Greenpopulismo La Germania ora paga i danni dello scriteriato abbandono del nucleare




LINKIESTA Rainer Zitelmann Smantellare le centrali è sempre stato l’obiettivo primario dei Verdi tedeschi. Una battaglia che oggi mostra tutti i suoi limiti, ma anche a causa della decisione di Angela Merkel di procedere nella chiusura post-Fukushima, ora è difficile tornare indietro

di Llukas Lehotsky, da Unsplash Gli scienziati tedeschi hanno segnalato che la transizione energetica nazionale ha spinto la Germania verso una carenza di energia: «Chiediamo un arresto immediato dell’eliminazione graduale del nucleare», hanno scritto 20 rinomati scienziati nella Dichiarazione di Stoccarda, ampiamente discussa in Germania. Il mantenimento in funzione delle centrali nucleari tedesche dovrebbe essere garantito «come terzo pilastro», insieme all’energia solare ed eolica, per garantire l’approvvigionamento energetico e la prosperità del Paese. «L’aumento dei prezzi dell’energia e la diminuzione della sicurezza dell’approvvigionamento mettono in pericolo la competitività e il benessere tedesco», hanno avvertito gli scienziati, criticando la transizione energetica: «Con un’attenzione unilaterale al sole, al vento e al gas naturale, la Germania è stata portata a una carenza di energia». L’energia intermittente proveniente dal vento e dal sole, hanno sottolineato gli scienziati, richiederebbe un’enorme rete di centrali elettriche, linee elettriche e strutture di stoccaggio, che in parte «sta nascendo solo ora» e in parte non è ancora stata progettata; manca la tecnologia necessaria. Come dimostra la storia dell’abbandono del nucleare in Germania, i regolamenti non sono di per sé negativi, ma spesso le linee guida governative sulla protezione dell’ambiente non raggiungono i loro giusti obiettivi finendo invece per ottenere l’esatto contrario. Tra il 1957 e il 2004 sono state messe in funzione circa 110 centrali nucleari. Negli anni ’70 e ’80, l’obiettivo principale degli ambientalisti in Germania era quello di chiedere l’eliminazione graduale dell’energia nucleare. Nessuna questione era così importante per gli attivisti come lo smantellamento di ogni singola centrale. Per questo il partito dei Verdi, che oggi governa la Germania in coalizione con i socialdemocratici e i liberali, ha ora difficoltà ad affrontare la questione: la lotta contro il nucleare è la componente più importante della sua identità storica. Ammettere di essersi sbagliati su un tema politico così importante significherebbe rimettere in discussione la sua stessa ragion d’essere. Nel 1998 si era formato un governo di coalizione tra socialdemocratici e verdi che, due anni dopo, nel 2000, ha regolamentato per la prima volta l’uscita dall’energia nucleare attraverso un contratto tra la Repubblica federale e le società che gestivano le centrali nucleari. Nel 2002, la legge tedesca sull’energia atomica è stata modificata sulla base di questo contratto. Nel 2010 è stato deciso di prolungare la vita operativa delle centrali nucleari, ma la decisione è stata annullata nel 2011 a seguito del disastro di Fukushima. La disattivazione dell’ultima centrale nucleare tedesca è prevista per quest’anno. È vero che è stato il disastro di Fukushima nel 2011 a spingere il governo di Angela Merkel, con una mossa fulminea, a decidere di chiudere le centrali nucleari tedesche molto prima di quanto stabilito inizialmente. Eppure non è stato l’incidente in sé (che non ha nemmeno indotto il Giappone a voltare le spalle al nucleare), ma il fatto che ci fossero le elezioni nel Land tedesco del Baden-Württemberg, circa due settimane dopo, a determinare la rapida svolta politica della Cancelliera. Nell’acceso clima pre-elettorale, la Merkel ha voluto privare i verdi di uno dei loro temi elettorali principali. Ma non ha funzionato e i verdi hanno ottenuto un numero record di voti e, per la prima volta nella storia politica tedesca, una regione tedesca ha eletto un politico del loro partito come proprio governatore. Uno dei motivi principali per cui la Germania non ha compiuto maggiori progressi nella lotta contro il cambiamento climatico, nonostante gli sforzi profusi, è stata la decisione di eliminare