione della linea di CL è il mensile Tracce-Litterae Communionis (fondato nel 1974 con il titolo di CL), il mensile 30 giorni (fondato nel 1983) e il Meeting per l’amicizia fra i popoli che, dal 1980, si tiene ogni anno a Rimini alla fine d’agosto. Ai suoi funerali in piazza del Duomo a Milano, il 24 febbraio 2005 erano presenti circa 30.000 persone, al rito funebre all’interno della cattedrale vi era mezzo parlamento di tutti i colori politici e il discorso funebre fu celebrato dall’allora Cardinale Ratzinger: «Don Giussani era cresciuto in una casa povera di pane, ma ricca di musica fin dall' inizio era toccato, anzi ferito, dal desiderio della bellezza. Ma non si accontentava di una bellezza qualunque, di una bellezza banale […] Quando si sostituisce la fede col moralismo, il credere con il fare, si cade nei particolarismi, si perdono soprattutto i criteri e gli orientamenti e alla fine non si costruisce, ma si divide [...] Chi crede deve attraversare anche le valli oscure del discernimento, delle avversità, delle opposizioni, delle contrarietà ideologiche. Monsignor Giussani, con la novità che portava con sé, aveva anche difficoltà di collocazione all' interno della Chiesa. Ma l'amore di don Giussani per Cristo era anche amore per la Chiesa, fedele al Santo Padre e ai suoi vescovi». [2] Questo aspetto pragmatico di azione e presenza nella società, ispirato dal fondatore di CL, don Luigi Giussani, diede vita alla “Compagnia delle Opere” (CDO), un'associazione imprenditoriale d'ispirazione cattolica, considerata da alcuni il braccio operativo di Comunione e liberazione in ambito imprenditoriale e finanziario. La CDO nacque ufficialmente l’11 luglio 1986. Il parallelo immediato è quello di pensare alla Compagnia di Gesù fondata il 15 agosto 1534 dal cadetto spagnolo Ignazio di Loyola. I religiosi-sacerdoti cattolici Gesuiti si caratterizzeranno anche per il giuramento di fedeltà assoluta al Papa. Essi combatteranno la loro battaglia contro l’eresia protestante nell’élite della società, accanto ai sovrani più potenti d’Europa. Sul finire del XX secolo la Compagnia delle Opere iniziò a combattere la sua battaglia contro il liberismo e lo statalismo nel mondo dell’impresa e della politica. Stato e mercato, i due nemici della "terza via" di Giovanni Paolo II sono gli stessi nemici della CDO. Da un lato c’è lo Stato, che impone le leggi e cerca di sottrarre terreno all’iniziativa dei privati in campi come la scuola, il welfare e l’assistenza sociale. Dall’altro c’è il libero mercato, duro e pericoloso, da cui molti imprenditori vogliono difendersi, associandosi tra loro. La CDO non produce nulla e non vende nulla, non fa evangelizzazione. È solo un’Associazione di imprese accomunate da una certa visione cristiana della società e disponibili ad aiutarsi a vicenda. I numeri della Compagnia delle opere, una vera e propria super lobby, sono impressionanti: quarantuno sedi in Italia e in altri diciassette paesi, 34.000 imprese e 1000 associazioni non-profit. Il fatturato complessivo è stato stimato in almeno 70 miliardi di euro. Numeri in difetto, perché tengono conto soltanto delle imprese iscritte alla CDO. Ci sono migliaia di società e di professionisti che, pur non facendo parte della Compagnia, si riconoscono nella sua ideologia e si adoperano per favorirla. Luca Castagnetti presidente della CDO di Verona così definisce l’attività dell’organizzazione: “Si occupa sostanzialmente di fare rete”. Associandosi alla CDO, l’imprenditore entra in comunicazione diretta con migliaia di altri imprenditori sparsi per l’Italia e per il mondo. Ognuno di essi è un potenziale cliente o partner. Poniamo che un produttore di macchine agricole associato alla CDO si trovi in difficoltà. Chiamerà il presidente della Compagnia cui è associato e chiederà aiuto. Il presidente cercherà tra i suoi soci – o tra i soci di altre Compagnie – un distributore di macchine agricole in grado di soccorrerlo. A questo punto il distributore di macchine agricole cambierà fornitore o comunque ne aggiungerà uno ai suoi, iniziando ad acquistare le macchine dal socio CDO in difficoltà. Magari ci rimetterà qualcosa, perché il suo precedente fornitore vendeva macchine migliori a prezzo minore, ma lo farà comunque, certo di ricevere lo stesso trattamento, o qualche altro tipo di favore, quando sarà lui a essere in difficoltà. Un’impresa socia della CDO sarà quindi più solida di un’impresa non associata e questo indurrà le Banche ad avere un rapporto privilegiato con le aziende associate consapevoli che l’Associazionismo genera maggiore affidabilità poiché la rete protegge in parte gli associati. Questa consapevolezza non è limitata soltanto agli aderenti di CDO: è patrimonio di tutta la galassia di CL e di gran parte della destra cattolica.

Archivio