La catastrofe ambientale della Ddr è un monito per l’ambientalismo di oggi




Alcuni attivisti per il clima sostengono che il capitalismo è da incolpare per il cambiamento climatico e la distruzione ambientale, prescrivendo nel contempo più regolamentazione statale. Ma l’esperienza della storia tedesca dice il contrario

Oliver Augustijn/Unsplash Già nel 1968, la Ddr, o Repubblica democratica tedesca, inserì l’obiettivo della protezione dell’ambiente nella sua costituzione. Poi, nel 1972 – battendo la Repubblica federale di 15 anni – istituì un proprio ministero dell’Ambiente. La propaganda della Ddr sosteneva costantemente che il capitalismo era da incolpare per la distruzione dell’ambiente e che solo il socialismo, con la sua economia statale pianificata, poteva assicurare un ambiente pulito. Ma come sono andate realmente le cose? Nel 1990, la commissione federale della Germania unificata istituita per fare i conti con il passato della Ddr pubblicò un rapporto in cui si affermava: «I problemi ambientali […] sono devastanti. La popolazione della Ddr s’imbatte nell’inquinamento ambientale quasi ovunque. Particolarmente grave è l’inquinamento dell’aria causato dall’anidride solforosa e dall’anidride carbonica creata dalla combustione della lignite. La lignite è la più grande fonte di energia nella Ddr, ma le centrali elettriche sono obsolete; mancano gli impianti di desolforazione. L’inquinamento è così grave che molte persone nelle regioni più colpite, per esempio intorno ai centri industriali di Lipsia, Halle, Karl-Marx-Stadt e Dresda, soffrono di malattie respiratorie ed eczemi superiori alla media. La “nebbia industriale” fa scattare regolarmente l’allarme smog nelle città e nei paesi, lasciando strati di polvere sulle auto, sui davanzali e sul bucato steso ad asciugare all’aperto. Anche fiumi e bacini idrici sono altamente inquinati. L’industria chimica scarica acque reflue non trattate che inquinano fiumi e laghi». La battuta “tutto è grigio nella Ddr, tranne i fiumi”, che era spesso usata a Est, rifletteva questo dato. Il “Lago d’argento” vicino a Bitterfeld/Wolfen era rappresentativo di un inquinamento delle acque particolarmente forte. L’ex cava a cielo aperto serviva come fossa di scarico per la fabbrica di pellicole per il cinema di Wolfen, in cui venivano scaricati fanghi e rifiuti. Nel 1990, lo strato di fango contaminato da metalli pesanti era spesso fino a 12 metri in alcuni punti. Tuttavia, non erano solo le acque reflue industriali a contribuire all’inquinamento delle acque, ma anche l’uso di fertilizzanti nella produzione agricola. Nel complesso, molti fiumi e laghi della Rdt erano ecologicamente compromessi già nel 1990. Sempre secondo il rapporto citato, il suolo in molte aree dell’ex Ddt era anche contaminato da un’ampia varietà di inquinanti, sia a causa dell’agricoltura intensiva o degli allevamenti industriali, sia attraverso lo scarico incontrollato di rifiuti tossici industriali e urbani in discariche “selvagge”. Sette litri di grappa come risarcimento I minatori di uranio a Wismut lavoravano in condizioni estremamente pericolose per la loro salute. Come compensazione, ricevevano fino a sette litri di grappa al mese. A nessuno era permesso di menzionare la parola “uranio”, e persino gli opuscoli usati per pubblicizzare la zona di Wismut e dintorni la evitavano rigorosamente. Lo stesso valeva nelle conversazioni private tra i residenti e i dipendenti della più grande azienda mineraria d’Europa: l’uranio non veniva mai menzionato. I dati sulle condizioni ambientali divennero «informazioni classificate» nella Ddr dal 19 marzo 1974, quando una decisione ministeriale del 19 marzo 1974 diede a Günther Mittag, segretario del Comitato centrale del partito statale Sed per l’economia, l’autorità sulla distribuzione delle valutazioni ambientali annuali della Rdt. Dal 1982, solo lui, il presidente del Consiglio di Stato Willi Stoph e il capo della Stasi Erich Mielke furono autorizzati a ricevere il rapporto ambientale annuale. Molti cittadini appresero tutta la verità sullo stato catastrofico dell’ambiente nella Ddr solo dopo la riunificazione. Ecco alcuni fatti, a scopo di confronto:

  1. Minaccia climatica: Lo storico Hubertus Knabe, esperto di storia della Ddr, ha affermato: «Uno dei più grandi killer climatici del mondo era, infatti, un paese che aveva abolito il capitalismo: la Ddr». Nel 1989, emetteva CO2 più di tre volte per ogni unità di Pil rispetto alla Repubblica federale;

  2. Inquinamento atmosferico, anidride solforosa: Nel 1988, la Ddr emetteva 10 volte più anidride solforosa per chilometro quadrato della Repubblica federale (48,1 tonnellate/mq contro 4,6 tonnellate/mq);

  3. Inquinamento atmosferico, particelle trasportate dall’aria: Il valore medio di 20,3 tonnellate per metro quadrato nella Ddr era più di dieci volte superiore a quello della Repubblica federale (1,8 tonnellate per metro quadrato);

  4. Stufe a carbone: Nelle case private, al momento della riunificazione, quasi due terzi degli appartamenti nella Ddr erano riscaldati con combustibili solidi come i bricchetti di lignite;

  5. Inquinamento dei fiumi: Quasi la metà dei principali fiumi della Ddr erano “biologicamente morti” nel 1989 e il 70% non poteva più essere usato per l’acqua potabile;

  6. Quasi la metà dei residenti della Ddr non riceveva acqua potabile pulita, temporaneamente o permanentemente, quando apriva il rubinetto. Questo era dovuto all’alta immissione di azoto, fosforo, metalli pesanti e altri inquinanti nelle acque.

Lo storico Knabe ha affermato che: «Come molti attivisti per il clima oggi, la leadership della Ddr riteneva che solo abolendo il capitalismo si potessero risolvere i problemi ambientali. Credevano che fosse l’avidità delle imprese private a portare a una spietata distruzione della natura. Secondo questa logica, il motivo del profitto doveva essere sostituito dalla ragione e dalla pianificazione per il benessere della società nel suo complesso. E, per come vedevano le cose, questo era possibile solo sotto il socialismo». Tuttavia, come dimostrano i fatti sopra descritti, le economie pianificate centralmente sono responsabili di grandi catastrofi ambientali. È quindi ancora più assurdo che gli attivisti del clima di oggi cerchino di convincerci ad abolire il capitalismo e a riporre la nostra fede in una maggiore regolamentazione statale dell’economia per risolvere i problemi ambientali e climatici. Perché la cura rischia di essere peggiore del male.

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