gradualmente l’energia nucleare. Il risultato è stato che il Paese non è riuscito a ridurre le proprie emissioni di CO2 per quanto avrebbe potuto. In termini di protezione dell’ambiente, la Francia, ad esempio, non è migliore della Germania sotto molti aspetti, ma mentre Berlino ha chiuso in successione le sue centrali nucleari, in Francia la quota di energia nucleare nel mix energetico nazionale è più alta che in qualsiasi altro Paese. La Germania è al 10° posto nella classifica generale dell’Indice di sostenibilità ambientale 2021, mentre la Francia è al 5° posto. E questo è dovuto principalmente al nucleare. Nel loro rapporto sulla sostenibilità ambientale, i ricercatori di Yale hanno spiegato con cautela e diplomazia che «alcuni analisti» potrebbero ritenere che l’abbandono del nucleare da parte della Germania abbia danneggiato i progressi del Paese in termini di «prestazioni ambientali». La principale giustificazione per la chiusura delle centrali in Germania è rappresentata dai rischi associati all’uso dell’energia nucleare. Ma questi rischi sono stati esagerati oltre ogni misura. Un confronto tra i decessi per unità di energia generata (TWh) mostra che l’energia nucleare uccide 0,07 persone, il petrolio 18,4 e il carbone 24,6. Anche l’energia idroelettrica è significativamente più pericolosa dell’energia nucleare. Bill Gates, nel suo libro sui cambiamenti climatici “Clima. Come evitare un disastro”, si è schierato decisamente a favore dell’energia nucleare, insistendo sul fatto che «è difficile prevedere un futuro in cui decarbonizzeremo la nostra rete elettrica in modo conveniente senza utilizzare più energia nucleare». Questo perché «il nucleare è l’unica fonte di energia priva di carbonio che possiamo utilizzare quasi ovunque, 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana». Gli oppositori del nucleare in Germania hanno ripetutamente insinuato, direttamente o utilizzando formulazioni vaghe, che 20.000 persone sono morte a causa della fusione del reattore di Fukushima nel 2011. Il numero di 20.000 è approssimativamente corretto, ma queste persone sono morte a causa di un terremoto e del successivo tsunami, non a causa delle radiazioni. Non si sente quasi mai parlare del fatto che l’ultima generazione di centrali nucleari è più sicura delle precedenti: la maggior parte delle persone non è nemmeno a conoscenza dei progressi compiuti. Inoltre, i problemi legati allo smaltimento delle scorie radioattive sono enormemente ingigantiti e viene data poca pubblicità ai nuovi reattori, che hanno quasi completamente eliminato questo problema. Come ha osservato lo scienziato del clima Kerry Emanuel del Massachusetts Institute of Technology (MIT), «le due cose non possono stare insieme. Se dicono che il cambiamento climatico è qualcosa di apocalittico o che è un rischio inaccettabile, poi non possono escludere uno dei modi più ovvi per evitarlo [l’energia nucleare], così facendo non solo sono incoerenti, ma anche poco sinceri». Nel frattempo, la discussione è diventata più obiettiva in alcuni Paesi (ma non in Germania) e persino molti attivisti per l’ambiente sono ora favorevoli alla costruzione di centrali nucleari. In California, più di 50 start-up stanno attualmente lavorando allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari. Gli esperti parlano già di «Nuclear Valley» come di una propaggine della Silicon Valley. Bill Gates ha fondato nel 2008 la società TerraPower che, se avrà successo, potrebbe far funzionare i reattori con le scorie nucleari di altri impianti nucleari. L’esempio dell’energia nucleare dimostra che l’intervento dei governi nell’economia, anche quando la protezione dell’ambiente viene addotta con giuste motivazioni, spesso non è guidato da considerazioni razionali, ma da populismo e ideologia. Le economie pianificate centralmente e gestite dallo Stato hanno sempre portato a maggiori problemi ambientali. In nessun luogo l’inquinamento ambientale è stato più elevato che nei Paesi socialisti come l’Unione Sovietica, la DDR e la Polonia. Nella lotta contro il cambiamento climatico, nulla è così dannoso come la fede cieca nello Stato.

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