IL II° GOVERNO PRODI DI CENTROSINISTRA






CAPITOLO II – IL II° GOVERNO PRODI DI CENTROSINISTRA


L’Italia era sulla strada della ripresa economica dopo il tonfo mondiale in seguito all’attentato delle torri gemelle (11/9/2001) e contemporaneamente erano state introdotte riforme sociali per garantire una maggiore equità e una riduzione delle disuguaglianze sociali. È un caso da manuale (da sociologia politica) studiare come la Sinistra radicale, la cui base elettorale era impiegata in settori ad economia protetta o nel settore pubblico, si sia comportata, e come abbia contribuito a far cadere il Governo Prodi. Una guerriglia continua su ogni provvedimento, una sfida alla maggioranza interna al Governo per erodere il consenso, nessuna cautela o presunzione di poter fare il gioco dell’avversario. Si può dire che il cartello delle destre capitanato da Berlusconi non potesse avere migliore alleato. E come non capire la decisione del Segretario del PD Walter Veltroni “mai più alleanze con la Sinistra radicale”? Perché questo accanimento verso un Governo non solo amico, ma il miglior amico possibile in quel momento? E che cosa, quali classi sociali, quali interessi proponeva in alternativa la Sinistra radicale? E soprattutto che cosa prevedeva in alternativa se non il saccheggio delle finanze pubbliche a difesa di nicchie di categorie svantaggiate (ad es. i lavori usuranti) che condizionavano mediaticamente l’opinione pubblica?


2.1 - La nuova legge elettorale, il “Porcellum” ……………………….


Si andava a votare per la prima volta con il nuovo sistema elettorale, la legge elettorale del 2005, già ribattezzata “Porcellum”, dal suo principale estensore, il leghista Roberto Calderoli, che l’aveva subito rinnegata. Sembrava studiata per impedire una vittoria del Centrosinistra.

………………………………………………………………………………………………………Poiché il sistema era proporzionale, ad ogni lista si attribuivano tanti seggi in proporzione ai voti ottenuti. Se nessuna delle coalizioni o delle liste indipendenti superava il 55% dei seggi, quella che aveva ricevuto più voti otteneva un premio di maggioranza che la portava al 55%, cioè a 340 seggi. I seggi del premio di maggioranza all’interno della coalizione vincente venivano ripartiti tra le liste della coalizione in proporzione al numero dei voti ottenuti da ciascuna di esse.

Al Senato l’attribuzione dei seggi veniva fatta su base regionale. Erano diverse anche le soglie di sbarramento: il 20% per una coalizione, il 3% per una singola lista interna ad una coalizione, il l8% per una lista indipendente. Anche il premio di maggioranza era attribuito su base regionale.

Se nessuna coalizione o lista indipendente in ciascuna Regione raggiungeva il 55% dei seggi, il premio di maggioranza veniva attribuito a chi otteneva il maggior numero di voti, permettendogli di raggiungere quindi il 55%.

Il sistema era diverso anche per le Circoscrizioni Estero, che assegnavano 6 Senatori e 12 Deputati. Qui la lista più votata vinceva tutti i seggi in palio.

L’attribuzione del premio di maggioranza al Senato, calcolato su base regionale, creò molti problemi a partire dalle politiche del 2006, che si caratterizzarono per il fallimento delle previsioni basate sui sondaggi.

Gli italiani residenti all’estero votarono in loco per la prima volta[1] e, contro ogni aspettativa, vinse l’Unione di centrosinistra.


………………………Alla Camera dei Deputati il Centrosinistra[2] ottenne, con 24.755 voti in più, il premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale varata nel 2005 dal Centrodestra. Nel complesso, contando anche i voti del Trentino-Alto Adige, della Valle d'Aosta e della circoscrizione Estero, circa 130.000 voti in più, con una percentuale del 49,73% ottenne 348/630 Deputati, contro i 281 Deputati ottenuti dalla Coalizione di Centrodestra. ……………………………..


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Al Senato, la situazione si ribaltò, il Centrodestra nel complesso ottenne circa 147.000 voti in più, il 49,57% contro il 49,16% del Centrosinistra, ma per il sistema degli sbarramenti regionali previsti dalla legge elettorale varata dal Governo Berlusconi III, e con l'apporto del voto della circoscrizione Estero, il Centrosinistra ottenne 158 Senatori, due in più del Centrodestra.


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Durante i 20 mesi del Governo Prodi, l’Enel acquistò Endesa e Telefonica entrò in Telecom. Furono stipulati contratti pluridecennali per il gas russo e algerino. Air France trattò in esclusiva l’acquisto di Alitalia. Contro le scalate straniere si favorì la creazione due colossi bancari: Banca Intesa Sanpaolo e Unicredit-Capitalia[3].

Il Ministro Bersani introdusse alcune liberalizzazioni: come l’abolizione delle ricariche telefoniche, nuove norme per i mutui bancari e per il rimborso assicurativo dei danni derivanti da un incidente automobilistico.

La finanziaria 2007 rimodulò le aliquote fiscali, favorendo i redditi più bassi e penalizzando quelli più alti.

Nel 2008 il Governo ridusse l’Ici per la prima casa ed introdusse uno sgravio sugli affitti per i redditi più bassi. Aumentate le pensioni per oltre 3 milioni di pensionati poveri. Abolito lo scalone sui pensionamenti introdotto da Maroni.

Sulla giustizia il Governo Prodi modificò radicalmente la riforma approvata dal precedente Governo Berlusconi.

Nel 2006, come era stato richiesto da Papa Woytjla nella sua visita al Parlamento, fu approvato l’indulto.

