I punti della riforma della giustizia approvati dal governo

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L’obiettivo di Draghi (determinato a chiudere oggi la questione) è stato raggiunto, ma a prezzo di una tensione senza precedenti all’interno del governo e della maggioranza e di possibili strascichi politici. Soddisfatti Pd e Forza Italia. Enrico Letta sottolinea che “l’equilibrio trovato dal Governo Draghi rende la riforma della giustizia migliore” mentre Mariastella Gelmini parla di una “riforma garantista”. Tra gli altri partner della maggioranza, però, ci sono scintille. “Non è la nostra riforma ma abbiamo lavorato costruttivamente per dare un contributo a migliorarla”, ha commentato Conte, che poi ha attaccato la Lega.

“C’è stata – ha detto – un’altra durissima battaglia per tutti i processi legati alla mafia. Devo dire che sono davvero rammaricato: c’è stata una durissima opposizione della Lega”.

Dura la reazione del Carroccio: “Il Movimento 5 Stelle è a lutto per il superamento della riforma Bonafede e inventa falsità; la Lega ha chiesto che reati di mafia, per violenza sessuale e traffico di stupefacenti non andassero in fumo”. Da parte sua Italia viva non rinuncia a ‘pungere’ i pentastellati: “Il match si è finalmente concluso, il M5S lo ha perso e la riforma Bonafede va meritatamente in soffitta”, fanno sapere i renziani.

Un clima non molto sereno, forse il primo “assaggio” per Draghi delle conseguenze dell’imminente semestre bianco.







Dal 2024 i processi andranno in prescrizione dopo due anni dal primo appello e dopo uno dal secondo. Verrà introdotto il diritto all'oblio anche per archiviazione del procedimento e per la non autorizzazione a procedere


Marta Cartabia, Ministro della giustizia (Foto: Ipa)

Da decenni ormai, la riforma della giustizia è una delle aree più controverse e discusse della politica italiana e quest’anno anche l’Unione europea ha richiesto una revisione del sistema, come precondizione per l’accesso ai fondi per la ripresa del Next generation Eu. Così, giovedì 29 maggio il governo ha raggiunto un accordo su quella che, se approvata, sarà la terza riforma della giustizia in 4 anni. Il compromesso tra i vari partiti è stato fortemente sostenuto dal presidente del Consiglio Mario Draghi, che si è fatto garante della riforma con le istituzioni europee.

Per riuscire a chiudere il compromesso sulla giustizia, Draghi è stato costretto a rallentare altre riforme, come quella fiscale e quella sulle regole della concorrenza. Alla fine, nonostante le modifiche richieste dal Movimento 5 stelle al testo approvato dal gabinetto lo scorso 8 luglio, il premier può considerare questo capitolo quasi concluso. La riforma proposta dalla ministra della giustizia Marta Cartabia dovrà solo passare il voto al Parlamento prima di entrare gradualmente vigore. Una volta approvata infatti, la riforma verrà applicata per step, raggiungendo la sua completa implementazione nel 2024, così da permettere agli uffici giudiziari di gestire le trasformazioni. Per i primi tre anni di applicazione, i limiti temporali dei processi, previsti dalla riforma, saranno più estesi e pari a 3 anni per gli appelli e un anno e 6 mesi per la Cassazione, con la possibilità di proroga fino a un massimo 4 e 2 anni.

La riforma della prescrizione

Il principale nodo di dibattito sulla riforma riguardava appunto questi limiti temporali, cioè il periodo di tempo entro cui il giudice deve raggiungere un verdetto, a seguito del quale il procedimento penale viene terminato e dichiarata la cosiddetta improcedibilità. Dallo scorso anno, in base alla riforma Bonafede, dal nome dell’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, questi limiti temporali erano stati aboliti per quei processi in cui si fosse trovato un verdetto iniziale. Questo, a dire di Bonafede, per scongiurare le strategie legali utilizzate per rallentare e rimandare i procedimenti fino alla prescrizione e assicurare la conclusione dei casi giudiziari con un verdetto.

In base alla proposta di Cartabia, che coinvolgerà unicamente i reati commessi da gennaio 2020, i processi cadranno in prescrizione dopo due anni dalla richiesta del primo appello e dopo un anno dal secondo, per tutti i casi giudiziari tranne quelli punibili con l’ergastolo. I giudici avranno però la possibilità di chiedere delle proroghe speciali, fino a un massimo di 5 anni, per i reati di mafia, scambio politico mafioso, associazione finalizzata allo spaccio, violenza sessuale, terrorismo o eversione dell’ordine democratico. Nessuna proroga sarà invece prevista in caso di reati fiscali o frodi.

Il diritto all’oblio

Un’altra novità della riforma, approvata ieri dal governo, è quella relativa al diritto all’oblio sui motori di ricerca per le persone assolte nei processi. Questo diritto è stato introdotto in Unione europea nel 2016, attraverso l’articolo 17 del Gdpr (Regolamento generale sulla protezione dei dati personali), e consiste nella rimozione dai motori di ricerca (deindicizzazione) delle notizie relative ai procedimenti penali a carico delle persone prosciolte dalle accuse. Il nuovo emendamento, promosso dal deputato Entico Costa di Azione, prevede che “il decreto di archiviazione, la sentenza di non luogo a procedere o di assoluzione costituiscano titolo per l’emissione del provvedimento di deindicizzazione”.

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