federmeccanica-a-rischio-73-mila-posti-di-lavoro-in-italia-dal-pasaaggio all'elettrico



di Silvia Valente03/02/2022 18:55

https://www.milanofinanza.it/news/

Senza interventi governativi, lo stop entro il 2025 alla vendita di auto con motori diesel e benzina, deciso dall'Ue, porterebbe a una perdita di mezzo milioni di posti di lavoro in Europa, soltanto parzialmente compensati da 226 mila nuovi posti di lavoro per la produzione dei sistemi di propulsione dei veicoli elettrici. Le stime sono altrettanto drammatiche per l'Italia: si perderebbero circa 73 mila posti di lavoro, di cui 63 mila nel periodo 2025-2030. Questo l'allarme lanciato da Federmeccanica, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil presentato nell'odierna conferenza stampa congiunta, dal titolo "Industria automotive. Un patrimonio italiano di fronte alle transizioni".


Questi rischi sono pericolosamente verosimili data la naturale propensione degli attori economici di cercare di anticipare sempre le evoluzioni normative, non investendo più nei settori destinati a non avere futuro. E i primi effetti della transizione ecologica già li registriamo oggi, dalle vertenze note della Gkn, Gianetti Ruote alle ultime della Bosch e Marelli, un totale di circa tremila lavoratori a rischio licenziamento, oltre a chiusure e delocalizzazioni.

Pur a fronte di una caduta della produzione nazionale di autoveicoli, dai 1,8 milioni prodotti del 1997 ai 700 mila del 2021, e il passaggio da secondo a ottavo produtto di auto di Europa, l'automotive resta il cuore pulsante della nostra industria, sottolineano Federmeccanica e i sindacati di settore. Il fatturato di tale settore chiave continua, infatti, a rappresentare il 5,6% del pil nazionale, pari a 93 miliardi di euro. E nel solo comparto della fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi operano oltre duemila imprese e 180 mila lavoratori e si realizza il 7% delle esportazioni metalmeccaniche nazionali per un valore di 31 miliardi di euro.

Federmeccanica, Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil chiedono dunque al presidente Draghi e ai ministri del Lavoro, dello Sviluppo Economico, della Transizione Ecologica e dell'Economia un confronto per individuare insieme le azioni strategiche da compiere per la transizione ecologica e industriale della mobilità del futuro. D'altronde Francia e Germania stanno già mettendo in campo politiche industriali di questo tipo, mentre il nostro governo non ha neanche previsto i 450 milioni di euro di incentivi per auto elettriche e ibride.

Nello specifico, secondo gli attori di riferimento dell'automotive servirebbero urgentemente iniziative: sugli ammortizzatori sociali per accompagnare le transizioni in atto, di breve come di lungo periodo; sugli impatti specifici per il territorio italiano, considerano la diffusa presenza di attività legate alla powertrain del motore a combustione interna; sulle risorse e la governance per le politiche industriali che possano attivare le sinergie di una filiera ramificata, e sulla gestione delle crisi industriali già aperte. Federmeccanica e sindacati chiedono inoltre di attivare investimenti di sostegno alla domanda verso le tecnologie compatibili con il Green Deal europeo e all'introduzione di vincoli alle emissioni, difendendo allo stesso tempo l'attuale capacità installata e i posti di lavoro esistenti. Non perdendo di vista l'importanza dell'attrattività competitiva e dunque degli investimenti in ricerca e sviluppo di prodotti che valorizzino le eccellenze italiane di tecnologia e stile. (riproduzione riservata)


Archivio