Editoriale # 167 progressisti lombardi




L'armata rossa impantanata in Ucraina? Quando finirà?

Quello che doveva essere un blitzkrieg con la facile conquista della rive gauche ( quella parte dell'Ucraina a sinistra del fiume Dnieper) con l'appoggio della popolazione a maggioranza russofona si è trasformata invece in una brutale guerra per la conquista delle città con l'esercito ucraino che non ha subito defezioni e si è asserragliato nelle grandi città costringendo l'Armata Rossa ( non addestrata ad una guerra di conquista ma di defesa, a polverizzarle come Grozsny in Cecenia ed Aleppo in Siri, e limitandosi ad efficaci operazioni di guerriglia contro le formazioni russe isolate.

Detto questo, ci sono tre scenari per l'Ucraina che attualmente sembrano più probabili.

Il primo — che è insieme il più tragico e il più probabile — è che questa guerra continui per molti mesi.

La seconda possibilità è che ci sia un accordo di pace. Conquistata tutta la costa sul mare d'Azov , con la distruzione di Mariupol, e realizzato il collegamento tra le regioni del Donbass e la Crimea Putin potrebbe dichiarare la fine delle ostilità.

Il terzo scenario - che è forse vale solo il 10 per cento - è che ci sia una sorta di sconvolgimento politico in Russia, che coinvolga il rovesciamento del presidente Vladimir Putin e un nuovo approccio all'Ucraina.

Quindi queste sono le tre opzioni: una guerra prolungata; un accordo di pace; o un colpo di stato in Russia. Aspettati il ​​primo, lavora per il secondo e spera per il terzo.

Le scelte, non solo di Putin , XI Ping, Joe Biden, Europa e Zelensky, determineranno gli sviluppi della guerra in Ucraina.

In primo piano c’è Putin. I suoi uomini si stanno impantanando in Ucraina, il morale è basso, le prospettive sono cupe. Il presidente russo può scegliere di spingere la sua guerra fino alle estreme conseguenze, provando a prendere Kiev e Odessa a costo di bruciare i cadaveri di decine di migliaia di coscritti nei forni crematori ambulanti che le truppe d’invasione si sono portati dietro per sgonfiare la portata simbolica dell’immagine delle bare che tornano a casa. E a costo di far durare il conflitto per anni, di renderlo insostenibile a una Russia già debilitata dalle sanzioni.

Oppure può approfittare del primo momento utile , dopo la presa di Mariupol,per sedersi sul serio al tavolo dei negoziati, pur se in una condizione di debolezza. Putin sarà tentato di chiudere la pratica entro quella data, magari spacciando per vittoria una mezza disfatta.

Il secondo è Xi Jinping. Il presidente cinese può scegliere di confermare il suo pieno sostegno al collega russo – assicurato il 4 febbraio in occasione del viaggio di quest’ultimo a Pechino per l’inaugurazione delle Olimpiadi invernali – oppure usare la sua influenza per spingere lo stesso a più miti consigli. il Partito comunista cinese è un apparato di potere estremamente complesso e burocratizzato e a questo, in autunno, Xi Jinping dovrà rivolgersi per diventare il primo presidente della storia cinese a restare al potere per tre mandati. Pechino Fornirà armi e denaro alla Russia? Eserciterà pressioni su Mosca?

Poi vi sono Joe Biden, e con lui gli altri leader dell’Europa occidentale. La priorità di Joe Biden è vincere le elezioni di medio termine negli Usa e contenere la Cina. Le sanzioni alla Russia, senza nessun coinvolgimento diretto, non colpiscono gli Stati Uniti che sono autosufficienti nella produzione di gas ma l'Europa che per ora non può fare a meno del gas russo in particolare Germania ed Italia.

