FORZA ITALIA, LEGANORD,ALLEANZA NAZIONALE




FORZA ITALIA


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Dopo la sconfitta alle elezioni del 1966 del Polo della Libertà Forza Italia iniziò a rafforzare la sua organizzazione interna con Claudio Scajola, ex democristiano che ne divenne il primo coordinatore nazionale dal 1996 al 2001. Già nel 1994 Forza Italia aveva inglobato estese sacche di voto cattolico, tanto da far parlare di «nuova Dc», nonostante il consenso riscosso non fosse solo di matrice cattolica ma anche socialista-craxiana e liberal-conservatrice[1]

La strategia messa in atto fu quella di aggregare tutti i cattolici che dopo la diaspora democristiana non si riconoscevano nel PPI alleato con le sinistre. Berlusconi trovò un potente alleato in CL (Comunione e Liberazione) il movimento fondato a Milano da don Luigi Giussani[2], paragonabile per influenza ai grandi ordini religiosi come i Gesuiti ed i Salesiani, per una assonanza di valori.

Nella società secolarizzata degli anni Sessanta e Settanta, CL proponeva un cristianesimo di attacco, di riconquista degli spazi sociali caduti o prossimi all’influsso d’ideologie progressiste e laiche............................................................................................................................




1.4.2 - Il successo della Lega nell’area prealpina

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In tutte le aree prealpine si ebbe un graduale e totale travaso di voti dalla Democrazia Cristiana alla Lega. ................................................................................................................................

Gianfranco Miglio, l’ideologo cattolico del partito, intuì il punto di partenza del successo leghista: «serrati nella logica dello Stato unitario, i lombardi […] finivano schiacciati da una congiuntura avversa: diventavano stabilmente un popolo “tributario”, perché egemonizzati da una classe parlamentare a maggioranza centro-meridionale e da una burocrazia per il novanta per cento proveniente dal Sud […]. Il Nord non avrebbe mai visto garantito il suo diritto a disporre delle risorse finanziarie necessarie per creare le condizioni (infrastrutture) da cui sviluppare le sue ulteriori capacità produttive».

La scoperta di questa marginalizzazione politica progressiva delle zone più produttive e laboriose del paese compiuta dalla DC, del centralismo statale inefficiente aveva portato la Lega ad una scelta vincente: impegnarsi principalmente nei corpi intermedi dell’amministrazione statale. I quadri della Lega espressione del territorio concorsero con successo alla conquista di Comuni Province, Regioni.

Il successo degli amministratori e militanti leghisti era basato sul fatto che essi erano interclassisti, rifiutavano le due tradizionale analisi politiche e culture dominati: quella cattolica o quella marxista.

Essi credevano che la Lega avesse una missione temporanea: introdurre il federalismo in Italia che per loro significava concedere più potere alle espressioni democratiche territoriali per la gestione della Scuola, Sanità, Viabilità, Polizia, Fisco, prendendo per esempio l’autonomia amministrativa dei Lӓnder Tedeschi. ..................................................................






LA METAMORFOSI DI ALLEANZA NAZIONALE


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Alcune tappe fondamentali del percorso politico di Alleanza Nazionale (AN): il 27-28 gennaio 1995 si tenne a Fiuggi il primo congresso del partito con la stesura delle tesi programmatiche della nuova formazione politica, nata come cartello elettorale formato dal Movimento Sociale Italiano-Destra Nazionale e alcune personalità e associazioni d’aree minori di estrazione liberale, conservatrice e democristiana (tra questi Domenico Fisichella, ideologo della nascente AN, Gustavo Selva e Publio Fiori, entrambi provenienti dalla destra democristiana). Il partito di fatto abbandonava le nostalgie neofasciste e abbracciava il sistema liberaldemocratico anche se con forti riserve e ambiguità. Nel 1994 era assieme a Berlusconi, Casini e Bossi alle elezioni politiche, ma dopo la sconfitta del 1996 i rapporti fra il leader Fini e il Cavaliere di Arcore si raffreddarono e l’ex delfino di Giorgio Almirante decise di correre alle elezioni europee del 1999 assieme ai liberaldemocratici del Patto Segni (il cosiddetto «Elefantino»): un’operazione politica assai deludente in termini di raccolta di voti (poco più del 10% e solo 9 parlamentari europei eletti). Nel 2000 A.N. diventò parte integrante del polo di centrodestra all’interno della Casa delle libertà che vinse le elezioni politiche del 200

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