Non ci fu nessuna novità sul piano dei diritti civili. I DI.CO (disegno di legge italiano regolante i Dritti dei Conviventi) rimasero solo sulla carta. Le leggi sull’aborto e sulla fecondazione assistita rimasero immutate. Non fu varato alcun provvedimento sul testamento biologico. Rimase irrisolto il grave problema dei rifiuti in Campania, una vergogna italiana.


…………………………………………………………………….Il 19 luglio 2007 venne approvato dalla Camera con 309 voti favorevoli e 182 contrari, il decreto-legge 2 luglio 2007 n. 81, recante “disposizioni urgenti in materia finanziaria”, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. Era sancito un accordo con le categorie produttive disciplinante diverse materie quali gli indicatori reddituali, gli elenchi dei clienti e fornitori, gli estimi catastali, l’IRAP e i fringe benefits[4].

Sulla base di quel decreto, a fine luglio del 2007, dopo una lunga fase di concertazione, il Governo e i sindacati firmarono un protocollo, detto Protocollo del welfare, su «Previdenza, Lavoro e Competitività» che riguardava sia gli anziani sia i giovani.

La chiusura dell’accordo coincideva, esattamente quattordici anni dopo, con la sigla del protocollo del 3 luglio 1993, che era stato approvato dopo tre settimane di consultazione con i lavoratori e venne sottoscritto da sindacati, imprese e Governo esattamente il 23 luglio. Ma l’analogia finisce qui…………………………………………………….

Fu indetto un referendum fra i lavoratori per sancire il consenso sull’accordo del protocollo del welfare. Il 12 ottobre 2007 in 5,2 milioni votarono al referendum sul protocollo del welfare. L'intesa incassò l'81% dei consensi tra pensionati e lavoratori attivi. I sì prevalsero nettamente nel pubblico impiego, nelle costruzioni, nell'industria tessile, nell'agroindustria, nel commercio, nei trasporti, nel turismo e nelle banche. Più articolato fu il risultato tra i metalmeccanici, dove emergeva sostanzialmente un equilibrio tra le grandi imprese (Fiat, Ferrari, Ilva) in cui vinse il no, e le piccole e medie in cui si affermò il sì.

Sul fronte dell’opposizione all’accordo il 20 ottobre 2007 un milione di persone si raccolsero in piazza a Roma contro il protocollo del welfare. La manifestazione nazionale unitaria della Sinistra venne convocata da "Liberazione", "Il Manifesto", "Carta" e da un gruppo di personalità della Sinistra, e raccolse le adesioni di Partiti (tra i primi, naturalmente, Rifondazione Comunista), associazioni, collettivi, movimenti e tantissime individuali. Anche il Coordinamento Europeo PRC/SE aderì formalmente all'iniziativa, assicurando la sua presenza………………………..


2.10 - La caduta del secondo Governo Prodi


……………………………………………………….Il 16 gennaio 2008, l’allora Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, dell’Unione dei Democratici per l’Europa (UDEUR), annunciò alla Camera le sue dimissioni dall’incarico, dopo che la moglie Sandra Lonardo[5] era stata messa agli arresti domiciliari il giorno stesso. Le dimissioni di Mastella furono accettate da Romano Prodi il giorno successivo.

In realtà, oltre alla vicenda della moglie, l’UDEUR minacciava da mesi di uscire dalla maggioranza per questioni politiche, in particolare per l’opposizione a qualsiasi ritorno a una legge elettorale di tipo maggioritario, che avrebbe finito per fare scomparire i partiti minori.

Per questi motivi i due gruppi parlamentari dell’UDEUR – 10 Deputati e 3 Senatori – annunciarono prima l’appoggio esterno e poi, dopo aver richiesto e non ottenuto un documento di solidarietà verso i Mastella da parte del Governo, e dopo scontri molto accesi con l’allora Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, il 21 gennaio dichiararono che non avrebbero votato la fiducia al Governo Prodi.

Alle 15 di giovedì 24 gennaio 2008, Romano Prodi si presentò al Senato per un voto di fiducia al suo Governo, in carica da poco più di un anno e mezzo. Il giorno prima aveva ottenuto la fiducia della Camera, dove beneficiava ancora di un’ampia maggioranza.

Il problema, però, era al Senato. La minuscola maggioranza iniziale di soli due Senatori era stata rafforzata dal sostegno di alcuni Senatori a vita. Ma da quando il Senatore Sergio De Gregorio, giornalista campano dalla traiettoria politica piuttosto varia, iniziata con Forza Italia nel 1994, aveva annunciato la sua uscita dall’Italia dei Valori, la maggioranza di Governo al Senato era divenuta del tutto traballante e da allora il Governo aveva continuato a trascinarsi per più di un anno cercando il sostegno decisivo dei Senatori a vita quando si trattava di votare sulle questioni importanti.

…………………………………………………………Ma non furono solo i centristi a far mancare la fiducia al Governo Prodi. All’inizio di dicembre Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione Comunista e Presidente della Camera, aveva già pugnalato il Governo più di sinistra che l’Italia avesse mai avuto, affermando in un’intervista: “Questo Governo ha fallito”.

Sui 322 membri del Senato, solo due erano assenti. Uno solo si astenne, il diniano Giuseppe Scalera, cosa che al Senato, equivaleva a votare contro. Il risultato finale fu di 161 voti contrari e 156 voti favorevoli. Il Governo Prodi cadde definitivamente il 24 gennaio 2008, anche perché Veltroni aveva dichiarato: “mai più il PD con la Sinistra Radicale”, a causa della mancata fiducia al Senato in una precedente seduta per votare il finanziamento delle missioni della Difesa all'estero. Furono determinanti i voti di alcuni Senatori transfughi, come quello di Sergio De Gregorio[6], passato dal Centrosinistra al Centrodestra…………………………..

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