Ed infine Zelensky, che non non è un quisling , e nessuna via d’uscita può passare alle sua testa. Il presidente ucraino non sarà forse un gran politico, ma è certo un eccellente comunicatore. Come ogni attore che si rispetti, sa di dover rimodulare il suo messaggio a seconda dell’interlocutore e così, dinnanzi al parlamento italiano, ha evitato accuratamente parole divisive. Anche lui potrebbe aver presto davanti a sé scelte importanti e gravissime da compiere, e sembra esserne più consapevole di altri. Se si aprisse davvero una finestra per il negoziato, potrebbe essere chiamato a operare rinunce sanguinose e forse difficili da far digerire ai suoi connazionali.

Non si tratta della neutralità dell’Ucraina, che resta un falso problema, ma della cessione di territori. Sapendo che quel momento potrebbe presto arrivare, Zelensky ha chiarito in settimana che ogni concessione dovrà essere approvata attraverso referendum: un modo, forse, per prendere tempo e per condividere le responsabilità. Finora ha avuto il popolo dalla sua, ma quando si tratterà di scegliere il futuro del suo Paese la comunicazione non basterà più, e si riscoprirà irrimediabilmente solo.



“Putin : Europei Il gas russo va pagato in rubli”. Il bandolo della matassa gira tutto attorno alla compravendita di gas e petrolio. Fino a ieri la Russia forniva ogni anno 150 miliardi di metri cubi di gas all’Europa, Italia compresa, e 50 miliardi di metri cubi di gas alla Cina. La quota asiatica sta già aumentando proprio per le sempre più pressanti richieste di India e Cina e arriverà a raddoppiare (100 miliardi di metri cubi) grazie alla realizzazione di un nuovo gasdotto. Ma c’è un altro aspetto che sta permettendo a Putin di essere più sanzionatore che sanzionato, ed è quello legato alla costante crescita del prezzo del gas e petrolio. Con un rialzo che ormai, solo per il greggio, sfiora il 40% dall’inizio dell’anno, la Russia sta incassando, proprio dagli europei, quasi un miliardo di dollari al giorno, si tratta di una cifra incredibile se riflettiamo, una cifra che, come detto, almeno nel breve è addirittura destinata a crescere. Quindi la crescita del mercato dell’energia di cui la Russia è una delle maggiori detentrici al mondo sta spostando il peso degli effetti delle sanzioni più su chi le ha introdotte rispetto a chi avrebbe dovuto subirle. Detto in soldoni, la Russia continua ad incassare sempre più soldi, i paesi occidentali, invece, tendono ad impoverirsi per due motivi: 1 – perchè la loro dipendenza dalla Russia per la quota energia costa sempre di più; 2 – la volontà di imporre le sanzioni a Putin ha condotto alla chiusura di tantissimi rapporti commerciali che hanno costretto un mare di aziende occidentali a perdere quote di mercato e quote di attivi di bilancio a cui non avrebbero mai voluto rinunciare. C’è però qualcun altro che sta guadagnando da tutto il can can che stiamo vivendo: gli Stati Uniti. Prima che tutto il caos scoppiasse, quindi facciamo riferimento a circa due mesi e mezzo fa, gli USA non erano neanche considerati fornitori di gas per il vecchio continente, oggi la loro quota di mercato (il gas lo trasportano con immense navi cisterna, grandi quanto 7 campi da calcio) è passata invece al 47%. In pratica gli americani in pochi mesi sono diventati indispensabili ma anche primi fornitori di gas per l’Europa. A rileggere tra le righe, gli unici veri sconfitti, sono i popoli europei, che, come i pifferi di montagna del famoso proverbio, andarono per suonare e invece furono suonati. In questo caso, andarono per sanzionare e furono sanzionati.


La maggioranza che sostiene il governo è divisa sull’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL ovvero da 25 miliardi di euro l'anno a circa 37 miliardi di euro.

Mercoledì 30 marzo al Senato il governo dovrà trovare un modo per superare la netta contrarietà del Movimento 5 Stelle ed i dubbi della Lega. Il monito del Papa: una pazzia l’aumento del 2% della spesa per le armi, “mi sono vergognato”

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